Saffo chimera
(in memoria di
Grytzko Mascioni )
“Ti lascio
Saffo, ti raccomando ad Afrodite.”
Grytzko Mascioni
Inno
Immortale Afrodite dal trono
inciso
a
crisantemi viola,
che lui si
allontani ma ancora
non muoia.
Eros è nato
male, dorme
con la
testa in giù nella grotta
umida, topo
o pipistrello non so.
Si svuota,
Grytzko, il mito senza di Te.
Tu mi
raccomandi Saffo e Afrodite
non c’è.
La mongolfiera
Piangevi
d’essere donna,
Anattoria.
Dura ti
dicevo: non metto
le mani tra
i tuoi capelli.
Presto
saranno le spose
dei
fratelli, la suocera
a spingere
il branco di oche.
Qua, qua,
qua – Cleide sorride
e gioca.
Simile a un dio l’uomo?
Fa finta di
credere.
Presto
sarai mongolfiera
con vesti
pesanti, ti auguro
figli
maschi.
Il papiro di Cleis
O vaso di profumi e di erbe tritate,
odori
camuffati d’adolescenze
verdi.
Ma Lei
profuma tutta come l’erbetta
nuova dal
retrogusto aspro,
al collo il
fagottino odoroso
di aglio,
intriso
nell’aceto,
piccola
Cleis che gli dei annusano, figlia mia così pura
con un vago
sentore di bimba
e paglia
tèpida, bianco guscio dell’uovo,
o sua
stordita Infanzia.
Penetrali
Confusione
di nastri e gonne mescolate ad olii profumati,
massaggi
delicati,
tuniche a
terra sparse.
Prima venne
la madre
a
scegliere, aulente di mestruo
e luna.
Attis, la
vita non profuma!
Piangemmo
senza pianto.
Vattene e
sii infelice – urlai
zitta –
l’Infanzia è morta,
non
soffrire per noi
che ti
dimentichiamo.
Confidenze
Giocai con
un bambino dalla chioma
dorata,
aveva
indosso l’abito dell’amica
del cuore.
Le mani erano fini
e le unghie
curate,
splendevano
visibili dieci lunette
bianche.
Aveva il
suo profumo.
Né ape né miele
Dolciastro
il miele, sborra
d’api.
Gonfia il
labbro Eros
succhiato
dal nugolo ingordo.
Solo la mia
Voce
ha corpo.
Verso mutilo
“…fuoco
assassino…” soltanto la Morte…
“L’ubi consistam
di Maria Grazia Lenisa è quella di una virtù di canto esposta al fuoco assassino
del cacciatore indifferente…” (Grytzko Mascioni)
Epitalamio
Se muore,
Adone, il duro,
dove
la
mettiamo?
Ermes
alza la
coppa, brinda
ai mortali
dèi: deride
lo sposo e
la sposa.
Bel fico
A chi, bel
fico, potrò somigliarti?
Al ramo di
giunco onde
legarti
caviglie e mani.
Avevo “un
cuore gentile”, una volta,
“senza
rancore”, ora ho “veleno mortale”(1).
A piccole dosi abituo
l’amore.
(1)
Emistichi in corsivo da Saffo.
La seta
La seta si
mutava in bachi
e gelsi,
lasciando nuda
una spera
di sole.
Sono sempre
le stesse le parole?
Sciami
A sciami le
sue donne, ape
Regina
la sorella
casta.
Punge il
nome Grytzko,
acuto
grillo,
si scioglie
in Gryscia,
inghiotte
il suo stesso sogno.
“Era
sempre la stessa la mia
donna…”(1)
(1) Verso
mascioniano da “Poesie”.
S'udì un suono
Dormii sul
petto d’una compagna
dall’occhio
infernale,
s’udì un
suono
(ron ron
d’una gatta persiana).
Oh dolce
dei gatti, mia Mussy puttana,
quanti
parti e la coda mozzata.
Simile a una gatta
Simile a
una gatta è la donna
che ci sa
fare,
ritira le
unghie
per poco,
le va ad affilare.
Simile a un
gatto è l’uomo,
con altri
sta ad aspettare
che venga
il suo turno.
Disobbedienza
Rimossa la
pietra dal pietrame(1)
crolla il
muro, s’apre
la
voragine.
(1)
Traduzione di Grytzko Mascioni:
“Non
rimuovere pietra dal pietrame”.
Processione di nozze
Pro-
cessione:
la sposa allo sposo
per poco è
data.
Imeneo,
Imeneo, “Marameo”(1),
membrana
spaccata.
(1) Titolo
mascioniano da “Poesie”.
Il molteplice
O puro
animale, ragione al contrario
impura!
Irriducibile all’uno
il
molteplice.
“Molte e
belle…”(1),
Grytzko
per tua
fortuna?
Riducibile
all’uno
nessuna.
(1) Citazione da Saffo.
C’è del vero
“ A me
non ape non miele…”(1)
E cosa allora?
La
tavoletta
di cera. O
Saffo chimera!
(1)
Citazione da Saffo.
Beffa ad Afrodite
Oh bella, a
cavallo del trono
(una
sedia),
Afrodite
ghiotta del dolce suc-
cesso,
lascia gli
‘studios’, qui vieni,
te
‘queiro’.
Non è che
desideri
forti e
belli, dissimile è il dio
dall’umana
specie.
Planano
dritti gli uccelli del tuo
carro
d’oro:
“Chi ti
fa torto,
o Saffo?”(1)
– le chiedo.
Son io
che li
faccio agli dèi. Non lo inseguo,
bracco il
tempo delle canee.
(1)
Citazione da Saffo.
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