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Note critiche a
L'ilarità di Apollo

Nicola Amabile
Napoli, 13 febbraio 1984

L'Ilarità di Apollo è un libro davvero complesso; ma è davvero "un libro di poesia che sottende una lunga, appassionata, problematica, organata distruzione dell'io biografico (volevo dire fenomenico), per tendere alla ricostruzione dei difficili splendori di quell'altro io, fatto, rifatto, di poesia corporale come forse direbbe Volponi. L'Ilarità di Apollo, per quello che può valere la mia impressione, presenta un segnale e, diciamo così, due funzioni. Il segnale è il riconoscimento senza tregua definitivo, dell'avvenuto strappo biografia-poesia; quindi non più elegia, ma calo della persona nella luce della propri: emanazione creante. Non so – lo dico agli ignari – se mi spiego! Questo segnale – se è giusto – dà spazio ad una prima e ad una seconda funzione:l'irrinunciabilità di tutta l'esistenza di donna anche se, spesso, sanguinosa; la possibilità, oggi, d'una sventagliata aperta al mito dentro dunque la contemporaneità che invece sembrerebbe dichiararne la definitiva assenza. Lenisa vede l'importanza culturale (non solo 'letteraria') del fatto. Almeno così credo. In questo quadro il risultato poetico si è esteso, va a coprire largamente la vita, impegna spazi molto più ampi di prima, dimostra la propria autonomia non ostante il suo creatore, il poeta. (Questo l'ha detto chiaramente Bárberi Squarotti a p.8 della prefazione!). Su l'Ilarità di Apollo bisognerebbe dire parecchie cose; questa non è che una messa a fuoco; ...è un libro davvero, cioè complesso, continuamente dinamico, multiplo di movimenti, di significanze tornanti, di piani variabili, di intersecazioni da verificare....


Enzo Mazzali
Torino, 14 febbraio 1984

Pongo Lei tra i poeti d'oggi più ricchi di personalità. Con le sue poesie ci si aggira in un mondo di favole restituite alla realtà, eppure elusive rispetto al reale, e per altri aspetti siamo in una galleria di arazzi che rifuggono soltanto parzialmente alla. loro astrazione e ricercano forme meno aeree, più corpose e presenti e sensibili, sfiorando l'umore psicologico.

Arenaria n. 2

... Sia detto tra parentesi che nell'aria pure vasta dell'avanguardia storica il solo Ungaretti ha proiettato fuori dal reale patito e contestato una così aerea e illimitata olimpicità.Ma il caso Lenisa non finisce qui.


Giuseppe Biscossa
"Cenobio", Lugano 1984

La parola è come un atomo d'uranio, chiamato a dare in una reazione a catena, tutta la sua energia, a scindersi per scindere, a bruciarsi per bruciare, consumando il dicibile: è vita, l'esperienza, ciò che può essere detto. E Maria Grazia Lenisa non vuole ammettere nulla d'indicibile, di non sperimentabile quindi. L'Ilarità di Apollo è qualcosa di unico, proprio per questa impresa quasi sovrumana d'identificare l'esperienza con quanto può essere reso dalla parola e la parola con la stessa fantasia creatrice.


Alberto M. Moriconi
"Il Mattino del sabato", Napoli 23 febbraio 1985

... Io affermavo Dioniso: non per questo la dirò Agave. E dirò allora, non ditirambo, lungi le Menadi, la sontuosa e infocata Danza di Salomè, tentata di buttare ma che non butta – l'ccitatrice scaltra – l'eccitatrice nata (pardon, poetessa nata) – gli ultimi veli di su una concreta, vivida, abbagliante nudità, scoperta a lampi. (Qual testa di moralista o di critico d'inchiostri vobrà?) Tripudio di peccato e il riso dell'innocenza primeva, l'amore sfrenato e un vagheggiamento (modifico di poco Mascioni) di dolce morte in cima o a valle del più rude amplesso, In altra maniera: è una poesia di odori stordenti in serre labirintiche, o di sabbioni ardenti e fata morgane, e quelle impercorribili vie di cielo agli stremati.


