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Neve

A letto influenzata, aspetto oltre i vetri la neve: ricordo o invenzione, da piccola l’ansia di essere dentro la neve mi levava la febbre. Due, tre giorni, ed ero fuori. Questa influenza dura, invece, e picchia e la neve non cade. E dovrei preparare anche una conferenza: “La cultura, oggi”. Dove prendere spunti, idee, pensieri?

Non riesco a leggere, ma non per la febbre. Ieri, il giornale, l’ho appena sfogliato. Stamattina è ancora ben piegato nei suoi titoli di orrori globali, tra quattro balle, due inchieste sulla coppia, un occhio al mare (ora, inverno: se fosse estate, uno ai ghiacciai). Titoli sparati per tre-cinque-sei pagine con chiacchiere e controchiacchiere di esperti da talk show e da contenitore domenicale e serale. Grande domanda, da storia del giornalismo: «Che cosa ha provato alla vista di quel sangue, quei corpi, di quel bambino miracolosamente vivo?». Grande risposta, da incorniciare in Bodoni: «Un brivido». Brividi.

Accendo la tv. Come impastare farina e patate e acqua per gli gnocchi, ma attenzione al sugo-sale-ingestione per evitare pesantezze e colesterolo che, c’è un medico in studio, va distinto in colesterolo buono e colesterolo cattivo, contenuto proprio in quei formaggi e salumi decantati, poco prima, per sapore e tipicità. …Un giornalista, nelle foreste africane, nella savana, gli animali, felici, che si rincorrono e si sbranano…, i bambini denutriti, come si fa il pane lì, i turisti nelle spiagge esclusive degli europei e dei nordamericani…, una scuolina aperta in un villaggio da una multinazionale che ha dato dieci centesimi per ogni scatolina comprata e consumata…prodotta con materie sottratte per poche lire direttamente e indirettamente a quei corpi-fiati… I protagonisti di un film-polpettone, dato per capolavoro («Non mi è piaciuto. E’ noioso e fotografico. Immotivato nelle associazioni» ho riferito a chi me l’ha chiesto. «Sempre la solita, con la puzza al naso»), due scene, una un po’ osée falsa come la moneta, e lo psicologo con il ciuffetto castano e l’aria di chi sta lì senza volerci essere, essendoci sempre, immancabilmente ad ogni ora. Ah, l’ultimo romanzo, al top delle classifiche, del testimone-storico e scrittore improvvisato di battaglie e resistenze revisionate, dopo quelle che ha fatto personalmente decenni fa…

Felicità del freddo della mia neve... la febbre non c’è più e…sciarpa testa-gola, calzettoni, scarponi e calosce, guanti, cappotto, paletta (di ferro, del camino)…, strade, sentieri, cunicoli, grotte… Bella la neve. Il freddo quando era fresco e azzurro (Ercole Bellucci). Bello, lo voglio rileggere.

Bei sapori, caldi odori. Sulle vie dei cibi genuini. Le contrade dei formaggi. Le vie del brodetto di pesce. Le strade dei vini. Morbido intimo. Primavera a pastelli. Le double sac, per “occasioni”. L’economia va sui tuoi consumi… Ci affogano, interminabili gli imbuti, i rifiuti non smaltiti, accumulati… Napoli e dintorni, Campania e Puglia, Basilicata e…, usate a pattumiera, loro, regioni d’arte, di cultura, di beni, di paesaggi, di civiltà. Tuffo nel blu del mare… dei gas.

Un salto in libreria («L’ultimo libro letto? Il racconto di una reincarnazione». «Il mio libro preferito? Quelli che mi distraggono dal mondo»), concorrenziata dall’edicola. …Quotidiano e libro – ottocento, classici, lirici, artisti, singola opera pittorica, cd con indice dal 1990, novecento, storia, enciclopedia, rarità e… più ne metta nello scaffale chi più ne ha –, doppio quotidiano, inserto settimanale con inchieste (molto meste), viaggi, gossip, alcuni (sempre quelli) politici che si beccano e non fanno le cose della polis, si rimbeccano, si insultano, si riappacificano, si dimenticano, si ricordano, si rincorrono, si sfanno al sole delle inutilità o delle nullità. Le donne (sempre quelle) in politica dallo spettacolo che, credendo di dire e fare chissà che, stanno ferme e girate di lato o all’indietro.

Un milione per la pace. Visi colorati, aperti, bianchi, scuri, o bianchi pitturati di nero o neri pitturati di bianco, rossi, viola, verdi, gialli, turchini, piccoli, grandi, carrozzine, trombe, chitarre, bassi, alti d’età (giovani e vecchi), di entusiasmo (giovani e vecchi), fischi, pantaloni e gonne, magliette e camicie, bandiere, bandiere: rischio l’enfasi emotiva. L’emozione, forte, dura pochi secondi. Telecomando per altro canale: qui non se ne parla e l’emozione bypassa il bis.

I corpi nudi dei quizzini, portantini, bigliettini, bellini, poverini, non sensualini anzi penosini, ballerini da quattro… salti da palestra, tutti della medesima minestra: è neve da finestra, chimica e domestica, impudica, frettica.

Cadrà la mia neve? Il cinema, che fa godere. Il libro, che fa pensare. Il teatro, che fa incupire. La tv, che fa giocare. La scuola, che fa sognare. La vita, che fa (quasi) imparare. La politica di uomini (ce ne sono) e di donne (ce ne sono), che fa progettare. L’arte, che fa rovesciare. E, uomini e donne che desiderino preparare cose e programmi, che sappiano chi e come votare.

“La cultura, oggi…”

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