|
| |
Materiali pubblicati in:
I disfattisti
antologia, Piombino 1992
Danza macabra
Mentre io annuivo ai bordi
del deserto e nella danza
scoprivo l'amuleto
alla caviglia, tu guardavi
verso i campi da golf:
eppure conoscevi il mio
passato, io il tuo.
Schermivi gli occhi all'ondeggiante
ventre, ma una fessura
sul fianco ti gonfiava l'anima
nei calzoni, l'ho visto.
Hai preteso che ti mostrassi
il volto, per gettarti
nelle mie braccia: dunque stringimi!
Mordimi sulle labbra
mute come antenne abbattute,
lasciami sulle aureole,
nei colorati souk, i segni
delle unghie, nel buio
delle centrali rase al suolo
premi il mio ventre fino
allo scompiglio delle viscere
poi devastami l'inguine
penetrandomi come un missile
in un rifugio, battimi
sappiamo entrambi che ti piace
e il tuo piacere è il mio.
Le nostre azioni ci accomunano
siamo simili nelle
colpe e nelle punizioni;
nel calore del sangue
noi, carne della stessa carne:
abbracciamoci fratello
piangendo amiamoci d'incesto.
Panni stesi, catalogo,
Biennale Alessandria, 1994
Orologi rotti, antologia,
Modena, 1994
Originale mail-art.
in Preystory, esposizione Forlì, 6-1996
Ai triturati dagli eventi
Nella stanza scura
la luna occhieggia per un attimo
da una fessura mentre
dalla piazza l'eco dei battiti
scandisce la mia insonnia
come il tuo vegliare lontano
cullato dalla nenia
di un treno mezzo addormentato.
Compagno che ho perduto
c'incontreremo nel mattino
fra i tanti sconosciuto
sarò il tuo vicino sull'autobus.
alla bottega, rivista, Milano 11/1992
"B-52" club
Il woofer lascia
un posto all'anima
fra pleure e cassa
la schiuma espansa
fissa la mente.
Fuma il motore
"May day!" "May dai!"
Lamiere vibrano
il fuorigiri
e tu che fai?!
Pezzi di simbolo
stralci di cronaca
il niente atteggia
il senso perso
che fugge il vuoto.
"Striking my way!"
Fuori la strada
va chissà dove:
ma dove vai?!
Trashing my way.
Versato l'obolo
squama per squama
restano i nervi
la carne viva:
ruvidi i jeans.
Correnti di marea, rivista, Trieste 1997
Scritture private 4
Oscure frasi nei sospiri
che ammutoliscono il pensiero, voci
senza l'incarico di dire,
muta, la lingua della pelle
comunica emozioni, sensazioni,
intendersi non è impossibile
se non ci si ritrae sui bordi
dai quali si precipita nel senso
di cui la bocca amplia l'eco,
la piena comprensione è dichiarata
da umide parole sulle labbra
che quando s'incontrano si zittiscono.
Correnti di marea, rivista, Trieste 1997
Scritture private 5
Poterti consegnare ai sensi
come davanti agli occhi
il fruscio del guanto sulla mano
baciato dal profumo
della pelle
che fotte il gelo.
Arte '93, catalogo, Jesi, 1994
Al rosso che brucia - Scritture
private 8
E' naufragando che le menti gettano
messaggi in bottiglia, frasi sconnesse
alla lingue, che subito si sciolgono
giù in fondo al petto e parte sopra l'inguine;
avido il tempo non più di parole
lungo gli affanni si consuma il transito
dalle onde magnetiche alle fibre,
portano messaggi in cifra chimica
invocazioni e offerte di soccorso
le labbra quando alla fine s'incontrano.
Correnti di marea, rivista, Trieste 1997
Scritture private 10
Le labbra contro la tua pelle
sopra di te, dentro di te
schiacciate contro la tua carne
come pareti di una stanza
chiusa: io forzo la paura
e stringo la mia prigionia
nel disperare la sua fine.
Mi dici: "Tenta di fuggire"
ma non capisco il tuo sorriso;
direi "....." ma tu l'hai già capito.
All'esaurirsi dell'ossigeno
morrò nella tua stanza chiusa
al buio dell'indifferenza.
Agio & Disagio
antologia, Modena 1992
Nell'attesa...
...viviamo ancora i luoghi
diventiamone parte
riempiamoci lo sguardo di colori
amico, non lasciamo
che la disillusione
faccia delle immagini un dejà vu
senza palpitazioni.
Riempiamoci la mente
dell'armonia di forme sulle quali
ricalcare le azioni
stipiamone il cuore
così se quando chiuderemo gli occhi
ci aspetterà qualcosa
noi apriremo l'anima
amico mio, e non saremo poveri.
Pieghevole del trentennale,
1999
Corriere di Taranto, 9-11-99
"Figlioli carissimi..."
La voce: quasi incerta
che a volte sembra chiedere
appoggio all'inflessione
al semplice vocabolario,
che riscuote il rispetto ferma
ma come fosse un obolo,
senza velati accenti
diplomatici, lucida
più dell'opaca immagine
che pubblica la paccottiglia.
La voce che giungeva
ai pianterreni dove il sole
non giunge la domenica;
allora l'uomo ci sembrava
più vicino, lontano
all'infinito il nostro Dio,
intendo dire il suo
il mio, lontani come ora
ch'è lontano anche l'uomo.
Origini, rivista, San Polo di Reggio Emilia, 11-92
Non portiamo sottane
...
Salendo alla stanza scendiamo
le scaleevitando
quegli angoli dove la nebbia
ha impastato la polvere
e un'eco nell'aria risuona
di passiche i gradini
al centro sottili raccontano.
...
Viscido d'umidi tepori
rappresiil corrimano
ripugna alla mano pulita;
non portiamo sottane
che s'aprono ampie agli orpelli
di robuste ringhiere
non sempre disinteressate
non forniscono agganci.
...
Nel vuoto che amplia il divario
fra il ricordo di mani
sui seni e le mani attuali
infilate nei calzoni,
un gradino mancante nel quale
noi precipitiamo
tenendoci saldi soltanto
per le labbra a noi stessi:
la forbice intanto s'allarga.
