|
| |
Per la poesia
Mauro Ferrari
in: Il Piccolo di Alessandria (1998)
Continuando nella nostra sistematica ricognizione poetica, nel tentativo
di presentare attività di quegli artisti che in vario modo si segnalano per
coscienza e lucidità artistica, possiamo far cenno a un amico poeta che più
volte ha collaborato con iniziative svoltesi nella nostra zona,
Francesco Mandrino.
Vecchio amico della Biennale di Poesia, già noto dalle nostre parti per
una lettura svolta a Panni Stesi nel 1994 (Borghetto Borbera), e per un’altra
lettura organizzata dal Laboratorio letterario "Parole e Cose” a Voghera nel
1997: un’amicizia che si è concretizzata nella pubblicazione presso La Joker
della sua raccolta Conta il sambuco all'alchechengi (1995), che seguiva
la plaquette I bordi della notta edito da Tracce; residente a San Felice sul
Panaro (Modena), collaboratore di riviste importanti come Punto dì Vista,
Mandrino è un poeta di nebbie, anse. fangose e canneti, assuefatto a misurare un
orizzonte umanizzato che non permette di dimenticare, sullo sfondo di una natura
moralizzata, i rapporti umani: la sua poesia si muove nei dintorni di una
naturalità fondamentalmente panico-erotica, quindi libera e anarchica nella vena
anche se sorvegliatissima nell'attenta ricerca linguistica.
Il grande Roberto Roversi, nella lucida Postfazione a Conta
il sambuco all'alchechengi si sofferma proprio sull'itinerario espressivo percorso da
Mandrino ‘Ecco, dunque, che nella sua vasta articolazione il
linguaggio ... sembra aver toccato un risultato preciso - e convincente. Un
risultato. direi una conquista dopo lungo lavoro. che consente alI’autore
di individuare e controllare un ambito operativo senza divagazioni (senza troppe
divagazioni) sussulti esornasivi o marginali.” Ci sembra che quanto precede
possa essere verificato in testi come ‘Sedum
spurium”.
| |
 |
autore |
|