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Prefazione a
Luoghi del mito

l'autore Roberto Mosi

Alcuni luoghi sono particolarmente legati al racconto dei miti, si crea come una stretta relazione fra i tratti fisici del paesaggio che li denota, i miti che questi luoghi evocano e il mondo delle nostre emozioni. E’ ancora vivo per me, per richiamare un esempio, il ricordo dei viaggi compiuti dal porto di Ancona verso la Grecia il primo giorno delle vacanze, dell’incontro con il profilo dei monti delle isole greche dopo una giornata di navigazione, l’attesa viva di scoprire, in un sogno ad occhi aperti, vicino ad un fuoco che brilla sulla costa, l’ombra di uno degli eroi del racconto di Omero. Forse, proprio la figura di Ulisse!

Il mito dunque accompagna, anzi, si può dire, fa parte delle nostre esperienze di vita in modi diversi, può essere il calco d’argilla nel quale si riversano i frutti della nostra immaginazione, la chiave implicita – od esplicita – del nostro pensiero e del nostro linguaggio, perfino un motivo di gioco, di divertimento per riprendere i tratti di un antico racconto mitico, conosciuti da sempre, e presentarli in vesti nuove, con le forme, le suggestioni, i linguaggi che offre la vita che viviamo noi uomini, donne del terzo millennio, per mille versi attori confusi, frastornati su un palcoscenico colmo di segni e di rumori, incerti e, soprattutto, pieni di paura.

“Ogni mito che ci è stato tramandato, anche il più oscuro e il più sconcertante, ha qualcosa da dirci. Contiene domande, ci provoca: ed è ogni volta un invito a prenderlo sul serio, a interrogarlo, eterna sfinge che nasconde enigmi e segreti in cui ne va del nostro vivere, anzi del nostro tentativo di dare senso alla vita” (S. Givone, Il mito oggi, in “Mito e contemporaneità”, Pendragon, Bologna 2007 ). Il mondo storico e il mondo del mito corrono paralleli. “Mentre la storia è tutt’uno con il tempo e con il divenire, si può affermare che il mito ha per contenuto l’eternamente umano” (S. Givone). Un aspetto questo che W. F. Otto, filologo classico e studioso della mitologia antica, precisa in una maniera particolare. Egli rivendica al mito una sua funzione essenziale e quindi nega che esso possa tramontare. Il nostro essere al mondo è tutt’uno con la nostra capacità di domandarci che cosa ci stiamo a fare sulla terra e di trovare eventuali risposte attraverso i racconti con cui cerchiamo di mettere ordine al grande caos che ci minaccia. Naturalmente ciò dà luogo a una specie di narrazione infinita, il mito ci parla di eventi che non sono mai accaduti ma che sempre “sono”, non nella realtà della storia, ma nella realtà delle parole che usiamo per costruire possibili orizzonti di senso.

E’ un percorso del pensiero che ci porta a non relegare il mito in una dimensione arcaica; al contrario, il mito è, per così dire, declinato al futuro. “Se ne può appropriare o riappropriare solo chi disponga di grande consapevolezza critica e di altrettanto grande fantasia creativa” (S. Givone). L’uomo contemporaneo è come chiamato ad un’impresa: deve imparare, per dirla con le parole di Nietzsche, a “sognare sapendo di sognare”. In questa ricerca possono essere liberate le energie che in potenza sono racchiuse nel mito.

Questo percorso di riflessione fa parte della mia ricerca poetica, avviata da alcuni anni, intorno ai luoghi che ci troviamo ad attraversare (Itinera), a vivere (Parole e paesaggi), ai quali siamo legati per la nostra storia (Florentia) o che ci fagocitano come individui in mezzo alla folla (Nonluoghi). Rappresenta il tentativo di catturare con i versi della poesia una molteplicità di sensazioni, di memorie, personali o condivise con altri, di formare una trama che converge in un punto: sono elementi attratti, come le pagliuzze di limatura di ferro, da una linea di forza magnetica che è la ricerca del senso dei luoghi. Il percorso che ora si compie con la nuova raccolta di poesie (Luoghi del mito) aggiunge il piacere dell’incontro con il mito, della nostra capacità, in definitiva, di sognare ad occhi aperti.

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