Offerta Speciale, rivista, Torino 5-94
La pelota unificata
ad Antonio
Nesci
sindacalista cisl
cassintegrato fiat
Eliminato ogni fiancheggiamento
-anche quelli ideologici-
la partita si gioca verso il basso
sulle palle diritte
indicate dagli schemi di gioco,
tiri tesi che il muro
ribatte, con effetti calcolati
senza poter contare
sulla carambola della parete
né sulla sicurezza
che darebbe la rete. Garantiti
senza manutenzione
-salvo sostituzione delle gomme-
i primi centomila,
il gioco parte spedito e l'atleta
si porta nelle zone
che la pluralità degli interventi
rende competitive
e crolla il prezzo delle garanzie
rendendo più rischioso
assicurare un numero di palle.
Le più deboli sgravano
-anche se ormai comode carrarecce
affiancano i tratturi-
ma non interferiscono sui tempi
e meno sui volumi
della transumanza, poiché i rimpiazzi
vengono fatti in loco
con abbondante materiale a scelta
prevedendo il ritorno.
Sulla veloce ribattuta saltano
e mostrando l'invito
del cesto suggeriscono certezze,
i più robusti spingono
i più furbi scattano sulle finte
i deboli s'appostano
sfruttano ogni cascame di bel gioco
senza rischiare troppo.
I ritorni, più carichi e compatti,
seguono traiettorie
soltanto in teoria imprevedibili,
con scatti di potenza
o falsamente deboli ad effetto.
I giocatori esperti
nel primo tratto studiano i caratteri
così si predispongono
per sfruttarli nel migliore dei modi;
arrivano anche i più deboli
e spesso sono loro che offrono
le migliori occasioni,
si tratta di saperli prendere.
Carpito il bottino
il campione lo nasconde alla vista
con maestria lo rotola
nella chistera del dubbio, già pronto
a rilanciarlo là
dove serve per assegnarsi un punto.
Lo spettatore sembra
interessarsi al volo della palla
che dimentica subito
non appena è intercettata dal cesto
e l'attenzione passa
al campione che si libra e si rotola
-previa premio partita-.
Le palle spesso si sostituiscono
per difetto congenito
o per superstizione dell'atleta
che a gioco fermo vàluta
il peso e la misura dell'oggetto
che lo farà campione
e quelle sfruttate tornano in basso
-omaggio ai segnapunti-
a sfruttare un residuo di valore
o per alimentare
il mito e la passione per il gioco.
Offerta Speciale, rivista, Torino 5-95
M.E.R.I.
Dolci com'è una carezza
data furtivamente sulla guancia
dall'animale ad unghia fessa
che al carnoso labbro s'aggancia
preda del bacio tumido
ed umiliante per il maschio
strattonato per la cravatta
che rischia il vacillare dell'archetipo
del ghermitore, stretto nella presa.
Come buffetto dato in guanto
che fa pentire dell'azione fatta
ed elevata al rango dell'offesa
e che promette una lama nell'umido
del probabile vespro mattutino
quando è anteposta la contesa
alla prece, dietro al convento
dove s'umilia il mite cappuccino;
come marmellata nelle brioche
bollente, la mano fra le cosce
della beghina che sobbalza
ma nondimeno accetta l'alibi
a quel suo brivido nella sostanza
equivoco che sotto gli abiti
non distingue la pelledoca
di una contrita penitente
da quelle di una vanitosa foca
che ogni sguardo su di sé invica;
come l'insinuazione nella mente
del perbenista, dando per scontato
un suo comportamento che s'intrica
in quel concetto che pubblicamente
poi viene rinnegato
e che lo pone di fronte a sé stesso
nell'impellente stimolo improvviso
quando non c'è carta nel cesso:
che all'umile credente nel suo dio
insinua un dubbio improvviso:
se invece fosse vero il mio?
Come il pensiero di te, "Amore"
che inevitabilmente giunge a "Cuore"
quando non so più come fare
a vivere delle meschinità
di cui invece vorrei morire.
Rime (che mettono alla gogna)
delle quali lo stile
è infilzato nel fegato (né pena
né odio ma vergogna) rime
(dio ci concederà il fato)
stato nel dolore che opprime
(nell'infezione che ci strema)
che in queste ore tocca di patire,
nell'incubo d'eternità.
Orologi rotti, antologia, Modena 1994
Sbarre
Dal rosario dei sassi
su strade polverose
con difficili soste
sui cigli spogli d'alberi
arrivammo alle piazze
asfaltate di fresco
con gli occhi ancora timidi
di oscure sacrestie,
sguardi al cielo a distrarre
maneggi sotto i tavoli,
e imbonitori accesero
ricchezze dietro l'angolo.
Ora fra noi la grata
del concetto di colpa,
l'uno negli occhi all'altro
cerchiamo le ragioni
della pena, i termini
della diversità.
Abbiamo sopportato
certe occhiate perbene
nelle notti di ombre
in fuga lungo i muri,
la paura di mani
nascoste sotto i lembi,
la stessa porta chiusa:
"...dai apri, che ti chiedo?
Il calore che tolga
le dita al serramanico
la poltrona, le immagini
della televisione
violente, come alibi;
apri carogna, apri!"
Discendevamo insieme
nell'opaco dei neon
di metropolitane
e un'insegna girevole
ci ha distratto nell'attimo
in cui uno è caduto.
alla bottega, rivista, Milano 3-1997
Lungo weekend
Il libero mercato
fa aumentare il benessere
fuori dal monopolio
delle ideologie, ora
la speranza si compra
al prezzo di una lotteria,
ma sospinto dall'onda
resta sulla battigia
un alone più chiaro:
non rimorso, rimpianto.
Verso le dieci le cucine
chiudono, poi si serve
soltanto pizzeria,
il negro si riposa un poco
sia cameriere o sguattero
e si possono scegliere
i vini d'alta qualità
e produzione limitata
che impone la Comunità.
Scuote l'indifferenza
un'automatica paura
nell'abdicare in nome
di chi non si rispetta:
non minaccia futuro
ma priverebbe del passato.
Vernazza 7 dicembre
1993
Donna & Poesia, antologia, Milano 1996
Solidarietà
Come a un'amica abbràcciati
essendo amica, posati
sul petto largo come di una madre
che pure non capisce
ma comprende, stavolta
non offrirti, prova piacere a prendere
apriti senza tare
al complice pelouche
muto nei batticuori del tuo letto,
sentiti arrampicata
da muscoli mansueti
ai polpastrelli e docili alle unghie,
cerca soddisfazione
dove tu sei più tu,
senza aggressività ciò che desideri
l'avrai e sarà scisso
da ciò che più spaventa.
