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Rosa fresca e aulentissima

Ettore Mazzali

Maria Grazia Lenisa ritorna con questo volumetto sapido e gentile alla f orma epigrammatica di Erotica, lasciando per breve tempo inattiva la vena più impegnativa e distesa che aveva dato prova di sé in L'ilarità di Apollo.

La grazia è la musa di questa raccolta in miniatura che però si allarga nella nostra memoria e nell'impatto con il nostro gusto come un tessuto aereo e musicale fatto di vibrazioni di parole. Neppure le occasioni, queste sirene tentatrici della poesia del Novecento, sembrano rilevare all'attacco ciascuno di questi brevi frammenti musicali, o sembrano germinarli, tanto essi nascono per vitalità spontanea, quasi frutti giunti a maturità senza un percorso apparente, sortilegi verbali autogeni. E si è detto «frammenti», in quanto brevissimi, ma in verità essi sono granelli di una ghirlanda: appena si enucleano e consistono verbalmente, subito si proiettano attraverso lo spazio su un successivo accordo. E così questa serie di epigrammi si chiude d'un tratto con la medesima spontaneità in forza della quale si era spiccata germinalmente. La tenue struttura periodale richiede che i predicati verbali siano rarefatti e comunque si facciano assorbire dal ritmo, e le parole cedono parte della loro semanticità alle arguzie ammiccanti dei bei suoni e delle castissime immagini. Quanto poi ai contenuti, che si può dire di questi messaggi che chiedono di essere pronunciati a fior di labbra, con educatissima discrezione? Li definisce il sottotitolo: «gioco metricomico con oggetti sessuali desueti e irreperibili». Dunque apparizioni di oggetti erotici, ma così lievi da sembrare talismani innocenti, fatti di natura, vaghezze primaverili, con quel tanto di arguzia effusa che è propria della grazia. Perciò parlavamo di immagini caste. A questa dimensione credo vadano riportati il gioco e lo scherzo, apparentemente proposti dal titolo (ma non è questo soltanto una suggestione letteraria?): si tratta di scatti inventivi, non propriamente straniamenti critici.

Ci sono tempi di poesia nel curriculum di un poeta che corrispondono a riposi interni, a fugaci distensioni psichiche e mentali, e allora la consuetudine al canto affiora come ai margini del silenzio e traccia segni che sono indelebili in quanto poesia e sono tonificanti, per la medesima ragione, perché, ancora una volta, sono poesia.

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Maria Grazia Lenisa
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