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Note critiche... a
L'amoroso gaudio
Giogio Bárberi Squarotti
È lo stesso sorriso del piacere degli dei...
Maria Grazia Lenisa popola cieli e terre, giorni e luoghi, di figure d'amore.
La sua è un'inventiva senza altri limiti che non siano quelli della
parola che si ripropone nuova e viva dopo che appena ha concluso la sua
rappresentazione. E come il
sondaggio nella profondità di uno specchio posto davanti al sogno d'amore:
e ne vengono tirati fuori infiniti aspetti e oggetti e situazioni che neppure
era possibile sospettare potessero esistere, perchè il supremo dono della
parola è proprio quello non di fissare la vita nella propria unicità, ma di
moltiplicarla e farla esistere e ripetersi senza fine, in un'avventura che è
sempre diversa e sempre nuova, là dove la vita è sempre terribilmente eguale a
se stessa.
Ma questa poesia, se è di sguardo e visione e invenzione, è anche poesia di
gioia di tale capacità di vedere e di inventare: è cioè, il trionfo di quel
supremo piacere che è l'inventare senza fine e, in questo modo, far essere ciò
che è soltanto nella mente, ma che dopo che è stato creato, non è più possibile
dimenticare e fare che più non esista, anzi è un aspetto ulteriore del mondo che
non è mai finito, finchè può essere ricreato e portato, con la parola, più in là
un poco ancora di quel punto a cui prima era arrivato. Il sorriso che pervade
questa poesia è lo stesso sorriso del piacere degli dèi nel momento in cui
vedono il mondo che si fa via via dopol'impulso che essi gli hanno
dato.
Grytzko Mascioni
È poesia e basta
La poesia di Maria Grazia Lenisa è poesia e basta. Come dire che la vita è
vita e basta. Nasce incalcolata e rispecchia cielo e terra, acqua e fuoco, nella
confusione totale dell'amore che muove luci nel buio attraverso zone d'ombra
che disarticola sedimenti geologici per produrre fango e cristalli. Parola e
canto attraversano i disastri dell'esistere alla ricerca dell'essere,
anzi circolarmente s'inseguono nella sua tautologia, che cerca
disperata e tenera di opporsi al non essere.
La sua innocenza biologica si confonde con la limpida crudeltà di una voce
sincera fino all'autoimmolazione. Sempre tra idillio e tragedia,
'Pubi consistam'di Maria Grazia Lenisa è l'integrità di una virtù di canto
continuamente esposta al fuoco assassino del cacciatore indifferente che può,
quando vuole, troncare il volo della tortora.
Ma è l'unicità di questa storia che può sedurre e sconcertare: e
lo sconcerto è quello di antiche epifanie, l'apparizione di Afrodite,
il messaggio atroce di Hades, la saetta di Apollo. Purchè di questi nomi si
colga la perennità e l'attualità: fuori da ogni sospetto
archeologico.
Vittoriano Esposito
L'amore diventa così un inno al piacere di vivere
Tutta l'ultima produzione di M.G. Lenisa si può definire di
ispirazione erotica, ma di un erotismo che non ha nulla di osceno, di volgare,
dí perverso: qui Eros, a somiglianza del vecchio dio dell'amore, si
fa simbolo della stessa vita, della forza che la genera e la conserva e la rende
godibile. In tal senso, esso può sostituire degnamente le ragioni dell'ethos
e fronteggiare arditamente lo spettro di Thanatos. L'amore diventa
così un inno al piacere di vivere, ma con estrema discrezione, tutto giocato com'è
sul filo di una percezione delicatamente ironica delle cose e dei sentimenti,
delle figure e delle vicende che lo alimentano. E tutto questo, che pure è
rilevante per saggiare lo spessore contenutistico, avrebbe ben scarso valore
poeticamente, se M.G. Lenisa non riuscisse ad esprimerlo nelle forme che meglio
e più corrispondono alle sue urgenze interiori. Forme, ora di taglio
epigrammatico, dal respiro breve del frammento lirico, ora di taglio poematico,
dal ritmo disteso del racconto, ma sempre di una raffinatezza rara, con poche
possibilità di confronto nel Parnaso italiano contemporaneo.
Ettore Mazzali
in: Arenaria, nr. 21/1991
Come l'eros degli antichi poeti greci...
... Maria Grazia Lenisa è poetessa di notevole rilievo nel panorama poetico
degli ultimi anni. Da "Erotica", il volumetto che la svelò
ai critici più attenti nel 1979 (libretto edito e tradotto in Francia da P.
Courget) a "L'Ilarità di Apollo" a "Rosa Fresca
Aulentissima", a "La Ragazza di Arthur", è andata via via
maturando e svolgendo un suo itinerario lirico che da incunaboli di intensa
epign•ammaticità si è venuto distendendo in più ampio e snodato discorso lirico,
alle icasticità (gli affetti concreti come cose), sostituendosi sempre più
larghi giri analogici, immagini ritratte ma annodate in visioni addirittura
simboliche, pur resistendo in sottofondo il rapporto tra uomo e donna,
bellissimo e autentico e magico come l'eros degli antichi poeti
erotici greci (...).
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