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Elisa Lizzi

La linea retta

Tra le tante metafore inventate e formulate sulla vita, alcune le ho raccolte volentieri, quando mi sono trovata a tu per tu con le prime insidie. Bisogna sperimentarle le insidie per vedersi vivere non più su spazi comodi e aperti, ma in selve intricate, in isole deserte, in voragini tenebrose.

Man mano le metafore si sono arricchite, moltiplicate, e mi rincorrono con certe immagini che combaciano con la mia esperienza personale, come questa che da un po’ di tempo mi si è parata davanti . Un giorno ho cominciato a vedere una grande retta, una linea retta, in tutto e per tutto geometricamente definita, che si espandeva ai due antipodi, con un suo centro immaginario. Ho cercato di dare un senso a tale visione che tornava a ripropormisi, come per una forma di magica combinazione, o meglio di un sotterraneo lavorio della mente. Come in un telegrafo, io godevo del risultato senza visualizzare i fili del collegamento, e che risultato !

La retta io l’ho identificata con la mia vita, intenzionalmente una e salda nella posizione centrale, ma scissa e tormentata dai problemi degli antipodi. Da una parte c’era il passato, la cultura del passato rappresa nei suoi solidi schemi, non scheggiata da nulla, nella sua compatta coesione, dall’altra c’era il futuro che si dipartiva dal presente , immenso nel moto del tempo, con una varietà turbinante da capogiro .Da una parte c’era mio padre e tutti i suoi, fermi a rivivere e decantare il passato, oasi di sicurezza e serenità, dall’altra tutta la generazione dei figli tesi a vivere la vita in movimento.

Tutto il giorno, da un po’ di tempo, sono destinata a percorrere lo spazio nella due direzioni, per cercare un dialogo con le due parti avverse Ho affrontato con disponibilità il cammino su questa retta, prefiggendomi scopi di umana comprensione e di curiosità intellettuale. Volevo conoscere le diverse forme di umanità, l'idea del mondo che la retta sfumava e divaricava lungo il suo corso, e così frequentavo alternativamente i vari gradini, appassionandomi alle contrapposte estremità . Quando decidevo di stare con gli amanti del passato, dovevo adottare uno stile di vita che per un po’ mi donava pace ed ordine : tutta una ripetizione di rituali ad ore fisse scandiva la giornata con le sue belle motivazioni secolari, già ampiamente sperimentate e su cui era inutile ogni nuova discussione; le ragioni delle cose erano già state pensate ed erano tanto profonde da ispirare lirico afflato, perfetta consonanza. Quando, desiderosa di qualche novità, mi affacciavo sull’altro versante, mi trovavo spinta in un caos senza direzioni, come su un campo di onde che si intrecciavano nell’aria ; persone, oggetti e strumenti si scambiavano le veci nel gioco di spinte e controspinte ; passavo di novità in novità, senza avere il tempo di stupirmi o intimorirmi. Insomma era grande lo sforzo di immedesimazione e di conoscenza delle due aree, molto simili a veri universi. Provavo anche pena di tale frattura connaturata alla vita che non avrebbe più permesso, stando così le cose, ai due gruppi di comunicare tra loro; ormai essi non si riconoscevano più, tanto erano lontani e si guardavano disorientati come da pianeti diversi. Mi imponevo allora di farli dialogare, chiamandoli ad una tavola rotonda su qualche tema che fosse comune, come quello dell’essere uomo : volevo mediare, accordare, trarre da una parte per collocare dall’altra ; mi premuravo di far soffiare qualche folata di vento tra le immagini mummificate, per risuscitarle a nuova vita, e di placare l’agitata tensione dell’altra semiretta, per indurla a depositare qualche suo prezioso residuo.

Tutti i miei obiettivi umanitari, con cui, come immaginario punto intermedio, mi prefiguravo di equilibrare il mondo , non sono riusciti ; vedo le semirette , di qua e di là dal mio posto di vedetta, allontanarsi sempre di più; forse è solo una di esse che nella sua spinta vitalistica si muove a passi accelerati e proietta l’illusione di moto anche all’altra ferma e costante. Penso che tra l’una e l’altra tra breve ci sarà una distanza immensa come, con un’idea spaventosa che mi affiora, tra le piramidi d’Egitto e gli astronauti approdati sul pianeta Marte. Eppure io, anche dopo la sconfessione dei miei progetti, non posso rinunciare a pormi nel mezzo per tendere l’orecchio in entrambi le direzioni e raccogliere qualche elemento staccatosi dai due sistemi ; ogni volta vorrei riunirli insieme per dare corpo a una qualche verità , ogni giorno più vera, in un centro variabile esso stesso ed incerto.

 
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