Il Club degli Autori, rivista, Melegnano, 4-1997
Stremati
Inutilmente fuggiamo
ombre ricorrenti
dando lo sguardo al cuscino
-la cecità della preda
non annulla il predatore-,
diamogli di spalle
-noi stessi di fronte-,
ospiti, guardiamoci
palpitare senza ruoli,
caliamoci il palmo
dalla fronte sulle palpebre
mentre neghiamo i battiti
come interpreti di un sogno
che ci vede spettatori
-minimo spazio all'azione
massimo agli eventi-,
non auguriamoci
quello che ci fu negato
ma in noi confondiamoci
all'amore intransitivo:
quella caparbia esistenza
che non vuol farsi accadere
lasciamo che accada.
Punto di Vista, rivista, Padova 7-1997
l'animalista, rivista, Roma 9-99
Nei gatti randagi
Nei gatti randagi
l'anima se ne va
sotto un manto pezzato,
fra ruderi di storia
che non affabula i bambini
fra i cassonetti allineati
lungo la ferrovia
fra i tavoli di un'osteria
di cui si scorda il nome e si rimuove
d'aver pagato il conto,
va distaccata nella convinzione
che non rischia estinzione
né il roditore né l'umano.
Offerta Speciale, rivista,
Torino 5-1997
Galleria Euterpe
[Potrebbe nascere il sospetto
che io abbia un problema,..."il problema"
di chiudermi (fra) le parentesi
di "mettermi"fra virgolette]
come se non ci fossi:
perciò mentre abbraccio la bionda
fate conto che non ci sia,
come se fossi altrove
(a mia volta abbracciato
da un tipo energumena negra,
a metà fra Mike Tyson
e Lola Falana, stia scivolando
nell'orrido fra i pettorali
o stia precipitando
dal labbro, nel buio anteriore
al primo vagito) "tra virgolette".
[Ma ciò che risulta nell'attimo
è soltanto visione
(è lo scarto fra una constatazione
ed una considerazione
è il termine di paragone
con un'opinione diversa)
non è citazione ma azzardo
(è parte della rappresentazione
che la finzione fa apparire tale
è una provocazione)
non è la localizzazione
di una verità ma la possibile
estensione della menzogna:
"Fin qua? Un pò più in là?".
E' una contestazione:
"Io sono dentro o tu sei fuori?"
E' un attimo di distrazione].
"Sic transit", cari amici,
la gloria di portare sulle spalle
il proprio Anchise,
e tutti in processione
si rischia d'essere patetici,
di giungere al ridicolo
nell'attimo d'esitazione
sulla "Rupe Tarpea":
Non è solo il rifiuto della crescita
(poiché al mio fanciullino
non fanno più invidia "sti grandi")
ma se la storia è questa
va rifiutata la telenovela
già nel suo divenire.
Voi fate conto che ci sia
ma lo sapete, sono altrove,
dietro l'ala del fegato ingrossato
che nasconde la bile,
nel sangue più scuro, più sporco.
E' lì che ho imparato la piega
del labbro, che contraddice lo sguardo
è lì che ho ammazzato quel padre
pronto a fagocitarmi;
la lama infilata nell'inguine,
ho gettato ai felini
il suo scettro privato del potere,
e ho imparato il sorriso della iena.
Più Cornuto che Gracca
i miei gioielli sono solo fogli
e non salterò lo steccato,
ho fottuto Confucio
che aspettava sulla riva del fiume,
ho estirpato la stirpe.
[Dunque avete ragione:
(mentre danzo ed ancheggio
fra i veli di sette parentesi)
"dietro al chador delle mie virgolette"
non dovete cercarmi:
"(Non ci sono!)"].
alla
bottega, rivista, Milano, 11-1996
M L M - '80
Ora, in notti interminabili
ai lumi occidentali
di assemblee gastrocratiche
non ci priviamo dei rimorsi
che ricchezza consente
davanti ai lavavetri,
e ringraziamo Dio
alle stazioni dei semafori
per cosce nere inflazionate
e prezzi agevoli al consumo
della felicità.
Ligi al consiglio del decano
tappando l'intelletto
ripronunciamo il giuramento
al perpetuarsi del miracolo
per cui ciò che fu illecito
per sanatoria si fa mondo
e di riflesso la statistica
indica il gradimento
di norme dure e perentorie
e adeguamenti delle regole.
Mattine sempre più difficili
scosse da incubi che seguono
sbornie di libertà
nell'enoteca plutocratica
della televisione
e fitte all'emisfero destro
causate dalla morte
di cellule che non rinascono
ma che comunque bastano
per una maggioranza stabile,
ciarliera e democratica.
Punto di
Vista, rivista, Padova, 7-1996
Dialogo 1
Nel tratto nella forma
o nel colore
nel segno calligrafico
il tempo sfuma
le idee ristrette all'epoca
resta il concetto
sinopia indispensabile
spesso da decifrare
ma che s'impone
a volte, alle menti
dal pensiero più libero.
Punto di Vista, rivista, Padova, 7-1996
Dialogo 2
Immagini s'inseguono
come nelle profonde crepe
dei vicoli dove la luce
non accende i colori
sbiaditi dalle piogge acide
obliterati lungo i muri
per sovrapposizione
su intonaci rigati
da mozzi duri e frettolosi
con sfioriture d'umido
che riportano in superficie
brandelli di messaggi
estrapolati dal contesto
ma che attirano ancora
mostrando nitidi caratteri
in mezzo alle grafie
degli amanuensi disperati
solo annoiati forse
ma troppo spesso inconsapevoli
del grigiore che spegne
nel transito di vite opache
i toni forti che distinguono
le linee suburbane
nella perpetua luna piena
e livida dei neon
che nell'attendere posticipa
l'alba di un sole eclittico.
Conservazione dell'oggetto
poetico
antologia, Milano 1996
Dialogo 3
Schizza lo sguardo di policromie
mentre la spatola disprezza
la pasta dei tubetti,
serviti del supporto come pelle
su cui l'alito scivola
portando fino al timpano parole
di per sé stesse inutili
se non nel suono che segue la curva
come la mano che transita
il progetto nell'opera.
Tieni appoggiata all'anca
l'urna delle grigie passioni,
confronta con la vita la sua forma
ed alla curva immobile
dai la movenza d'ombre fluide,
ché la forma non sta solo nel solido
nell'iconografia
e l'immaginazione non è icastica.
