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Elisa Lizzi

Il pentimento

Sembrava uno dei tanti giochi che si inventano quando si è in compagnia e bisogna riempire il tempo in maniera intelligente, ma gradevole. Si parlava di pentimento, come in altre occasioni si era discusso di moda o di pace o di guerra; mi accorgevo che qualunque argomento poteva fungere da riempitivo del tempo; ognuno diceva la propria opinione, quasi istantanea, senza tanto impegno, direi in modo indolore. Anche quello del giorno, caduto lì per caso, forse in corrispondenza della Settimana Santa di Passione, richiamò la chiacchiera del gruppo .Si doveva parlare del pentimento e ciascuno doveva stare al gioco con un suo racconto.

Tra tante forme di contrizione, sembrava che solo io non riuscissi a trovarne una per me; cominciavano a guardarmi, meravigliati del mio silenzio; qualcuno cercava di aiutarmi richiamandomi certe mie mancanze religiose.

Tu potresti pentirti della lontananza, ormai di anni, dalle pratiche cristiane; la Settimana Santa te lo richiama…..

Anche una certa religione dell'umanità ti difetta; la povertà, la fame del mondo, la sofferenza di quasi metà della popolazione mondiale sembra che non ti tocchino; di fronte alle immagini televisive sei rimasta più volte apatica, scrollando le spalle, come a dire che erano cose lontane da te……..mentre noi tutti eravamo compunti e pronti con i nostri bollettini e le offerte…

Su questa seconda e nuova religione si fece coro unanime più che sulla prima e tradizionale; si chiamava religione dell'umanità e della mondialità, era una forma attualissima di religione che faceva sempre più proseliti; non richiedeva tanti sacrifici , bastava la semplice disposizione alla moda, che ora intendeva unire la terra, come un tempo aveva unito gli uomini di una regione o di un villaggio.

Io non mi sentivo richiamata all'ordine da tanta coralità concorde, il loro pentimento non mi sfiorava neppure ora, ma non si trattava di apatia. Volli partecipare al gioco del giorno, rompendo il silenzio; avevo finalmente anch'io delle forme mie di pentimento. Non trovavo una definizione né una formula religiosa, potevo riferire solo di alcuni stati d'animo che mi afferravano in certe situazioni.

L'altro giorno mi sono intrattenuta con l'anziana signora di fronte, lei era al di là e io al di qua del cancello; si sentiva che era sola e gradiva un po' di compagnia; poi l'ho lasciata per fare le mie commissioni. La persona che era con me mi richiamava all'ordine con insofferenza, perché lei era vecchia e noi giovani, lei era in una situazione e noi in una diversa; lei non aveva commissioni da fare né poteva camminare; era ovvio che ognuno non potesse scambiarsi con l'altro. Me ne a sono andata con l'occhio triste rivolto a lei che dolcemente mi seguiva, restando sola dietro il cancello.

Potrei parlare anche di esperienze piccolissime per voi e grandissime per me: ho trovato spesso un merlo nel mio balcone, magari non sempre lo stesso, ma sempre infreddolito e affamato, che si adattava a divorare ogni rimasuglio della pattumiera; mi sono data pensiero per lui; mi sono ricordata della favola di un poeta greco, una vera storia del mondo in cui gli uccelli erano stati i primi sovrani , prima che gli uomini li spossessassero nel dominio della terra. Mi sono tanto pentita di essere diversa da lui, di godere mentre lui soffriva, di non avere fame né freddo, insomma di essere in casa al sicuro e lui fuori a cercare nei miei rifiuti. Un carro di mucche ammassate tra le sbarre , anch'esso mi ha dato tanto pensare: il loro sguardo era dolce e candido, eppure erano portate al macello. Perché loro e non io? Perché non pentirmi della sofferenza di altri esseri? Perché solo al giovane o all'uomo è dovuto il primato….

Vedevo che erano tutti stupiti delle mie storie e non trovavo consenso; mi misi a ridere di me stessa, ridemmo insieme di tutte le forme di religione e di tutti gli stati di pentimento; accostammo la religione grandiosa dell'umanità globale a quella dei mitici uccelli, il pentimento per i dolori lontani e sparsi nel mondo con quelli vicini dietro la porta o sui nostri poggioli. Così preparammo con ilarità la transizione ad altro tema. Al solito, con indolore semplicità, si toccò la pace, la guerra , la fame, il benessere, e sempre sull'onda dell'attualità. Nessuno si ricordò più , per mia fortuna, della vecchina dagli occhi tristi, dell'uccello infreddolito, della mucca candida portata al macello.

Ero io adesso ripiena di stupore, quasi quasi mi pentivo anche per loro, così evasivi, proiettati lontano e miopi per le cose vicine; ora ero io ad avere l'amaro dentro di me, mentre loro si sentivano a posto solo per aver parlato; tutta la discussione era stata un gioco di gruppo, privo anche di originalità. Andavo rifinendo, come non avevo ancora fatto, la fenomenologia del mio particolare stato d'animo: la prima fase era la sensazione dello sguardo, uno sguardo incollato sulla cosa, su un particolare da cui non potevo distaccarmi; poi la sensazione si installava all'interno, nel cuore o in qualche fibra che pulsa; poi risaliva fino alla mente dove diventava pensiero, pensiero accorato, ovvero pentimento. L'oggetto era importante e doveva essere davanti a me, per misurarmi con lui, interrogarmi e soffrire; potevo anche ricordare lo stato d'animo e soffrire ancora ogni volta, ma l'inizio era sempre una presenza.

Ero convinta che il loro non attraversasse questo circuito, anzi si fermasse nella zona dei giochi verbali , quella dei sofismi, dei semplici scatti d'intelligenza da rebus e a volta anche meno. La conversazione continuava brillante, le cose lontane appassionavano più delle vicine, sembrava che la vita, per interessare, dovesse essere virtuale ed astratta, anche le vicende vere, quando non se ne poteva fare a meno, vi entravano con una luce esotica fuor d'impegno. Mi accorsi che dovevo proteggermi da quella fascinosa lente, scambiata per una forma religiosa di vita, dovevo conservare l'attenzione dello sguardo, perché non fuggisse lontano e non trovasse modo di pentirsi più

 
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