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Dall'antologia
I poeti del Musagete
a cura di Bonifacio Vincenzi

"La poesia di Pasquale Montalto ci introduce nella comunione. Ma comunione in questo caso non è assentarsi né perdersi, ma ritrovarsi, giorno dopo giorno, nella quotidianità e nel tempo che chiede valori. E la poesia di Montalto è una poesia che recupera alcuni punti di riferimento" [Pierfranco Bruni, prefazione a Luci e Ombre, Edizioni Il Ponte, Rimini 1990].

Sono dei punti di riferimento importanti. L'amore, per esempio. L'amore per la vita, per la donna, per la natura, per tutto ciò che lo circonda. A volte il vento è incalzante, coglie le sensazioni inchiodandole sulla pagina. Con fermezza, aggressività. Altre volte il verso si adagia nella quiete di un'ispirazione che centellina i silenzi, l'alito del tempo, la voce che risuona altrove.

Nella prospettiva di Pasquale Montalto, i sentieri secondari, conducono nel luogo dove risulta dispersa la vita interiore. E' errando in questi sentieri che lui si guadagna il diritto di vivere se stesso totalmente. A questo proposito Corrado Calabrò, il grande poeta calabrese, ci spinge ad andare più in profondità: Non noi, quello che in noi di noi è morto, | solo quello che ha vissuto [Corrado Calabrò, Una vita per il suo verso, Oscar Mondadori, Milano 2002].

E se in un momento di sconforto Calabrò arriva anche a deterstare i ricordi perché "sono vecchie vestite da bambine", Montalto, invece, non osa mai tanto, nemmeno quando il ricordo gli procura una sofferenza lancinante. Per lui tutto dev'essere fedeltà assoluta alla memoria perché nella memoria l'assenza di tutte le cose ritorna come una presenza che dà pienezza al vuoto e sollecita nel verso il mormorio del silenzio.

Una voce

da: Libertà e persona (1984)

Gli alti alberi
la vecchia chiesetta
il cielo asettico e sereno,
tutto nell'ordine naturale
mi riaccende la speranza
che un giorno la terra
diverrà un grazioso giardino
per viverci in completa armonia.

Aprile 1981

° ° °

Autunno

da: Glass bits (2003)

Una nebbia di sonno
avvolge l'antico casolare,
riparo di nostalgie
arroccate tra i colori cadenti,

ed un eco di flauto
risuona nel silenzio dell'animo,
chino sul ricordo
di ricche abitudini contadine.

Grave autunno
ritorna
nel ciclico tepore
di un profondo sentire.

Novembre 1986

° ° °

Luce

da: Luci e ombre (1990)

Luce protettiva del mattino
magico slancio di un bacio viandante
aria fresca negli alveoli del cuore
tulipani che si schiudono al sole
morbido petale del mio sentire
che riscopro dolce d'amore
nell'immenso volteggiare della luce.

1989

° ° °

Scatti di respiro

da: Luci e ombre (1990)

Ombra sbiadita. Mistificata. Calpestata.
Ombra sfiorita negli angoli meno in vista.
Smarrita sul verdastro dell'ulivo.
Sereno offuscato. Cirro capriccioso.
Luce. Macchiata. Sporcata.
Spirito ingenuo colpito da nebbie volgari.
Rottami di parole. Vento d'uragano. Devastante.
Allucinogeni di libertà. A sei mesi abortiti.

Scatti di respiro – come spugna –
mi stringono le meningi.
E segreti ricordi d'infanzia
mi pungono gli occhi; che meditano
(nascosti) tra le braccia di un bambino.

Settembre 1988

° ° °

Io, le nuvole, il cuore e l'universo

Inedita

L'eco della valle, le nuvole, lontane voci
di contadini nei campi;
le case, la città che si anima,
il fischio del treno, la via;
un'isola in lontananza,
lo spumeggiare delle onde
che incontrano la riva;
bellavista per le prime ore del giorno.

Io... cos'altro!, io e mio padre.
La vista, la ricchezza d'amore,
io e mio padre, scaldati
dal tepore del sole,
nella prima luce del giorno.

L'odore dell'erba, il mare,
la brezza del vento, la terra,
un battito che pulsa all'unisono:
io, le nuvole, il cuore e l'universo.
Il mio e quello di mio padre,
...e tutto ciò che c'è da godere,
di una bellezza increata, da realizzare
in sconosciuti passi di danza.

Pasqua 2002

° ° °

Società oggi

Inedita

Comunità anaffettiva, inospitale,
intollerante, intransigente e insopportabile.
Insofferente, equivoca e truffaldina.
Turbolenta e bacchettante, sulle solite ossa
dei lavoratori, contadini, donne, bambini,
amanti, per quel poco che resta, della terra.

Torture, lividi, ferite, sofferenza,
gemiti di gente, che ancora urla,
per i morsi della fame.
Antico riscatto; ragioni civili;
cure inquinate di rabbia violenta.

Residui, oggi, di merli combattenti,
in un moderno castello, incementato
e ovattato di falsi valori.
Terra inaridita nel petto,
verità ammutolita e respinta nell'animo.

Violenza, pene, pianto rimosso.
Quanto male... dolore, dolore.
Dolore indicibile; apertura della vita,
da cui non voglio più scappare,
per far fiorire il bel giardino sociale.

Maggio 2002


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