Leva gli ormeggi e manda alla deriva
il pontile, ti basti l'àncora,
impicca il capitano alla bonaccia
e con la ciurma soffia sulle vele;
se nella nebbia i fari certi
sono le trombe, danza
e cambia l'aria sotto la tua gonna
nel fascino dell'intravisto,
vortice che rapisce l'anima
diafana gouache schizzata.
Punto di Vista, rivista,
Padova, 3-1996
Dialogo 6
merci residue
suppellettili
(stazionano) <stanziano>
negli abbandoni del ricordo
delle vetrine cicliche
nella memoria
(labile)
<sottile>
dai vasi comunicanti
(della circolazione)
<della pandora>
icastica
selezionabile
in una goccia il senso
(scende)
<cade>
(nel liquido)
<in basso>
(pesante)
<nel denso>
e solleva la bolla
(nel vuoto)
<lell'aria>
derubricando il peso
del debole pensiero
pallida graminacea
sotto la pietra cresce
(l'invagazione) <l'indagazione>
l'autosedimentazione
(nel divenire storico)
<del divenire atavico>
Reparation de Poesie, rivista, Quebec, 1-1998
"P" PACE
(da un originale mail-art)
poche parole possono propiziare
perorazioni per popoli prima potenti
plagiati poi prostituiti per promuovere
politiche protezionistiche privatizzanti;
proto prelati propongono preghiere
plaudenti pecoraggini primitive,
pacificazioni pressate poco promettenti:
portiamo pazienza però preferiremmo
PACE
Fiori profumati, antologia,
Pescara 1994
Poeti in visione, catalogo,
Rosignano 1996
Nuove lettere, rivista,
Napoli, 9-1996
Gitani
Il fuoco di stanotte
ha tenuto lontano il lupo
dalla zampa mozzata,
ora ch'è cenere, l'allodola
ha smesso di cantare;
ma sottraimi al sogno
indifferente al fiordipesco
con la dolcezza di una tortora
e i rondanini tesi
prima che il cuore
debordi dal lenzuolo,
poi raduna la gonna
al cigolare della ruota
ad occhi semichiusi
ce ne andremo con la foschia,
il giorno ancora timido:
quando il rimpianto sarà alto
noi saremo lontani.
Fiori profumati, antologia,
Pescara 1994
Poeti in visione, catalogo,
Rosignano 1996
Nuove lettere, rivista,
Napoli, 9-1996
Al campo
Guardandomi negli occhi
cosa vedrai Franzisca
nella ferita della mano?
Sappiamo che il destino intreccia
l'amore col denaro.
Seduta accanto alla roulotte
dici la vita che vorresti
o azzardi quella che vorrei?
Ronda lo scialle ai neon
della piazza asfaltata
dove ha trovato posto un fuoco
tuttavia. ...Stanotte
i frònzoli della tua gonna
rideranno di mé
mentre il cavallo nel tuo petto
annusa la benzina.
All'alba mi darai al vento
come la cenere freddata
come uno straccio frusto
ancora avvoltolato al sogno:
schiava della tua condizione,
io servo della mia.
alla bottega, rivista,
11-1994 e 8-1995
Sarajevo
l i v e
C E E
Sembrava troppo facile
allenata sui ritmi
dei campioni, altri
con le scarpe pesanti.
Troppi scommettitori
a basso rischio
così i Book-Makers
hanno procrastinato:
fermi sui blocchi
la morte sponsorizza
il marchio sulle tute.
Bastava un colpo
sulla pista, invece
adesso sulle strade
esplodono polemiche
e fra i bagliori
il mutuo non è acceso
anzi, il pagamento
è anticipato
come nei loschi affari.
La vita è una sirena
sfuggente dalle arterie
a dissanguarsi
fra le piste sui monti,
è come un'ulcera
che distrugge i tessuti,
muto il telefono
e l'acqua sa di gas.
Battuta la moneta
è già più debole
se il cambio libero
fa del mercato un guado
cui è costretto il branco
ai predatori,
se la fame rafforza
valute stabili
quando bocconi
il pane sa di fango.
O N U
Fu più facile allora
liberarsi del peso
quando sfuggivano
grida e cavalli,
arrestare l'anarchico
poi andare in parata
a morire lontano
dai notiziari
nelle ore dei pasti.
Il corpo abbandonato
paga la sera
per avere una fossa;
cerca di alzarlo
che passa la bandiera,
alzalo per prostrarti
che sta passando
il simbolo divino.
L'azzurro dell'incenso
le fotoelettriche
requiem scanditi
da contraeree
ricoveri notturni
contesi ai topi:
era facile allora
quando c'era un nemico.
Spezza il cuore e il bel sogno
l'Hollydays-Inn
con occhi nero fumo:
è dovuta ai legittimi
senza mercato
la stessa tolleranza
che al potere solvente
quanto illegittimo,
ma il contratto che scade
ridimensiona
l'ideale più fermo.
N A T O
Dalle alture l'inverno
s'affaccia sottozero
sulla colonna
di aiuti umanitari
che non arriva
e la pietà mancina
brandisce con la destra.
La morte è una speranza,
per il free-lance,
che esala nel contrasto
di un primo piano
e tiene sempre in serbo
una carezza
ed un'inquadratura
per le ciocche dorate
che han bisogno di te.
Contro le attese
di solidarietà
forse varrebbe
una misericordia
diritta al cuore,
un gemito sommesso
da registrare.
Rimane un incubo
che può sfuggire ai radar,
la pacificazione
e il dubbio che l'abbraccio
porti soltanto il bacio
di labbra tumide
devastate dall'erpes,
a cui serve rubare
l'ultimo fiato.
alla bottega, rivista, Milano
12-1995 e 4-1996
'900 e oltre, antologia, Napoli,
1997
Viaggio in
Italia
-Viaggio a
nord-
Il ginocchio segue la curva alpina
nell'accavallamento che cattura
lo sguardo alla pianura circostante
nel sole della piazza di provincia,
alla sagra che ammicca al forestiero
imbarazzato e attratto dalla vista
delimitata dall'autoreggente,
favoreggiato da sorrisi astanti
complici del merletto indifferente;
si ascolta la canzone popolare:
vorrebbe imporsi la florida soprano
con la ghirlanda in testa, ma il tenore
calca sul suono della fisarmonica
romantico, lo zampognaro allora
fa leva sugli accenti natalizi,
tutti si reggono sul contrappunto
di un coro polifonico continuo
eppure non emergono i cantori.
