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Antologia critica a
Versi alfabetici
V.Angelini
“il grande vetro”, Anno XXIX, 174, gennaio-febbraio 2005
…Versi
alfabetici, un libro che congiunge idee e forme, anzi si condensa in masse
che, a volte sottesi legami e nessi, mantengono e rimandano, evocandola, la
storia del singolo e del mondo, trasparenti nella loro essenza, nel desiderio di
ricominciare.
N.Anibaldi
“Hat”, 41, primavera-estate 2005
Le parole di Maria Lenti sono formule magiche che dovrebbero produrre altri
sortilegi e non hanno bisogno d’altro per farsi intendere. …Un’avventura
intellettuale, la sua, ardita, temeraria e anche un po’ presuntuosa. Se lo può
permettere. …affabulazione che ti prende e ti conduce per mano fino all’abisso,
fino alla notte, ma pieni d’amore.
C. Annino
“pagine”, Anno XV, 43, gennaio-aprile 2005
…fragilità fluida e mentismo costituiscono le due opposizioni esclusive: il
tutto sostenuto da un’ironia calibratissima, così come leggero è il senso del
dolore quando compare, tanto da sembrare una tristezza che per pudore non voglia
approfondire se stessa…
N. Bonifazi
lettera all’autrice
Versi alfabetici…molto originale e di grande abilità immaginativa. Mi
sembra che sotto l’apparenza di un gioco enigmistico o enigmatico (del resto
molto ingegnoso e divertente), che pare costringere con la forza infinita delle
rime, il libro nasconda una necessità assoluta, non so più se di definizioni
spericolate e sfrontate o di sospesi contrasti interiori…Però che ansia in
quella insistente definizione indefinita!
A. Cappi
“La Gazzetta di Mantova”, 6 gennaio 2005
…nel luogo testuale parlano parole usate e inusuali, fiorite di rime,
assonanze, interne intermittenze, colori. Sentimenti e dubbi, brani di cronaca,
aperture alla fantasia, rabbia, dolore, ira, malinconia trovano voce in
consapevole attesa di futuro. E’ una poesia che ci visita con leggerezza e
musicalità, cascate di suoni e rivi umorali, corporalità e barbagli psichici,
piccoli sortilegi e suadenti incanti del significato, doni e arti del pensiero.
C. Carlone
“Novanta9”, di prossima uscita
Versi alfabetici è intrigante e spiazzante fin dalla
stessa immagine di copertina (di Rita Vitali Rosati), che sembra quasi suggerire
approdi ‘altri’, della memoria o del cuore. Questo senso di ‘straniamento’
affiora in tutte le pagine di questa raccolta: un ‘libro di righi veri’
…nel quale sapientemente si mischiano, si richiamano e si confondono lacerti
quotidiani e immagini alte, raffinate, fra loro distanti o dissonanti.
N. Cavalera
“legendaria”, 50, giugno 2005
…in una forma irregolare, ironicamente mossa, che mima talora figurativamente
il contenuto e metricamente invita al canto, induce al movimento, con
l’alternarsi delle strofe sul foglio in allineamenti contrapposti…con lo
sviluppo di una musica cantilenante, stordente…per le tante rime profuse, le
molte figure di suono e l’anafora incalzante… Imprevedibili contrazioni,
ritrazioni, sviluppi e schizzi di versi/suoni, così che le parole sulla carta
sembrano il grafico di un pennino interno che registra una sensibilità
fortemente inquieta.
P. Civitareale
lettera all’autrice
…potenzialità
espressive della parola, inventariata secondo un ordine canonico, ma aperto ad
ogni possibilità interpretativa, ad ogni azione semantica, allusiva o
metaforica. …si tratta di un contesto di segni e segnali, artitmicamente
ordinati, attraverso i quali emerge una concezione precica del poiein,
assieme ad una “necessità” decongestionante di definire una condizione
affliggente della realtà delle cose.
