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Elisa Lizzi

Tabucchi e la teoria dell'anima

Sempre percorsi di ricerca nell’opera di Tabucchi, con tappe ed incontri che sembrano muovere la curiosità del personaggio autoriale. A volte siamo introdotti in intrighi degni di racconti polizieschi, finché tutto si scioglie in modo enigmatico e fallimentare; la conclusione, però, apre a sorpresa un’altra dimensione, quella della scrittura, finzione seria della vera ricerca, luogo dell’io profondo e dell’interiorità. La rivelazione finale, che,  quasi a sorpresa, corregge le opinioni interpretative del lettore, è precorsa da una serie di indizi illuminanti, disseminati lungo l’opera: figure e fantasmi evanescenti,  apparizioni memoriali, assenze-presenze indicano che al  mondo reale si preferisce una dimensione  di interne visioni. La narrativa di Tabucchi  è quella del nuovo romanzo con il suo cronotopo surreale e soggettivo, laddove il romanzo tradizionale descrittivo era tutto immerso nel fluire dinamico consequenziale degli eventi reali, o ne dava verosimilmente l’idea.

Il racconto di questo autore, quindi, si configura come un percorso allegorico dell’anima che cerca di cogliere se stessa, mentre ne coglie solo parti e pezzi frammentari. Al centro dell’interesse dell’autore c’è la teoria dell’anima, di quel punto interno che muove la vita, esprimendosi ora in modo quotidiano, ora storico, ora sentimentale, ma rimanendo sempre in eccesso nel suo tasso di infinite potenzialità. Non si tratta dell’anima immortale della dottrina cristiana, e neppure dell’inconscio o della personalità, sebbene questa terminologia venga citata a fini illustrativi; Freud, Binet, Pirandello vengono ripensati in una dimensione di pensosa notturna religiosità, in un pellegrinaggio alle fonti del dionisiaco e del profetismo indiano.

Il misticismo dell’Oriente e dell’antica Grecia sopperisce al vuoto filosofico-religioso dell’Occidente materialistico progressistico. I temi di questa profonda filosofia sono l’anima, la morte, l’arte intrecciati tra loro. La molteplicità delle manifestazioni dell’anima sollecita per opposizione l’idea di un’anima assoluta, che ricostruisca un senso totale; la morte, forse, rappresenta la realizzazione dell’anima, la piena coscienza di sé, al di fuori del corpo. Nell’opera di Tabucchi si nota una vera affezione per la morte, nei numerosi episodi in cui viene introdotta, come tappe cimiteriali, apparizioni, immersioni nella notte o nel mare, simboli di una vita oltre la vita.

La cultura riassume l’anima e la morte, come mondo di libertà e valori assoluti, oltre i limiti di patria, attualità, normative. Tutto un circuito culturale di citazioni ed allusioni percorre i racconti, che si pongono, quindi, come ricerca segreta ed analogica di sensi profondi. In “Notturno indiano” l’espressione musicale notturna del raccontare traduce nel migliore dei modi la fede sommessa nell’anima e un’ispirazione religiosa che richiama il rasserenante pellegrinaggio alle fonti della sacralità.

Il circuito culturale, che abbraccia il pensiero antico e moderno, sospende la cultura in una dimensione arcana ed universale; essa ricomprende nel suo seno la narrazione del Tabucchi,  come una sua testimonianza, citazione tra le citazioni, sogno e riflessione tra tutte le altre rincorse e raccontate sulla vita.

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