Andare incontro all'avvenire è dolce,
come il rossetto che decora i filtri
fra dita inanellate, o il rossore
di mani nude in guanti senza dita
nella perenne saga del mercato;
la nebbia sfuma i dorsi alle colline
assicurando discrezione a valle
a potatori di frutteti e vigne
e infreddoliti arabi che tappano
i buchi nell'asfalto dei tornanti.
Il sole svela sull'arco romanico
l'ingenuo fregio a dente di lupo
sotto cui passano lieti i fedeli
in processione vestiti della festa
lungo i semafori della Via Crucis,
con un soldino per gli zingarelli
purché di Sarajevo, ma irritati
dal briciolo di dignità del negro
che offre l'accendino per non chiedere.
-Viaggio a
sud-
Si scopre l'oasi del "fra di noi"
dove non è possibile fraintendersi:
si palpa il culo della pasticcera
mentre fuori i bambini si divertono
domenica, quando in telenovela
c'è il Santo Padre e non i cellulari
carichi di ministri e imprenditori.
Andando incontro all'avvenire piace
sbirciare un'ombra in una scollatura
il dubbio di un collant sotto una mini
come per un diritto non sancito,
la garanzia che dà un posteggiatore
forse abusivo ma pronto a inginocchiarsi
alle liquefazioni ricorrenti
per le strade, coperte col lenzuolo.
Nei pomeriggi dove il sole picchia
si sta seduti sulle connivenze
su cui sono fioriti i privilegi,
sotto lo stato assente a sorseggiare
il vino e i fondi della previdenza.
Quando l'inverno sferza sulle spiagge
si corre incontro all'avvenire come
all'evasione rispettando i limiti
ad una trasgressione tollerata:
baciarla senza chiedere il perché
dei suoi vent'anni sotto la pelliccia
s'ha pur da vivere, fermi restando
gli impegni famigliari e raggirando
ogni morale sul valore aggiunto
che limiti lo scambio commerciale
e nell'ora del vespro quando suona
ogni campana che ringrazia Dio
per questo cielo terso, e per il mare
ringrazia il WWF, far stappare
ancora una bottiglia per finire
i tarallucci di Don Salvatore
tanto si può guidare da ubriachi,
manca la segnaletica alle uscite
dell'autostrada verso l'avvenire.
alla bottega, rivista, Milano
4-1996
Significati
labili
Preoccupa l'insofferenza
per l'eccezione sollevata,
specie se si confonde
quiescenza con esonero
davanti all'impazienza
a disarcionare il meccanico
nell'accusarne la carenza
e si resta indecisi
sugli strumenti o sugli attrezzi,
come impotenti fra paura
e attesa che risulti
l'evento scongiurato:
si teme che sarà possibile
confondere o scambiare
con la propositività
la prepotenza, nel futuro.
Baxtalo Drom
antologia, Pescara 1995
Tolleranza
Non è fra l'ombratura intorno all'occhio
e la caviglia diafana lo scarto
ma fra la ruota e le fondamenta
sta la distanza essenziale che rende
inconciliabile il valore del fuoco.
E' ciò che nega l'espressività
alla losanga sbalzata sul rame
contro la battitura del carattere
e la mente fa incontrare nel segno;
è ciò che nega pari dignità
allo stagno confrontato all'argento
e lo sguardo accomuna nel bagliore;
è ciò che stabilisce la distanza
fra il sospetto e la confidenza
che fa di ognuno il regno del silenzio
il cimitero delle aspirazioni,
che traccia il segno del confine all'altro
ad impedire ogni soluzione:
non c'è rispetto senza conoscenza.
Appunti Parmigiani, rivista, Parma 12-1995
Metemfisicosi
La tigre ha il nero del carbone
nella caverna e lungo il marciapiede
il tempo ha il rosso del mattone,
la macchia s'ingrigisce
nelle aurore annebbiate dalla gouache
dove spicca bianca la china
e provoca l'acrilico
che lucido scorre e si stende
nel caldo del trascorrere
che distende un unico velo
agli occhi ed alle orecchie
quando la musica confonde
il suono col rumore
e un'aura avvolge il vivere
mentre risulta incompatibile
l'apparire con l'essere:
il verbo perde senso
nell'affermare il proprio suono
così come il colore si sbiadisce
nel rivelare la sinopia
e stempera nell'indistinto.
Per ognuno resta possibile
l'insurrezione del gesto
perentorio e rievocativo
verso l'unica soglia:
che non è forse così silenziosa
né così buia, forse.
Letteratura e natura VIII
antologia, Forlì 1997
Limotica
Dal limo tiepido
del morbido tuo seno
come ninfea
negli infiniti rivoli
dell'esistenza,
per gli infidi acquitrini
o trascinato
da piene inaspettate
flutti melmosi
fino a sabbie mutevoli
che disorientano
nel dubbio dell'oblio
al mare vasto
che lascia il sale e insinua
ombre ancestrali
abitatori ostili
fino ai coralli
preziosi e impenetrabili
riflessi caldi
colori che si spengono
sul manto grigio
sul grasso della pelle
che tiene il codice
dell'abbraccio biologico
del bacio atavico
che non soccombe al tempo,
richiamo ematico
ad alghe originarie
a culle acquastagnanti,
bisogno irrefrenabile
quasi d'anguilla.
Mito, rivista, Napoli 12-1995
alla bottega, rivista, Milano, 4-1996
Mahàmadou
Il futuro
assomiglia a un'estrazione
cui tutti si partecipa
per il fatto in sé stesso,
con più stile:"una spada di damocle":
comunque avulso dalle nostre azioni.
Un grande palinsesto
in cui si può liberamente scegliere
fra dei programmi che non interessano;
appare inevitabile
le alternative sono,
già lo sappiamo, risultate false.
"Si sta"....come soldati ungarettiani.
Più che insoddisfazione
coglie il sospetto d'inutilità;
non pesa la mancanza
di considerazione nel poeta
ma lo specchiarsi oltre la finestra
e non vedere i tratti
propri, riflessi in quello che sta fuori
e ancora di più rode
volgersi indietro e non trovare l'ombra.
Si dà forfait. Ma io lo so chi sono:
le fughe sulle strade disselciate
la luce artificiale
sui posti di lavoro, per trent'anni
qualche verso riuscito
e il serramanico che stringo in tasca,
per il resto io sono Mahàmadou.
