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Poesie come dialoghi (2008)

Trama di vita

Le arance incastonano i rami
l’azzurro di cielo nel verde traspare.
Cromatiche note di antiche canzoni
mi portano indietro, nel mio ieri:
fabule vecchie raccontano episodi.

Le fabule sono di ieri
ma tutto ti appartiene.
Trova il filo conduttore
nel succedersi degli episodi
e con esso tessi in modo nuovo
la tela di domani .


Domani non vorrei
una trama fitta di casualità
ma un filo intrecciato
con alessandrina abilità.

Altro cielo

Il potere e l’ingordigia
deportano il bene
impoveriscono la povertà.

Ormai sono chiusi
gli occhi delle case:
nessuno vuol sentire
le voci del cortile.
Il mondo è grigio
quasi mai blu:
la luce della luna
piange nuda la verità

Eppure non voglio abbandonare
i tentativi di svolazzare
voglio altro cielo
su cui stendere le mie ali.

Amalgama

Le azioni non dominano
più la materia del cuore.
Nell’ amalgama confuso di passioni,
non riesco a carpire quelle vere.
Fantasmi insofferenti danzano frementi
intolleranti di razionali interventi.

Scodinzola il cane
è contento, ne sa la ragione.
Sale sulle tue gambe
e dorme con fiducioso amore.


Anch’io poggio le mani
su salde rocce di significazione,
né manca l’idillio vero
che nasce d’amore.
L’amalgama confuso
non trova radici
nel tepore bianco delle lenzuola,
ma fuori, tra i semafori rossi
che bloccano la voglia di fare,
nella nebbia che offusca
l’oggi e il domani .

Non badare agli egoismi
dei potenti indifferenti,
volgiti, guarda il dolore innocente
dell’altra umanità!
Per essi accendi il semaforo verde
della tua verità.

Sensazioni di normalità

Nei giorni dell’amarezza più nera
il sonno annulla i tormenti
nella retta indistinta dell’assenza.

Operativa, fattiva, produttiva,
(sinonimi equivalenti che la new economy
propone nell’ammasso confuso di parole)
pronta a sfaldare le pietre più dure
adesso, neanche la voce del vento vuoi sentire.

Il cielo è lattiginoso, non promette bene.
Neanche il soffio del vento
allargherà più le mie ali.


Arrendersi è fatale.
Non è tempo di sostare, apri lo scrigno:
tanti anelli attendono le tue mani.

Tu sei uno spray irrazionale
che emani effervescenti profumi,
quando il rimbombo di infausti stivali
m’impedisce di ascoltare
anche l’odore sonoro del quotidiano banale.

Oggi non mi resta altro da fare:
vaporizzare profumi
che connotano ronzii istantanei
di piacevoli sensazioni,
di normalità.

Dialogando con un’amica

Di afflati di sofferenze
inaudite
restano diffuse
mollezze inaspettate.


E’ l’effetto della gara con i lupi:
conseguenza naturale
di normale darwinismo sociale .

Io, animale acquatico
non raggiungerò
come salmone il fiume.
Non ho energia, né determinazione
mi lascio andare
non cambio colore
e digerisco il mio corpo
solo nell’attesa di finire.


Eppure nel dolore si può nuotare,
volare attraverso la calda
corrente ascensionale
e poi……tendere la mano
all’amica luna che sa ascoltare
i brusii umani………
e insieme a lei girare e guardare
l’inattesa, grande bolla
che da terra sale.

Confluenza occasionale,
di lacrime evaporate
da diversi rivoli adunati:
ciò che laggiù si perde, qui s’aduna.
E’ un processo normale
che non impedisce allo stivale
di continuare a infangare
gocce pure di acqua lustrale.


E se anche per Ariosto fosse nata
redentrice saggezza di primavera ?

In chiesa

Ho varcato la soglia
e nella penombra
tra poche lanterne
vidi il sole dell’eternità.

Che abbaglio improvviso
che estasi, Signore!
mille fontane sprizzavano stelle
danza di luce
in rispondenza armonica
di astrale sonorità.

Non è preludio di triadica visione
ma tripudio di offerta votiva:
si è immolata vittima sacrificale.

