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Prefazione a
Boulevard dente di sega

Franco Piri Focardi

Si inaugura, con Boulevard dente di sega di F. Mandrino, “Opere da due soldi” la collana di piccoli libretti tascabili dedicata alla poesia ed a brevi racconti, agile, leggera e soprattutto economica, pensata da Pino Di Lucchio, motore principale di numerose attività di comunicazione come: Evasion - giornale del libero pensiero, che tanto ha dato al movimento poetico-artistico libertario italiano dagli ultimi anni; la Mappazza Cd-Rom, stracolmo di immagini di ogni genere; fino agli opuscoli, libretti di narrativa, di poesia, volumi e fogli di fumetti, Cd musicali di gruppi hard rock italiani. Inoltre mantiene viva una rete di scambio di materiali autoprodotti in Italia, e non solo. Una paradossale ed assurda vicenda giudiziaria con una improvvisa e mattiniera visita della Digos e relativo sconquasso e sequestro di materiali cartacei e d’archivio, legata alla sua attività giornalistica e “supposta in collegamento con frange estreme”, lo ha costretto a sospendere la pubblicazione del giornale Evasion ed a frenare sulle altre, comunque il nostro Pino è troppo vivo per starsene fermo, cosi periodicamente ci manda una e-mail Ev@sion, con una ricca serie di notizie e di controinformazioni.

E' per questa ragione che F. Mandrino ha contattato noi dell’Associazione “Oltre i limiti” per vedere se era possibile portare a compimento questo progetto, in particolar modo questa sua raccolta già di fatto pronta per la stampa. Ed a noi ha fatto molto piacere essere coinvolti per dare inizio a questa collana e stampare “Boulevard”, pur non essendo noi degli editori, ma degli strenui sostenitori dell’autoproduzione, che si impegnano anche personalmente ad aiutare ad impaginare, fotocopiare ed a pubblicizzare sul sito, sul bollettino, insomma utilizzando tutte le nostre piccole possibilità, i libretti che ognuno di noi sogna di veder pubblicati; e nella nostra idea l’autoproduzione deve portare anche ad un altro livello di coscienza, quello della relativa importanza dell’esser pubblicati (ché pubblicare per non essere letti è un vero spreco di energie, materie e denaro!), dell’autonomia delle proprie decisioni (ho a disposizione questa cifra, stampo 50 copie delle mie poesie e le regalo agli amici), e che ognuno è responsabile di ciò che pubblica (scelgo queste 10 poesie perché le reputo rappresentative di quello che voglio dire). Per questo operiamo con tirature limitate (oltretutto è diventato semplicissimo ristampare), poche copie che servono a far circolare i nostri pensieri, mantenere contatti, sviluppare confronti; da regalare agli amici, spedire a qualche rivista e scambiare con altri poeti. Con queste idee proviamo a portare nel mezzo della società occidentale dominata dall’economia una figura del poeta e dell’artista liberato dal giogo dei numeri e dall’assillo della celebrità, e, riportato alla sua essenza di creatura comunicante.

Per noi di “Oltre i limiti” la poesia è sempre stata il fulcro di ogni attività sia artistica che musicale. Intorno ad essa si sono solidificate le nostre amicizie, è nato Crash la rivista/fanzine, ed oggi bollettino dell’Associazione, che è il tramite che ci ha permesso di conoscere e di instaurare rapporti di collaborazione con tante persone, poeti ed artisti, che come noi cercavano e cercano una soluzione alle difficoltà incontrate nei confronti di una società sorda alle voci più flebili ed ostica verso i contestatori. Non è mai rientrato nelle nostre intenzioni il raggiungere le platee paludate e sorde, perché non ci interessa l’attenzione superficiale di chi guarda solo l’esteriorità e non osserva dentro lo spessore delle cose, però rivendichiamo il diritto, come esseri umani, di esprimere le nostre emozioni e sensazioni, il nostro orrore e disgusto verso una società che per farsi obbedire continua ad usare le armi, uccide gli innocenti e condanna una parte del mondo alla fame ed alla povertà più vergognosa che mente umana possa concepire.

Francesco Mandrino oltre ad essere un poeta, un artista multimediale e un declamatore entusiasta e coinvolgente, è anche un caro amico che divide con noi, ormai da tre anni l’avventura di Creativa, l’incontro annuale tra artisti di vario genere che si tiene nel Comune di Rignano sull’Arno e fondato sulla totale parità delle arti e degli artisti. Sono incontri decisivi per la possibilità che offrono di scambio e di conoscenza; ad ogni incontro ne viene fuori l’immagine di una rete di poeti ed artisti vivi ed attivi che oggi anche grazie alla posta elettronica si tengono in costante contatto, disseminati nelle varie regioni e per lo più misconosciuti, nonostante la dedizione al sentire poetico ed artistico, alle sue tematiche, sviluppi e problemi.

Ma veniamo a questa raccolta. Sono poesie legate al mondo del lavoro ma in un modo del tutto particolare, con quel sottotitolo fra parentesi ed interrogativo (Poesie d’amore?) che immediatamente ci riempie di domande. Così leggendo ritroviamo in questi versi un sistema di relazioni, di rimandi fra le parole ed i fatti, che apre sul mondo operaio, raccontato dall’interno con immagini ed incastri inconsueti, una visione che modifica la percezione oleografica della fabbrica, di quel “non luogo” del lavoro tutto catena e ripetizione, e forse è proprio per quell’accogliere in modo umanissimo i rapporti quotidiani che volenti o nolenti si istaurano fra le persone -e delle quali né divora in termini di tempo e di vita una grossa fetta- all’interno di un ambiente che vorrebbero asettico, distaccato e distaccante, pronto a creare divisioni, annullare prospettive.

Il titolo Boulevard dente di Sega Si riferisce ironicamente alle strade (i grandi viali parigini!!) che correvano in mezzo ai capannoni delle fabbriche, che nel secolo scorso per sfruttare al meglio la luce naturale proveniente da nord erano costruiti con i tetti inclinati uno accanto all’altro e disegnavano nel cielo delle periferie, al confine con i campi ancora coltivati in maniera tradizionale, profili triangolari, anche questi sono diventati nel giro di pochi anni reperti di archeologia industriale, soppiantati dai nuovi parallelepipedi in cemento precompresso illuminati, da mane a sera, con la luce artificiale: un nuovo ed ancor più fondo strappo con i ritmi naturali. Ritmi, suoni, odori, parole ben vive nell’esperienza di F. Mandrino, che ha vissuto interamente il passaggio dal mondo contadino a quello industriale ed oggi, a questa epoca di consumismo fine a se stesso. Di un periodo intenso di trasformazione del mondo del lavoro, fervido di lotte sindacali, di presa di coscienza dei propri diritti, di sviluppo tecnologico, macchiato di morti bianche, erede di malattie professionali e di cimiteri di materie inquinanti, rimangono a testimonianza le poesie di pochi autori che questo passaggio lo hanno vissuto, ed essendo poeti nell’anima, di questo hanno parlato nei loro versi. Non c’è sentimentalismo (anzi in F. Mandrino prevale una singolare ironia ed un piacere intimo nei confronti della parola), in questo genere di poesia, né trionfalismo, solo racconti del proprio vissuto e delle speranze, dei rapporti, degli incontri, dei giorni increspati con l’aria del mattino, del giorno, della sera, portata insieme ai problemi, alle gioie ed alle noie nell’interno del reparto fra i compagni di lavoro.

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