Baxtalo Drom
antologia,. Pescara
1995
Vietato ai nomadi
L'orizzonte del campo segna dune
ricchezza dello spreco
e stormi di gabbiani ormai dimentichi
di masse d'acqua e venti
che non giungono a smuovere
la cappa grigia delle piogge acide
dove lo spazio si comprime ai rovi
tra il fosso e l'autostrada
e il martellare ritmico
delle merci rotabili
genera l'incubo dei Calderasha;
vecchi, sembrano attendere
sperare nelle nuvole di polvere
che annunciano il ritorno dei nipoti,
non ci sono cavalli
nei parcheggi di metropolitane
da cui tornano i bimbi
da questue troppo spesso con destrezza
agli uomini obsoleti
che la manualità perdono a carte
insieme alla ricchezza della lingua
che fa schiavi all'altrui,
alle donne che infrangono
regole di una vecchia società
quando tarda una nuova che le superi.
Moltitudini senza più identità
e assurdi etnocentrismi,
il prepotente stigmatizza tutti
s'erge sulla natura
assimila il diverso all'animale
e l'omologazione
e l'obliterazione del sé stesso
fa più straniero l'altro.
Sempre più estranea la notte ai cani
il campo suscita il disagio intorno,
sonni sempre più inquieti
luci più forti ma senza chiarezza:
la presunzione vela l'ignoranza.
Verso fine millennio
antologia, Taranto 1996
Incontinensùtile
Se nel tempo reale
e nello spazio circoscritto
l'affermazione appare perentoria
e acquista ordine l'idea
di un percorso compiuto
e sembra verisimile
il punto dato dal sestante
ecco un'utopica amnesia
un vuoto di memoria
un improvviso mancamento
come precipitando
in una scollatura
incomprensibilmente attratti
e respinti dalla paura
oppure risucchiati
in un'inguinale fessura
che apre a un universo
dall'occhio inumidito
come nel piccolo bambino
e appare chiaro quanto sia difficile
tenere un punto di contatto
fra l'essere e l'avere
un canale di scambio
fra l'apparire e l'essere
la possibilità di comprensione
con l'esistente estraneo
nel rispetto sia pure minimo
di qualche convenzione
se l'incremento temporale
logaritmato dal presupponibile
decremento spaziale
allontana dal punto
e avvicina all'essenza
in un processo regressivo
e in un continuo ripiegarsi
nel tepore di un grembo.
Offerta Speciale, rivista,
Torino, 11-1996
Livre d'Artistes (100 pz.)
antologia, Quebec 1998
Radice " PU "
se la parola
fa arrossire le guance
abrade i calli
di sensibilità
atrofizzate
raschia la pelle morta
dilata i pori
viviseziona
e tiene esposti i nervi
la poesia
alla bottega, rivista, Milano
3-1997
Nido di tortora
Preliminari abboccamenti
saggiamenti informali
di illustri "a nome e per conto",
i "se...forse" gli "èbbe"
già sapendo le colpe,
preventive richieste, garanzie
prima di giungere spontaneamente
di fronte ad un "Mosè"
spesso neppure michelangiolesco;
ostentando umiltà
calcola i rischi il reo
nella certezza di forti difese
ed infila le mani
sfacciato, sotto le più austere toghe
disposto a patteggiare,
ammicca sporgendo le labbra
per abbreviare il rito,
invia segnali in codice
minacce avvertimenti
sottintende chiamate di correo,
infine issa una bandiera
ad indicare chiaramente
a chi toccherà vendicare:
che gatta da pelare!
...............
Semplice dannare un ingenuo
che innocente si affida alla giustizia.
Punto di Vista, rivista, Padova, 5-1998
"alias Apricale"
Consono al cielo
col fremito del polso
sotto lo sforzo
che al rischio compromette
ogni bersaglio,
mira alto l'arcere;
i sistemisti
incolonnati in strade
di fondovalle,
tendono a un purgatorio
di consuetudini
minime garantite.
Apricale 27-7-1995
Città di Capannori
antologia, Lucca 1999
Licantropia
Nel buio delle notti
scosse dal soprassalto
al cupo ululato di un treno
in un colpo di vento,
e pesano le scelte
di cui il silenzio esige
per conto della solitudine,
bianco, da una fessura
un occhio improvviso di luna
un canino sfuggito
ad un sorriso, avvicina
il canto dell'allodola.
Agenda poetica
antologia, Novi Ligure. 1997
Shandranteul
A volte capita che vieni
con la fluorieffervescenza di un angelo
senza consegne di custodia
tutt'altro che invincibile
ma assai determinato nell'azione,
precoce estesa e soffice
discreta per quanto possibile
come i fiori dell'olmo, così pallidi
quasi avanguardie delle foglie,
e non prometti frutti commerciabili
ma ricchezze da condividere,
freschi rifugi d'ombra
nelle calure dell'effetto serra,
ripari ai buchi nell'ozono.
Agenda poetica
antologia, Novi L. 1997
AN-IMI-ALES
Quando s'allenta il tendine
e la giuntura s'abbandona
e al banco di macelleria
il muscolo si espone
e resta una parvenza
d'intendere senza volere
che mai si fa coscienza
ma dell'istinto si fa forte
ed insinua l'amore,
l'oblio ha una presenza.
.....................
Sarà terribile la morte
se spegnerà il tuo odore.
Scritture e percorsi
antologia, Pescara 1997
"alias Vincent Van Gogh"
...fratello scrivo
con segni interscambiabili
simboli fonetici
inadeguati a dire
pensieri che non tengono
l'immaginato
in parte mi consola
l'anacronistico
e povero supporto
che il viaggio deteriora
nel tentativo
di renderti partecipe
mi dispera il pensare
gli stessi segni
fra mani di burocrati
lettere e numeri
che tendono ad un ordine
progetto icastico
di lingue ormai
ancora sconosciute
da aree remote
giunge il concetto
sedimenti biologici
stimolazioni chimiche
impulsi elettrici
su nervi e muscoli
non basta il gesto
a contenere forme
che nell'immobile
svelano il movimento
e il colore il colore
in me si somma
come le voci
che perforano i timpani
per farle uscire
violento l'orifizio
e col dolore
prevarico il dolore
ma non mi basta raggiungerti
scrivo fratello....
