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Note critiche brevi a
Liceali. L'insegnante va a scuola
di Francesca Luzzio

la Scheda del libro

Franca Alaimo

Giuliano ha colto molto bene la contrapposizione fra i testi in prosa e quelli in versi; assai più asciutti e senza coloriture affettive, i primi; partecipi e commossi, i secondi. Ma vede come un limite l’inserimento di certe espressioni gergali; cosa sulla quale non mi trova d’accordo. Ho presentato il libro della Luzzio e lo conosco bene, e proprio questo impasto linguistico mi ha molto interessata, proprio perché il divario linguistico fra adulti e giovani sottolinea ancora di più l’incomunicabilità generazionale. Quando, infatti, una generazione sente il bisogno di costruirsi un gergo per comunicare, significa che la rottura è davvero profonda. Del resto la scrittrice usa questa mistione solo nei racconti che hanno un taglio più documentaristico, mentre nelle poesie, in cui non ha bisogno di sottolineare quest’aspetto, la lingua è compatta, elevata, spesso preziosa.
In ogni caso, il libro della Luzzio resta un interessante documento sulla vita scolastica, le difficoltà del dialogo tra alunni e professori, ed, ahimé, fra gli stessi professori, non sempre preparati ad affrontare problematiche scottanti e a ripensare gli scopi ultimi dell’insegnamento. E’ un libro, inoltre, come sottolinea Giuliano di amore per un mestiere che Francesca ha esercitato per tantissimi anni con autentica passione.

Ignazio Apolloni

Non ero più entrato nell'aula di un liceo e simili dal mio diciottesimo anno di età. Ho fatto una eccezione per te, rimanendo stupito nell'immergermi in un mondo che non è troppo dissimile da quello da me vissuto e dal quale ho preso subito le distanze sicché mi è diventato totalmente estraneo: al punto che sempre più mi vado occupando di scienza quale prospettiva del futuro.

Ammiro ovviamente, voi docenti, ed ho capito quanto sia grande e importante tuttora la funzione come educatori dei pensieri acerbi - se non corrotti dai media - dei giovani studenti. Ho però delle riserve sull'enorme peso che si dà alla classicità (benché il tuo sia liceo scientifico e non classico) in quanto ciò determina la stasi, se non la paralisi, nella necessaria conquista degli spazi siderali che ancora attendono di essere scoperti. Oserei dire che oggi - dopo un ritardo di millecinquecento anni di ostilità delle gerarchie ecclesiastiche - bisogna andare sempre più veloci fino a raggiungere i trecentomila chilometri al secondo della luce: uscire cioè il prima possibile dall'oscurità del medioevo che affligge sopratutto l'Europa del Sud, e noi qui siamo il sud del sud.

Queste sono solo alcune delle riflessioni che andavo facendo mentre ascoltavo gli interventi. Può bastare per dire quanto io ti apprezzi e stimi.

Antonella La Monica

Non posso non condividere quanto scritto da Bárberi Squarotti riguardo la tua scrittura ... condivido le emozioni del nostro specialissimo lavoro di insegnante alle prese con il mondo dei giovani così bisognosi di essere ascoltati, di ragazzi che ci emozionano , che entrano nella nostra vita con la grazia del vento di primavera , che ci scompigliano come fa il maestrale alle fronde degli alberi , che ci sorprendono come le gemme impazienti nel tempo d'inverno ... scrittura sobria ed efficace, intense paratassi ed ipotassi che seguono il fluire intenso, rassegnato della vita di ogni giorno scolastico, di un fieri umano quotidiano che si dilata in prospettive sorprendenti dell'anima e del cuore.

Stefano Lanuzza

Nella sua nuova opera i racconti e i versi formano, nella loro complessiva e coerente interdipendenza, una vera sinfonia.

Stefano Lo Cicero

Sul filo di un’analisi viscerale,di sintesi espositiva e concettuale,vive la costante del suo mondo sensibile di poeta,di critico, d’intellettuale. La sua poetica,sull’onda magica della narrazione, rivela l’interiorità discorsiva del nesso con i parametri fondanti di un lessico ben articolato che va oltre le apparenze del reale. La pregnanza della parola diventa punto cardine, canto dell’anima che valica la soglia del proprio essere donna e poeta....

Dante Maffia

Dopo i giudizi acuti e argomentativi di G. Bárberi Squarotti, di S. Gros-Pietro, di F. Alaimo non è facile aggiungere molto se non che la sua scrittura è densa e ricca di fermenti e di esiti, frutto di amorevole tirocinio,di passione e di tensioni ideali. E’ormai raro trovare chi scrive con anima, cuore e intelligenza.

Gian Ruggero Manzoni

Finalmente sono riuscito a leggere il Suo Liceali, trovandolo libro di grande interesse per tanti motivi:scrittura ineccepibile, temi svolti, capacità di immedesimarsi nella mente dei giovani,alto senso etico nell'aver affrontato e nell'affrontare la sua missione di vita, letteraria e umana.

Vero ciò che scrive, attuale, pregnante, manifesto di una condizione che Lei sa cogliere col giusto occhio di chi, oltre ad essere parte integrante di una dimensione è anche autrice. Interessante anche questo doppio binario prosa e poesia. Direi un lettura che mi ha donato molto.

Girerò il libro all'amico Sangiorgi che è ottimo recensore. Nulla Le prometto, sappia solo che ho gradito molto e ne sono uscito arricchito.

Silvia Parroco

Che dire del tuo prosimetro? Mi ha fatto compagnia per diverse sere. Ti ho sentita talmente dentro e dietro le tue pagine che immaginavo fossi tu a leggere i racconti e le poesie a me che a poco a poco chiudevo gli occhi. Non capita sovente leggere testi di persone così vicine con cui hai chiacchierato qualche giorno prima su una panchina di fronte ad un grande liceo... Il lettore/insegnante è fortunato doppiamente: da lettore coglie il senso più ampio, la narrazione scorrevolissima, le trame originali, i drammi personali; da insegnante coglie quei mille particolari e sfumature che solo chi è del mestiere può percepire. Complimenti di cuore, Francesca.

Roberto Pazzi

libro testimonianza ...così coinvolgente fin dalla poesia sul retro... quel “colombi dirompenti \ nel cielo azzurro della vita”....mi ha fatto tremar e vibrare come sempre la vera poesia... un tocco magico...

Nicola Romano

Questo libro di Francesca Luzzio mi ha dato la possibilità di penetrare un mondo sconosciuto, e che con occhi minuziosi può descrivere soltanto chi vive l’entusiasmante e complicata avventura a stretto contatto con i giovani studenti. Sappiamo che la scuola è una sorta di agorà dove tutto si compie, e per un (una) insegnante gestire tale delicato patrimonio non è un affare semplice, ma qui la "professoressa" Luzzio riesce ad espungere (penso volutamente) la parte più sensibile ed umana di tale patrimonio per mettere in rilievo talune problematiche che appartengono all’attuale fase adolescenziale. Pur essendo personalmente contrario a certi specifici comportamenti giovanili, riconosco che il cantuccio privilegiato da cui osserva la Luzzio restituisce uno spaccato che, piaccia o no, bisogna tenere in buon conto al fine di un proficuo dialogo che bisogna necessariamente imbastire con coloro che saranno l’asse portante della società futura. Sia nei racconti che nelle poesie, trovo che tutte le vicende e tutti i particolari sono descritti dalla Luzzio quasi con commossa partecipazione.

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