Il fuoco dell’amore

Tu pensi che non ti voglia bene
tu pensi che io dedichi a te
solo avanzi di pensieri.

Il flusso incessante di giorni uguali
tradisce il fuoco acceso del focolare.


Vorrei che tu danzassi ancora
con abiti gitani di variopinti colori
e scrivere per te spartiti d’amore
che nel tempo suonerei
con melodie sempre nuove.


Su, dammi la mano
siamo avanti nel cammino
e si è aperto un nuovo nido
scaldato dal tepore del nostro
antico amore.

Vuoi tu farlo pigolare di dolore?

Nostalgia del futuro

Mentre il sole fa capolino
tra nubi nere di primavera
foriere di pioggia che non feconderà,
mi coglie la nostalgia del futuro
che avrebbe potuto esserci
e non ci sarà.


Non tessere malinconici presagi
preludio di Nemesi
urlante atroci vendette.
Agisci, l’uomo si ravvederà.

Nuovo è lo spartito,
in divenire ancora la scrittura delle note
ma suona già nostalgia, irradia stasi di vitalità.
Pozzo sulfureo rapina respiro
partorisce disarmonia
grumi di vita, di morte
(nessuno lo sa) .

Hai ragione, è inutile coprire il dolore
queste sono le conseguenze generali:
nostalgia e speranza mutano
dimensione temporale e guardano pietose
incerte fiammelle che illuminano
il fragile percorso della sciocca umanità.

Gesticolare

mossi da fili,ma senza pupari.
Vorrei capire, ma è inutile cercare:
arcano mistero indusse
Dio a creare.

L’Esistente

Non sempre la sete di vita
trova refrigerio nella sorgente
che zampilla apparenti eternità.

Svanisce ogni cosa negli spazi
siderali della nullità:buchi neri
risucchiano famelici inutili vanità.

Il transeunte regola l’esistente
ma non l’ente.

Se come uccello dalle larghe ali
tu vuoi volare, dimentica l’epilogo
fangoso di false sorgenti:
tra le tue braccia, bambina, stringi
bambole vere.

Fessure

Sono come una sterile
buccia di limone spremuto
tra inutili bottiglie vuote
e ingiallite carte stracciate .

Non ricordare il verde agrumeto
che ti nutriva
né la cicala con il suo canto
che ti cullava .

Vorrei immergermi di nuovo
nell’abbaglio luminoso del sole,
ma sono prigioniera tra cumuli
di inutili frammenti .

Non temere rullano i tamburi
incipienti acque lustrali.
Spalanca gli occhi,
non sono poche le fessure
che lasciano intravedere
la luce dei misteri.

La storia

Lasciami pensare, non mi chiamare:
il secchio è pieno di farfalle
e vogliono volare .

Su vieni, l’ambrosia scende dal cielo
e ci invita a rigenerare
vita, mondo, pensieri!

Le tue parole non m’invitano all’azione
tra poco l’oggi sarà ieri:
immobilità sonnolenta
corpuscolo di polvere
nel deserto perturbante
della storia che non c’è.

L’acqua temporale
a poco a poco spegnerà
i crepitìi improvvisi
i tepori, ma non i calori
le fulgide fiamme di grandi azioni.

La storia è una, sempre uguale
non esistono fiamme vere.
Scorri i secoli, scorri gli imperi
sempre allignano i fiori del male
che danno frutti sempre nuovi e uguali:
costante connotazione
d’immutate forme d’orrore.

Gioventù moderna

Tempo insufficiente che rincorre
inesauribili appuntamenti,
vestimenti diversi dal normale
eppure tutti sempre uguali
personalità confuse
anonimi esseri umani,
quasi manichini
di artificiose vetrine.


E poi di sabato c’è lo sballo!
Senso di smarrimento
amplificato dallo spazio
vuoto di convulse platee
cacofonicamente sonore.
Infine lo scontro pone
fine ad ogni incontro.


Nero trafiletto
sul giornale provinciale.
Poi silenzio---------
Rettilineo senza fine
percorso vuoto di significazione.

autore
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