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Chi l'ha vista
Maria Grazia Lenisa?
«I lettori inventati non furono mai certi che l'Autrice fosse realmente
esistita.» Così recita nella "Giornata ventiquattresima" de La
carte du tendre di Maria Grazia Lenisa. Per altro Lei ci rassicura di
essere nata «in quel di Udine casualmente barbara», riconfermata friulana di
recente con la premiazione ed edizione del libro Le
bonheur (il Canzonario), in esso corteggiata e corteggiando
Shakespeare, tra la gelosia di Rimbaud, entrambi traditi dal suo sentimento per
le straordinarie Creature cantate nel 'breviario'.
Si dice che fosse figlia illegittima di una bellissima ragazza minorenne di
nome Ada che, a rischio della vita, non la riconobbe subito in Lenisa, ma fu
presentata al comune di Udine come nata di sesso femminile e chiamata
profeticamente dall'impiegato d'anagrafe Mauro Vasco Arlesti Maria (Ars
leti), portata sul dorso dei morti.
Nel periodo dell'adolescenza il poeta Aldo Capasso,
iniziatore del movimento del Realismo lirico, voleva adottarla, ma i
parenti, trovata una lettera del poeta che decantava la bellezza della
Fanciulla, dissero che avrebbero cassato l'adozione ed un 'rapporto' poetico e
puro fu così inquinato dai sospetti.
Lenisa, detta "la prodigiosa fanciulla di Udine", ancora adolescente
pubblicò Il tempo muore con noi e poi fu un
susseguirsi di opere fino all'antologia dei vent'anni L'uccello
nell'inverno.
Il "Giornale del Popolo" di Lugano addirittura rilevava che dei suoi
versi c'erano gli imitatori (i lenisiani). Colpì la grande critica non
solo del "Realismo lirico" ma anche ermetica, pur trovandosi Lei
casualmente su fronti opposti e scrivendo per ispirazione mai per tendenza.
Venne sposata da Dino Alunni ed in occasione del matrimonio ebbe un periodo
di silenzio in cui si concesse agli impulsi della vita varia, poi riprese con Terra
violata e pura del 1975, per l'ammirazione operativa di Anna
Vazzana ed Enzo Bruzzi, nel
tentativo da parte della "Todariana" di riaprire un caso che ebbe
risvolti sbalorditivi con Erotica, prima
edita in Francia con un minor numero di testi, tradotta da Paul
Couget e, dopo qualche mese, edita in Italia, quasi completa eccetto
qualche testo che per 'pruderie' fu rifiutato dal comitato di lettura e per tal
motivo Giorgio Bárberi Squarotti contestò
il buonissimo editore Giampaolo Piccari, fornendo anche quella ormai celebre
prefazione che le 'aprì le porte del successo', quando è consentito ovviamente
al nudo e crudo valore, non a ragioni diverse dalla poesia.
Lenisa conobbe qualche poeta vivente, ad esempio Grytzko
Mascioni che venne in Umbria a conoscerla e la identificò con la sua
Saffo, ovviamente fu soltanto un amore 'libresco' all'antica e nuova Erotica.
Lenisa gli dedicò qualche verso, «gentile, ir-redente Saffo».
Un'altra delle tante di Lei ebbe un epistolario, durato un anno con Sergio
Pautasso, dopo la "prefazione magna" come egli la chiamava
a L'agguato immortale, poi proposto su
candidatura da Mario Luzi al premio
"Circe-Sabaudia". Con Pautasso discusse sui «massimo sostemi» come
Egli li chiamava, riportando del critico un'impressione notevole, direi
ammirata.
Ma l'incontro più straordinario dopo quello avuto con Capasso fu con Giorgio
Bárberi Squarotti sui fogli di lettera (si sono visti tre volte a
premi) e dura tutt'ora, con stimoli creativi da entrambe le parti: e questo è
il vero senso di un'amicizia tra poeti.
Anche l'incontro con Mario Luzi, autenticato
dal premio "Circe-Sabaudia" è di importanza esaltante avendo egli
benedetto – come tramite –l'invenzione del suo mito di Ragazza
di Arthur (è anche un libro, edito dalla Bastogi) e riconoscendo
alla Lenisa il 'ruolo' di poeta fondatore, capace di «seminare tracce utili».
L'amore negromantico per Arthur Rimbaud nacque in Lenisa a causa di un errore
tipografico nei risvolti di Erotica in cui
la si volle contemporanea del poeta-ragazzo così a Lei venne l'estro di
sentirsi 'attesa', inventando, «finita la schiavitù della donna», «cose
ripugnanti, insondabili, deliziose».
Lo scultore Silvestro Migliorini che aveva
donato alla Lenisa il bronzetto del ritratto di Rimbaud, fu da lei invitato a
portarle l'altro bronzetto che raffigura la sua "ragazza" (Lei ignara)
nel giorno della morte del poeta, il 10 novembre, entrambi stupiti da per una
regia misteriosa.
Come la poetessa ebbe a scrivere in "Punto di Vista" «le persone
pragmatiche, i burocrati della cultura, per il successo non hanno bisogno di
difese eccezionali, ma per la gloria di antica memoria, sì, e per loro non ci
sono 'segni del cielo'».
Mario Luzi, ricevendo la notizia dell'evento
in una lettera prima privata, poi aperta, proiettato nel discrimine vita-morte,
fu sensibilissimo ed, avendo tra le mani la traduzione de Il
battello ebbro, fatta per devozione il 10 novembre del 2000, le
scrisse: «Sei al centro» e il centro meraviglioso era appunto
Rimbaud-Lenisa-Luzi: un mito bellissimo, la gioia di incontri autentici.
Lenisa è ora "ricercata", per essere data al rogo come "ragazza
di Arthur", essendosi innamorata negromanticamente di Rimbaud in un viaggio
tra passato e futuro. Spera altrsí in un egual amore da parte di un Giovane
poeta, avendo lei avuto il dono dell'eterna giovinezza, dedita, oltreché ad
arti poetiche, ad arti magiche non nere ma candidissime.
La poetessa è direttrice di collana della Bastogi Editrice Italiana,
riconosciuta dai quotidiani stranieri «critica di risonanza internazionale»
("La Regione Ticino", 21 agosto del 2001). Si è interessata de
"I gradi della luce" dell'editore Angelo Manuali (oltreché di altre
opere), mettendo uno zampino nella Massoneria che esclude dai massimi onori –
ahimè – le donne.
Notizie redatte da Francesca Alunni.
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