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Aurora
prefazione
Circolo Aquaragia
Come un attimo di stasi, di quiete; una pausa fra il battere ed il levare
delle due grandi entità che compongono la vita: il buio e la luce. Una fascia di
colore neutro a separare il buio che ancora regna sulla terra dalla luce che ha
già conquistato il cielo, un tempo non più infinito come nei sogni e non ancora
finito come nella realtà, una terra di nessuno nella quale l’essere giace al
riparo dai tormenti che gli sono causati dai due grandi padroni della vita, la
notte ed il giorno; l’una avendola già abbandonato e non possedendolo ancora
l’altro.
In quest’attimo di straordinaria coscienza dei sogni che stanno per finire
e di quasi totale incoscienza verso la realtà che sta per iniziare, i sentimenti
più profondi dell’essere sprigionano tutta la loro forza.
Paura, desiderio, disperazione, gioia, rimorso, speranza, disillusione,
amore imperversano, liberi dalle pesanti ragnatele del sonno e non ancora
irretiti dalle convenzioni dell’esistenza, sul loro soggetto, che le subisce
impotente di tutto se non di una vaga forma di coscienza.
Ma ciò che in tutto questo appare più sorprendente è che sotto il dolore
come sotto la gioia, che i sentimenti liberati procurano, vi è la stessa
armonia, la stessa dolcezza, come di un rimpianto; il rimpianto
di qualcosa di grande e sconosciuto che sempre più appare come
irraggiungibile: perduto forse nella coscienza o forse rifugiato
nell’incoscienza.
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autore |
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