Scritture e percorsi
antologia, Pescara 1997
Video/Audio
l'imprescindibile dell'apparenza
veicola il messaggio
e ne adombra l'aspetto discutibile
per cogliere il consenso
nell'area dove il concetto
sarebbe inaccettabile
uscita dagli schemi poco rigidi
della parola scritta
la veicolazione del messaggio
propende per l'immagine ed il suono
duttili all'uso del subliminale
dalle difese deboli
in un anacronistico tripudio
l'immagine eclatante
veloce e densa di sollecitazioni
si riversa su un pubblico
fatto contenitore e contenuti
e pagine sbiadiscono
il mentitore si schermisce
con l'insinuare ambiguità
verso i riferimenti culturali
e azzera l'esperito all'ipotetico
non resta che l'ambiguità
per svelare l'archetipo
affastellare informazioni
con mezzi raffinati
rende impossibile ogni verifica
senza mezzi adeguati
resta la fede ma in quel dio
che ha i mezzi per farsi conoscere
alla bottega, rivista, Milano
3-1997
ov/est underground, rivista, Castel del Rio (BO) 3-1999,
con versione inglese
Panettoni
... e panettoni,
in questo mese freddo
che ci scarmiglia il capo
e ci sorprende
lontani da noi stessi,
quanto da certe immagini
televisive
lascia che t'inviti,
amore mio,
dove non passano
stelle comete
eppure tacciono i lupi,
al calore di un fuoco
che non basterà mai,
senza i colori
del Marlboro Country...
Baxtalo Drom II
antologia, Pescara 1996
Thèm Romanó, rivista, Lanciano, 1-1997
... prendi le mani ...
antico uomo
legato all'atavico
come l'istinto
che ripropone
nel quadro mutato
...dammi le mani...
certo padrone
del proprio passato
forse incosciente
celebra il rito
che ha perso valore
...stringi le mani...
soste difficili
lungo i tratturi
spezzati da vincoli
dove la rondine
non trova più fango
...spezza le mani...
abili all'opera
che non è richiesta
resta il frugare
negli interstizi
o fra gli ingranaggi
...taglia le mani...
la mesta acquiescenza
verso il sussidio
centellinato
come un ricatto
alla dignità
Proseguire, rivista, Bologna,
10-1997
ALAT, rivista, Torino, 10-1997
Poesia e Narrativa
antologia, Roma, 1998
Eridana
Negli occhi lumina il chiarore
di foschie mattutine
ed il primaverile verde
ha fiori tra le pieghe
della vestina, i sandali Eurèka
la polvere fine contesa
al becco delle rondini
sotto i veroni senza carte
nei cortili assolati dove giunge
il cinguettio di asili,
ti sento, mia dolce, ti vedo
nei profumi d'estate
e il biondo delle trecce aduni
nei covoni sulle aie autunnali;
dietro i vetri appannati di minestra
t'immagino che ti distendi
come sonora brina
sui disadorni argini la sera.
A volte capita che vieni
con la fluorieffervescenza di un angelo
senza consegne di custodia
tutt'altro che invincibile
ma assai determinato nell'azione,
precoce estesa e soffice
discreta per quanto possibile
come i fiori dell'olmo, così pallidi
quasi avanguardia delle foglie,
e non prometti frutti commerciabili
ma ricchezze da condividere,
freschi rifugi d'ombra
nelle calure dell'effetto serra,
ripari ai buchi nell'ozono.
Le cime ammorbidite
sotto il verde, le torri e i monasteri
come allo sguardo carezzevoli
capezzoli, il liquido discendere
al fremito perenne
del ventre piatto al lago ombroso
da un ghiacciaio invisibile e incombente
come minaccia di castigo,
dove contorna a mezzogiorno
l'onda delle anche fluide
intrasognate alla foschia;
con quella spina calcinosa al fianco:
Cammina avanti che possa guardarti
e inanelliamo l'isola
mentre stringo le spine, che mi accorga
di vivere, prima di sera.
Vivrò il mio desiderio
stasera, non ti bacerò,
bella, più ancora della Parmigiana
più del perfetto marmo, vera
viva; quando il tramonto accende
millenni di grigiore
che pure ci hanno generato,
e mi inganna lasciando che m'illuda
di avvinte colonnine gemine;
quando ti appoggi contro l'argine
come ad una spalliera
lasciandoti lambire il piede
da quest'acqua perenne, silenziosa
nel generare gorghi,
che lenta e inesorabile ci uccide
mentre annaspiamo a vivere.
Non ci allontaneranno
lo sprofondare lungo le fiancate
dei fregi semplici che ci accomunano
le facciate dirute
gli stucchi brevi e miopi
che celano la trama ai laterizi
i cassettoni d'oro
che mimetizzano le capriate,
quello che ci avvicina è nel tracciato
di fondamenta salde.
In ov/est underground, rivista,
Castel del Rio (BO) 3/1999, con versione inglese
E' ancora qui,
nel lasso che separa
la luce e il buio,
che depongo, esanimi
le più caparbie notti
quando tace l'allodola
e prende voce l'altro;
a questa terra
che non offre ripari
e dove pure il sole
sorge e tramonta
sopra quell'orizzonte
sempre nascosto,
che qualcosa nasconde:
la carta buona?
L'ultima mano, forse.
E' sempre qui,
a questa luce
che guadagna il colore,
con alle spalle quello
che ci pugnala,
che per accettazione
di un'altro debito
contratto con la vita
mi sottoscrivo,
e m'impegno a pagare.
Offerta Speciale, rivista,
Torino, 11-1997
OB-LIV-ISCI
(in faccia allo sbiadire che diviene)
Bastava fare poco, allora
per essere nel giusto
anzi, bastava lasciar fare.
Adesso, chiudere il millennio
coi distinguo sull'accaduto
vanisce l'esistenza;
e perciò tutti a rovistare
fra le cartine stracce
e le veline, sventolando
ciò ch'è quasi avvenuto
un giorno, o avrebbe potuto;
meglio se con il morto
più facile da annalizzare
e meno confutabile.
Cede l'equidistanza
della parapsicologia:
S'indultano le menti deboli
più ancora del pensiero
e il valium è più accattivante
di caramelle al parco.
Quindi rimesso il porc a'l'òra
mitizzano le grate
o le scodelle d'alluminio,
i corridoi chiusi
dopo infinite resistenze.
Di notte il Ripa Ticinese
è un continuo viavai
di ricciolini brizzolati,
architetti alla moda
e anziani scrittori desueti,
ricordi a buon mercato
e i più sfigati sul Pavese:
confessano rapporti
con le puttane ormai assenti,
scisse dalla paura
fra alpeggi Montenapoleonici
piramidi Binasche
E party privati in piscina.
