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Elisa Lizzi

La maga

Nella stanza c'era una selva di oggetti, apparentemente alla rinfusa, ma forse con un loro ordine, inconsueto per me; come ebbi ad accorgermi, non bisognava avere chiarezza, ma un indeterminato straniamento in cui immergersi e dimenticarsi. Bisognava accantonare quello che si era per addentrarsi nella infinite possibilità della vita. Nella penombra non vidi subito la maga che con una vocina languida mi invitava ad entrare, poi i miei occhi si acclimatarono, orientandosi verso il centro di un gran tavolo, incoronato di sfere come tanti specchi che illuminavano un volto di donna indefinibile; un turbante e una tunica larga me la rendeva diversa dal comune, ma interessante, affidabile.

Tutta spaurita, le porsi il mio problema: di indicarmi una via, che da un po' di tempo mi pareva di avere perso, e di dirmi se avevo qualche speranza. Immediatamente le sfere si misero in movimento ed emanarono un certo ritmo; pensai che, se avessimo potuto decifrarlo, quello doveva essere il respiro del mondo in cui eravamo immersi; l'atmosfera era elettrizzante ed io cominciavo a vagare fuori del mio ristretto angolo di vita.

– E' vero, è vero – diceva lei, assorta in contemplazione, ci sono dei movimenti che ti avvolgono, risposte lontane a domande lontane….

Io assisto a delle novità nella mia vita; sembrano compensi a dei grandi dolori; sono disorientata da quello che mi accade, ed ecco altri eventi, incontri, doni inattesi, ricomparse di cose e persone dopo tanto tempo, quasi dimenticate, dei miracoli, dei mirabilia, così mi appaiono e mi incutono stupore.

– Non sono miracoli – andava ripetendo lei – oppure tutto il mondo è miracolo; nell'immenso delle sfere, nel loro giro immenso, le vie, gli intrighi, gli incroci, sono inesplicabili; le domande di oggi saranno risposte non so tra quanti anni, con quali modalità e da parte di chi…..

Io, incuriosita e sospesa nell'oscillazione di quei pendoli, che non accennavano a placarsi, dandomi il senso dell'eternità in cui ero proiettata Ma allora possono essere risposte buone o cattive, le cose che vivo, ad azioni fatte nel passato, anche nel lontano passato…!

La maga mi allargava ulteriormente la veduta, accennandomi con le mani fatate al complesso meccanismo delle sfere che, solo allora mi accorsi, ruotavano in modo e ritmo diversi, come ad espandere i tempi e gli spazi dell'universo in tutte le possibili varianti e combinazioni. Non solo – mi diceva – lontane nel tempo, ma variamente combinate; considera il mondo come una immensa macchina; qui le reazioni sono infinite come gli stimoli, gli elementi, le azioni, le domande di tutti; gli intrecci sono continui in questo spazio; non accade quello che chiedi e come lo chiedi, ma come l'universo lo elabora, mettendo a contatto gli elementi per la reazione. Può darsi che ciò che hai tanto desiderato da tempo ti venga offerto, in modo inatteso, da chi non conoscevi neppure; può essere che le tue opere buone di tanto tempo fa ricadano ora in forma irriconoscibile, come pioggia che, di reazione in reazione nel ciclo delle acque, fa perdere nel profondo le sue ragioni remote….

Effettivamente il confronto con il ciclo dell'acqua mi convinceva; più volte, di fronte alla sapienza dei meteorologi, mi ero persa nel folto reticolato di frecce e colori, variamente orientati del mappamondo, pensando che lì fossero le ragioni vere delle correnti intorno a noi, e non nelle parole dello speaker.

– Ma allora – mi diedi a chiedere – non posso più sperare in nulla; la vita che mi rimane non è poi lunga rapportata a questo tipo di onde; non vedrò mai il risultato delle azioni presenti, dei miei propositi, a cui tengo molto……come vivere senza sperare?….

Con tutta calma lei mi additava sempre l'universo e in quello sembrava volermi acquietare ; mi spiegava che importanti erano solo i semi che noi gettavamo per le eterne simbiosi; c'era, invece, molto da sperare; quanti più propositi si accampavano, altrettanti e moltiplicati sarebbero state le proliferazioni e le ricadute; con tanti buoni apporti si poteva mettere ordine nel moto della grande macchina, si poteva abbellire lo scenario ripulendolo delle impurità; chi sa se un giorno il grande universo si sarebbe convertito al bene in tutte le sue parti….

Io non ero soddisfatta delle cosmiche verità lette nelle sfere, nel mio piccolo egoismo avrei voluto più chiarezza, e soprattutto attirare il favore delle stelle su di me; ritenevo di essere stata una persona buona e, ricordando le azioni passate, mi sentivo addosso un affanno che quasi quasi tendeva a scaricarsi in lacrime; nessuno, né tra i vivi, né tra i morti o i santi mi aveva dunque osservato per offrirmi un qualche compenso; mi ero sbagliata ad interpretare i segni della mia vita; non c'erano segni, non c'era vita personale nell'infinito universo. Avvertii anche un senso di ribellione e accampavo tra me i diritti ad esistere, ad avere un volto e una voce riconoscibile, e soprattutto un dialogo reciproco con le cose del mondo; all'indifferenza e al male poteva pur rispondere altrettanto male, ma all'amore doveva corrispondere amore. Eppure non piangevo, il ritmo continuo degli strumenti simbolici, aleggiante nella penombra, mi sembrava ora pesante e faticoso, ora leggero e agile, come se cogliessi le pulsioni di un universo umano, capace esso stesso di soffrire e gioire. Non vedevo nulla, neppure la maga, forse rincantucciata dietro il tavolo di lavoro, ma ero invasa da un grande sopore, una quiete senza desideri, una percezione senza l'assillo del pensiero.

 

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