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La poesia di Francesco Mandrino
Centro studi "Ignazio Silone"
in: Appunti parmigiani (1994)
Francesco Mandrino è un
poeta-personaggio singolare, da noi conosciuto per aver partecipato, con
successo, all’ultima edizione del Premio Letterario “Ignazio Silone”.
Leggendo le opere, presentate al
Premio e quelle precedentemente da lui pubblicate, ricaviamo l’impressione di
un’attività poetica consacrata allo scavo esistenziale, e nello stesso tempo
all’impegno di comunicare con gli altri. Non vuoI essere un rimatore
accattivante, Mandrino, ma un autore di denuncia riguardo alle
contraddizioni del vivere moderno; non c’è nulla, nella sua poesia, di
sentimentale o di morbidamente decadente.
Uno sguardo lucido, contrasti di
chiaroscuri, immagini che affiorano all’improvviso e che spesso colpiscono come
sciabolare: così si presentavano i componimenti raccolti in “I bordi della
notte” (Edizioni Tracce, Pescara, 1992) e nella “Poesia da visita” (Taranto,
1993). Il suo mondo interiore è irto di
lotte, la sua concezione della vita è quella di una battaglia, che si estrinseca
in figurazioni da combattimento medievale: corazze, elmi, spade. C’è un disagio
esistenziale raccontato in quei risvegli “gelidi”, in quegli elenchi di oggetti
quotidiani straniati dal loro uso abituale e quasi ostili.
Le immagini della vita di tutti i
giorni si allineano sulla scena in nuove combinazioni, che li trasformano in
simboli del “male di vivere” di montaliana memoria. Anche l’amore, nella poesia di
Mandrino, più che dolcezza e abbandono, suggerisce tensione, il sonno è incubo,
il risveglio è disincanto.
Il tutto in uno stile personale, costeggiante l’ermetismo ma memore delle
esperienze letterarie più recenti; la poesia non è sogno o divagazione, per
Mandrino, ma riappropriazione, tramite la parola, del significato e dello scopo
dell’esistenza.
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