Pellegrinaggi in pectore
segretano: un Are Krishna
il verde dell'Irlanda
un cactus preso nel Grand Canyon;
come fosse un carattere
o un distintivo che s'adopera
lungo le tangenziali.
All'Osteria del Vecchio Porto
si prenotano tavoli,
l'ora delle anime ubriache
non offre neanche un posto
coi lampeggianti in doppia fila,
c'è ressa al Bar Magenta
si beve in piedi come in tram
non ci sono più risse.
alla bottega, rivista, Milano,
2-1998
Australe
vigile il cane sul sole,
lungo la pista infida
sotto l'austra costellazione
è tornata nel lieve
sull'ala del canto ab-origine
Federica Manfredini,
donna, artista, poeta,
ancor giovane e bella
presente, discreta
M'è rimasta una
macchia
sulla camicia della festa,
un grumo di vernice
nell'arteria che pulsa,
nella pompa aspirante
premente un ritaglio
di stoffa tra le membrane,
un rilievo inconsulto
sulla borsa da viaggio
in questa stazione
senza orari indicati
con impronte infinite
in sale d'attesa deserte
con l'altoparlante che chiama
un nome che non si capisce
e treni che vanno veloci
con immagini ai finestrini
che ci sembra di ricordare,
e noi su panchine di marmo
che silvia ci punta col dito:
non avere paura o remota,
e scrivo senza gli occhiali,
nessuno di noi farà tardi.
agosto 1997
Emozioni, fanzine, Torino, 1998
Amica mia
Amica mia,
teniamoci stretta la mano,
parliamo ancora
fra queste bricie di osteria
dove qualcuno
ancora se la gioca a carte:
senza alpitur
non c'è più mondo da girare.
L'amico Juan
passa in cabina le franchige
scrive: -...non scendo
non ho più voglia di angiporti
non so che dire
ai marò delle birrerie,
Gilda ha sposato
un ragioniere dell'Archivio
mentre qui a bordo
l'odore delle stive al buio
è come l'oppio...-.
Volendo respirare forte
qui c'è la nebbia,
nasconde i pennoni di Ostiglia
e qualche airone
che si rifiuta di migrare,
parliamo ancora
diciamoci tutto il silenzio.
ov/est underground, rivista, Castel del Rio (BO) 3/99,
con versione inglese
Cuba
Ambasciatore, lui
di libertà:
"Italiano" lo chiama
il bambino, e gli vende
qualcosa; sua sorella
gli mostra l'inguine
e un numero di stanza:
s'incrementa lo scambio.
Su orme Illustri
e MondoVisionate
si sente ricco
ed un po' fortunato,
il cuore pieno
di valori e di pace
e le tasche di Dollari.
Libri d'Artista
antologia, Castel S. Pietro, 1998
Originale mail-art, esposizione, Castel S. Pietro, 7-1998
Originale mail-art, esposizione, Firenze, 10-1999
Kodici
...il messaggio mantiene
il ricordo che trapassando
per passare alla memoria
confessa sé stesso
ad un codice il quale
la memoria passando
fa trapassare il ricordo
e mantiene il messaggio...
alla bottega, rivista, Milano, 2-1999
Culla - il tempo è nulla
Sei tu che osservi il tempo e lui t'inchioda
ti chiama vecchia e non buona novella,
volgi altrove e non vedi oltre la ruga
il piede ancora in frotta alla piazzuola.
Alle certicchie umane affidi troppo
poco alle steppe estese d'ignoranza;
ti scorni alla parete avanti agli occhi,
alla tua fifa auspichi eterna luce
o ti sconforti al vuoto che ti aspetta,
e non ti accorgi ancora di quell'altra
che sempre ti ha sorretto alle tue spalle:
lievi intuizioni ed utopie da sogno.
La vita è qui e altrove ed ora e sempre
la morte è solo un battito di ciglia,
riflesso dello schiocco ad un bambino
che buia un fiato e subito ripiglia
e con la luce torna anche il sorriso;
ciò che divide un volto da un pensiero.
Lieve il pensiero trova agio alla fuga
e il tempo solo al volto alza la ruga.
Infinito Leopardi
antologia, Milano, 1999
L'infinito
(da un originale
mail-art)
Chiamami, dal limbo internetto
che non nasconde ma confonde
al guardo, previa il testo,
tanta parte della stesura;
by-passalo col volaverba
e accusa ricevuta
dell'ipertesto scritto a manent
non erudito, questo,
che altro dirti non vuol
se non gravezza di sua sorte.
ov/est underground rivista, Castel del Rio 9/1999,
con versione inglese
I Serbi uccidono i poeti
(tra l'altro)
Solo i cattivi in guerra uccidono
chi è amato dal nemico,
e i Kosovari amano i Poeti;
per questo fuggono in Italia,
dove si comprano a peso
da tenere nel frigo
per fargli scrivere un saggetto
da dare al bimbo che va a scuola
o qualche articoletto
tanto per canzonare
un avversario Senatore
che scrive un libro, di poesia;
ne abbiamo così tanti...
quelli in eccesso li schiacciamo
sotto un mare di carta
e poi li seppelliamo
in fosse comuni di amnesy.
ov/est underground rivista, Castel del Rio 9/1999,
con versione inglese e russa
Nessun luogo è lontano.
Alitami un pensiero
come improvviso fra i capelli
il vento o l'intuizione
di vicende lontane,
sulla mano che scrive
l'assenza sarà come l'ombra
di una presenza nella mente;
pensiamoci, ti prego
quando di notte il buio
non sa del fuso orario,
non c'è altrove a cui volgere
se l'orizzonte è una speranza:
nessun luogo è troppo lontamo
per poterti pensare,
non siamo sempre soli, luna.
Pieghevole del trentennale, 1999
Corriere di Taranto, 28-10-1999
Penombre
In questa stanza
dove non ha accesso
l'odio e il risentimento,
con i soffitti
e i muri irregolari,
ha posto chi
scavò la roccia
o con l'unghia veloce
lasciò fonda carezza;
in penombre
mute di voci o gesti
o miagolii,
soltanto i vostri sguardi
su di me
e il respiro
che resta sempre il nostro
con ognuno di voi
cui mi avvicino.
In questa stanza
dove verrò, un giorno
con sguardo pallido
e solo un fiato
che non appanna il vetro;
allora sì
che mi verrete incontro
e sarà tardi
per parlarmi, allora.
Chiusa la porta
cadranno le pareti
nella luce:
chi un'altra stanza
e chi senza casa.
| |
 |
autore |
|