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Note critiche a
Ci vediamo al Jamaica

Redazionale
Odissea nr. 5/2010

Il romanzo scava, fra invenzione e realtà, in quella Brera degli anni Sessanta fatta di artisti, critici, poeti, letterati, giornalisti e tipi strambi. L'Accademia fa sentire la sua presenza, come il pullulare delle gallerie d'arte e degli studi degli artisti. Il bar Jamaica, allora pieno di vita, li accoglieva. Poi è venuta la speculazione, il “sacco di Brera”, ed il Jamaica ha cambiato pelle come il quartiere. In peggio. Ma quella è un'altra storia.

Sandro Bari
31.12.2010

Spero che Ci vediamo al Jamaica abbia il successo di pubblico che merita. Leggendolo mi è sembrato di rivivere tanti episodi di una volta nei caffè romani, quando ancora si frequentavano (dal Caffè Greco all'Aragno di un tempo, a Rosati e Canova, a Doney, Carpano, fino alla Babington tea room e al Cafè Notegen...). Ora molti sono scomparsi, ma più che altro sono scomparsi i colti, simpatici, allegri, scanzonati frequentatori di un tempo: siamo noi che stiamo diventando grandi...

Giorgio Bárberi Squarotti

... sono rientrato a Torino domenica, e ha trovato il suo libro, che mi ha liberato dalla tristezza dell'abbandono di Monforte un poco anticipato.. Sono lieto, allora, tanto è vero che ho stappato, per festeggiare, una bottiglia di Dolcetto... Auguri per la presentazione milanese. Con i più affettuosi saluti.


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