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Elisa Lizzi

La sfida al labirinto nella scrittura di Bufalino

Non c’è abbandono al racconto nella scrittura  di Bufalino, ma piuttosto una tensione metanarrativa e problematica che si colloca a vari livelli, prediligendo quello esistenziale - religioso. E’ una vera sfida al labirinto della vita il suo scavo nel presente dell’attualità circostante, come nel passato memoriale.                                                     

Lo spazio critico metanarrativo sulla vita nelle sue varie forme ora si colloca in successione rispetto al racconto, ora addirittura si mescola  ad esso, come nel romanzo di lucido stampo pirandelliano “Tommaso e il fotografo cieco”.  Qui Tommaso, una specie di portinaio per elezione dopo aver abbandonato una vita rutiniera di marito e giornalista, nel suo stanzino sotterraneo, non fa altro che raccogliere osservazioni sulla vita, le cui apparenze superficiali e pullulanti vengono smembrate e corrose.

In “Argo il cieco” il presente di un vecchio disincantato costituisce il significativo contrappunto alle memorie di una giovinezza illusa e spensierata.

Nella “Diceria dell’untore” proprio il privilegio della malattia predispone il coro dei malati del sanatorio alla riflessione critica che irride ideali e sogni, sia passati che presenti, dei sani.

Nelle “Menzogne della notte” si realizza una vera dialettica di narrazione e metanarrazione, per cui le storie, narrate a turno dai condannati, vengono subito dopo problematizzate,  in una ricerca che investe il piano dei destini dell’uomo.

I personaggi di Bufalino, poco coinvolti nelle attività professionali e sociali, sono tutti intenti a ripensare la vita. Tali sono il vecchio, che preferisce la lucidità della vecchiaia alle illusioni della giovinezza; il condannato che,  grazie alla solitudine del penitenziario, può porsi il problema degli enigmi della storia in cui affonderà anche la sua azione cospirativa, semplice fede del passato; il malato, cui la malattia dona la libertà della memoria e del pensiero; infine Tommaso, uno strano tipo di intellettuale, che non può mai godere della realtà, teso com’è a smembrarla disarmonicamente con i suoi se, e poi? Il suo sguardo è fisso alla grata del suo  ambiente sotterraneo a contare i piedi e le scarpe dei passanti, come se il numero stesso potesse svelargli, nell’attività combinatoria, qualche messaggio, l’enigma dell’esistenza.       

Lo spazio critico è uno spazio desublimato, molto diverso dalle ascesi o calate agli inferi cui la letteratura ci ha abituato, proprio dell’intellettuale problematico nell’epoca delle comunicazioni di massa. Il suo predecessore Pirandello, espressamente   richiamato, non rinunciava a percorrere intere storie allegoriche e ad orientare verso paradossali soluzioni. Lo scrittore Bufalino non sembra mai compiacersi della storia narrata, né additare, attraverso la favola, soluzioni e conclusioni. Allo spazio negativo egli non riesce ad opporre un qualche valore consapevolmente ricostruito, si limita a corrodere le illusioni,  a percepire l’inutile movimento della vita, nell’impossibilità di creare alternative e scoprire sensi. A quale distanza da lui si pone T. Mann che,  nel descrivere la montagna incantata del sanatorio, fa fare al suo personaggio un eletto percorso verso la scoperta dell’amore.

Il teatrino condominiale, la caccia al topo, le varie comparse nella strada, la ritualità dei racconti, riducono la vita dei suoi personaggi al gioco dell’invenzione quotidiana, così come gioco incomprensibile appare la regia dei Padreterni che, nei romanzi,  sollecitano il movimento della vita. Fragilità e inconsistenza trapelano anche dalla teatralità della scrittura di Bufalino, da quella attitudine che hanno i personaggi a inventare storie, ricostruendo a loro modo il loro passato. Non volontà di vivere la realtà, ma percezione di segni ed enigmi, difficili da svelare, si intravede nello sguardo di questo narratore; il suo occhio interrogativo fisso sul mondo, si appunta anche sulla realtà sociale contemporanea; ne è un esempio il romanzo di Tommaso, dove lo scenario dei grattacieli sembra proprio quello della nostra attualità, una sorta di megalopoli fantomatica, sorvegliata dai grandi e potenti media, da sconosciuti strumenti di potere.

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