L. Ercolani
“Confini”, 19, gennaio-aprile 2005
…lessico prezioso, raro,…suono che indica oggetti, azioni, qualità concrete,
delinea profili netti,… quello che sembrava un gioco astratto diventa un mondo
di presenze, gesti, ossessioni quotidiane di questi nostri giorni e anni. Dei
quali Maria Lenti sente – è forte l’insistenza sul tema – la velocità ossessiva,
la molteplicità e multiformità degli impegni, ma anche la possibilità di
cambiare, la svolta, la “virata” che salva.
N. Fattori
“la falce della luna”, marzo 2006
..le poesie hanno lame aguzze di analisi e, come spesso accade nei giochi dei
bambini, da un primo momento prevalentemente ludico si trapassa ad un acme
spesso angoscioso, come se le parole innocenti, con la pronuncia stessa, ne
evocassero altre che lo sono meno… Non mancano composizioni lievi e leggere:
come nella vita il dolore si regge solo se si affaccia da qualche parte un
sorriso.
D. Galli
“Punto di Vista”, anno XII, 44, aprile-giugno 2005
…a volte o nell’insieme, la poesia si afferma come un giro di compasso, come
una geometria alfabetica: la parola sembra tentare il senso della vita e fa
sentire che in ogni perdita è già presente un ritorno.
M.R. Lasio
“Il Convivio”, anno VI, 3, luglio-settembre 2005
…la cifra stilistica che l’autrice insegue nelle mutazioni sonore e di senso è
insieme quella di un’opposizione alla serialità della nostra vita e di ricerca
di un equilibrio della ragione, dinanzi al magma denso di una realtà che
nell’interpretazione incatena spesso ad un senso unico.
M. Maiorino
“Polimnia”, anno I, 1-2,
aprile-giugno 2005
…Voce
femminile, femminile costanza, puntiglio di non tralasciare, di fare attenzione
e conservare per sempre parole per caso, parole cercate, parole inventate,
parole straniere. Come il molto caro tronende che, posto a concludere una
serie di associazioni, sembra aprire una visione inaspettata e bellissima.
D. Mandolini
Paideia, anno IX, 25, luglio-dicembre 2005
[…] L’ “alchimia”…è quella che obbliga il fruitore della sua poesia a seguire
un percorso che, sovente, dall’osservazione per fasi di avvicinamento
progressivo di un oggetto / persona / situazione approda a pochi versi finali
che rompono bruscamente la sequenza di “significati percepibili” fino a quel
momento costruita e che rimandano oltre l’ambito delineato dal titolo della
poesia, sconfinando entro i limiti di una vita che all’orizzonte appare appena
più riconoscibile […]. C’è dell’altro però…ci sono testi struggenti, come quelli
in dialetto urbinate, che al tema della morte affrontato con dolcezza e pena,
affiancano quello del ricordo, esaltato ad essenza dell’esistere; […].
L. Nanni
“Punto di Vista”, anno XII, 43, gennaio-marzo 2005
…prodigiosa invenzione verbale svolta in un ciclo motorio che pare
inarrestabile e sottrae il dettato poetico a ogni eventuale schematizzazione:
ritmi pertinaci e insieme di forza trascinatrice (ironica?) in cui cultura e
istinto si co-realizzano.
M. Tirso Bellucci
estratto dalla presentazione del 22 ottobre 2005 di Versi
alfabetici a Piagge
…ogni verso, sempre molto breve, mi costringeva a vedere un’immagine sempre
diversa. Ora la mia attenzione, la mia immaginazione erano sempre vive, ora
vedevano cose belle, ora un mondo triste, ma vero, palpabile. Ogni verso mi
forniva ogni volta il tema ed i colori per dipingere un quadro allegro o triste,
ma la cosa più bella è che i versi mi facevano sentire protagonista del mio-suo
quadro.
F.M. Serpilli
di prossima uscita su rivista
Maria Lenti si è messa in ascolto dei sintagmi nominali e verbali, per
lasciarsi invadere da essi.
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