Giancarlo Pandini
"Oggi e domani", maggio 1984

.... l'ironia si rafforza nel segno di una creazione felicemente intesa a sublimare la vitalità nascosta della poesia. Ed è appunto qui che la voce della Lenisa tocca figurazioni suggestive, nel vivificare attraverso la parola accenti di una singolarità nell'accettare la reinvenzione della realtà sotto l'aspetto non solo di un gioco sempre rimandato all'infinito, ma anche di casualità testardamente accolta come segno d'azzardo e di sorpresa per rete no frangersi dell'esistenza."Il nuovo è dentro la parola...", dice in una bella poesia M.G. Lenisa.


G. Ramella Bagneri
Antologia "Poeti della V generazione, Forum, Forlì

... si ha un alternarsi di toni, subentrano gioco e ironia, l'erotismo si fa terreno di sfida, gioco crudele; nello sfaldarsi dei rapporti, l'individuo si smarrisce, si difende, indurendosi. Nelle poesie de L'Ilarità di Apollo questo stato di cose viene denunciato, si smentisce (per mezzo di continue e sottili invenzioni ironiche) l'identità di vita e poesia:alla vita, nella quale il potere esercita il suo controllo e impone una morale asfittica, si contrappone vigorosamente la poesia:anche con la visione dell'eros non più ristretta e la conseguente incessante sperimentazione Eros-Parola, riacquista la totalità dell'essere.


Silvio Bellezza
inedito

... Le invenzioni, che formano il pregio maggiore di questo folto libro di versi, vengono favorite da metabasi continue, però (e qui avviene il miracolo) l'incessante levarsi di "voli pindarici" non riesce a scalfire la compattezza dell'insieme proposto, che, per 170 pagine filate, sfida l'alchimia poetica, legando con un filo misterioso,invisibile ma tenace (che non è solo quello dell'erotismo), le varie composizioni.


Domenico Destito
"Il Corriere di Roma", 21 marzo 1985

...il richiamo sensuale ed erotico nella poesia della Lenisa vuole essere, a me sembra, la chiave che schiude la porta di quel meraviglioso e, anche, misterioso mondo che viene raffigurato in queste poesie, più che dal vissuto edonisticamente, dall'immaginazione, da cui l'uomo attinge più spesso attività creativa e gioia non effimera; quella intima e piena gioia che nessun amplesso potrà mai dargli.


Umberto Luigi Ronco
Il Corriere di Roma

... Poesia divorante, che ci divora subito e si fa inoltre leggere con tutta la nostra partecipazionè di ottimi, sereni, onesti lettori "purificati" da secoli-luce di educazione mentale etica; divorare, recitiamo, per quella strana fame di purezza.


Primo Levi
Torino, 30 ottobre 1985

... I suoi versi sono densi e belli, nascono da una sensibilità raffinata e da una cultura di profonde radici, mai esibita....


Angelo Mundula

... l'invenzione di un eros interminabile è stata resa con tanta felicità e grazia, con tanta bellezza (usiamola pure questa terminologia forse antiquata, quando ne vale la pena) da costituire un unicum nel nostro novecento. Maria Grazia Lenisa ha veramente inventato con la sua lettera tissima poesia "un mondo che non c'è, non c'era... "che è, insieme, il suo mondo e quello vissuto, pensato o inconscio,di una moltitudine di persone. Certo, per comporlo, per crearlo, ha messo in azione tutto un grande, stupendo gioco letterario (e, ripeto, letteratissimo), con tutte quelle (per me, affascinanti citazioni ed allusioni, con quei sottili ammicchi, quei dolci richiami che costituiscono il fascino più segreto, più scaltro del libro, ma certo e che anche il comune lettore puo esserne conquistato.


Mario Sansone
dal verbale del Premio "David 1983"

Maria Grazia Lenisa presenta una composizione di alto pregio stilistico, dove il gusto descrittivo e narrativo si affina in una insistente pittoricità di immagini nelle quali materialità e favola hanno vaghezze parnassiane.


Grytzko Mascioni
Lugano, novembre 1982

Sempre tra idillio e tragedia, l'ubi consistam di Maria Grazia Lenisa è l'integrità di una virtù di canto, continuamente esposta al fuoco assassino del cacciatore indifferente che può, quando vuole, troncare il volo della tortora. Ma è l'unicità di questa storia che può sedurre e sconcertare:e lo sconcerto è quello di antiche epifanie, l'apparizione di Afrodite, il messaggio atroce di Nades, la saetta di Apollo. Purchè di questi nomi si colga la perennità e l'attualità: fuori da ogni sospetto archeologico.

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