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A scopo di libidine

Il vento. C'era stato sempre qualcosa fra lui e il vento. Quando soffiava a lungo rotolando minaccioso dalla cresta del Maniero e d'infilata spazzava i vicoli della città vecchia ammonticchiando negli angoli della adiacente piazzetta di S. Sebastiano le superstiti foglie dei tigli e degli ontani avvertiva come una corrente elettrica percorrergli le vene, una specie di guizzo caldo che lo scuoteva e lo teneva in allarme. Di cosa non avrebbe saputo dire. Ma il vento. il vento di tramontana precisamente. Gli faceva quell'effetto; gli altri venti non li avvertiva. o se 11 avvertiva non avevano su di lui alcuna conseguenza.

Allora era certo che la giornata non sarebbe trascorsa senza un episodio. Anche banale, un evento minuscolo a Incrinare la superficie liscia dei giorni appena appena increspata dalle ore d'ufficio. L'ufficio; certo, il tempo non vi scorreva tranquillo, gli atti e gli impegni erano tanti e tali da lasciarlo a volte sfibrato. altre volte teso come una freccia pronta a scoccare. Ma tutto si esauriva all'interno di quelle stanze impregnate dall'odore acre della carta e illuminate da una luce soffusa l'onnipresente luce del neon) dove si sentiva isolato dalla vita vera che scorreva fuori e lo, tormentava. Fuori egli si sentiva al margini del flusso eppure in quel flusso voleva entrare. Immergersi. Scomparire.

Ed era allora. Quando usciva dall'ufficio per tornarsene a casa. quando percorreva a piedi le strade strette della città vecchia, quando entrava nel suo appartamento confortevole, ma vuoto e il velo della solitudine lo fasciava lentamente e lo avvolgeva come In una carezza mortale, che I giorni della sua vita gli apparivano una lunga, interminabile liscia superfici senza screpolature. senza variazioni dì colore, E il cuore gli faceva male. accelerava 1 battiti temeva di morire Ma non moriva, e sapeva che non sarebbe morto di quel dolore, troppe volte il professore glielo aveva ripetuto: – Il suo cuore è sano come quello di un ventenne, le sue vene sono perfette. Non è certo questo il suo male –. E una volta, fissandolo acutamente dal bagliore delle lenti. – Non ha mai pensato a riformarsi una famiglia? –.

*

 Il professore guardava le trabeazioni sopra ai finestroni sporchi di polvere, grigi contro il grigio del cielo. Il suo sguardo a volte acuto dietro l'iride azzurra, era smorto, quasi assente.

– Un tipo nevrotico. Ha sempre accusato malanni inesistenti. Sono convinto che tutti i suoi disturbi dipendono dalla mancanza di una normale vita di coppia –.

– Ritiene abbia agito a scopo di libidine? – chiese il Pubblico Ministero.

Il professore lasciò cedere lo sguardo dalla trabeazione che fino a quel momento sembrava aver attratto tutta la sua attenzione all'uomo togato che gli aveva rivolto la domanda. Sorvolò sulla testa dell'imputato, senza soffermarsi.

– Sono un cardioangiologo non uno psicanalista. Tanto meno un giudice –. Ebbe un breve sorriso. Poi lasciò che lo sguardo scivolasse sul volto dell'uomo dietro la transenna scortato da due carabinieri. Ora lo fissò a lungo. Questi sembrava non vederlo.

– Quello che è certo ‑ disse ‑ non è un criminale –.

Un leggero mormorio, quasi una brezza, increspò la sala. Fu solo un attimo, Il silenzio tornò sovrano.

 Il giudice parve destarsi da un lungo sonno. – Dobbiamo attenerci ai fatti. Non abbiamo bisogno di opinioni, ma di prove –.

 – La sua mano era fredda, e mi stringeva, mi stringeva, non voleva lasciarmi –.

 – Risponda quando viene interrogato! – tagliò corto il Giudice.

 *

Certo, il vento. Una folata più forte, frizzante, gli aveva fatto volare il cappello oltre il marciapiede, dall'altra parte della strada, e lo aveva spinto, a intervalli brevi e secchi, dentro la nicchia della Madonna Scrostata, dove fino a non molti anni fa le vecchie del quartiere, al cadere del buio, accendevano un lumino sopra una minuscola mensola di pietra corrosa. Ora le vecchie del quartiere erano tutte morte o avevano cambiato abitudini, perché di lumini, anche d'inverno quando tornava col buio, non ne vedeva più. La nicchia serviva invece sempre più spesso da orinatoio per bambini, prostatici e ubriachi.

Tuffò la mano con circospezione, temendo di lordarsi d’orina. Il cappello sembrava essersi posato sopra un mucchio scuro di cenci, che si stendeva, quasi a forma di triangolo, sul pavimento della nicchia. Allungò appena due dita a prenderlo, senza dover toccare il pavimento né gli stracci. Ma la mano scivolò, cadde giù. Incontrò una resistenza calda, molle, qualcosa di vivo che si agitava sotto gli stracci. Pensò a un cane o a un gatto. Avvertì come un liquido caldo sciogliergli il sangue. Non ebbe più timori. Frugò con le mani. Forse un gatto o un cane feriti. Sapeva che il vento gli avrebbe regalato qualcosa. Il vento, quando soffiava per più di tre giorni, finiva sempre per regalargli qualcosa.

Sentì una mano piccola, un po' ruvida ma calda aggrapparsi alla sua. Vide una testa nascosta da ciocche di capelli scuri, selvaggi come un roveto due occhi lucidi febbricitanti. Cercò di ritrarre la mano, – È una zingara, pensano. Un brivido lo percorse. Aveva avuto sempre timore degli zingari Ma la manina restava attaccata alla sua tenacemente. Gli occhi lo guardavano. Fu allora, quando il suo incontrò lo sguardo della bambina, che il sangue ebbe ancora un guizzo. gli si sciolse tutto. Temette di svenire. Il cuore batteva colpi sordi nel petto. Quello sguardo era lo specchio del suo sguardo; era la sua solitudine che tornava da una lontananza infinita.

Non seppe come né perché; la bambina, senza abbandonate la presa, si era svoltolata dagli stracci; si era alzata. Lo fissava. E quando lui accennò ad andarsene gli tenne dietro, la mano nella sua mano. come ne lo avesse conosciuto da sempre.

*

L'aula era vuota. Il Presidente l'aveva fatta sgomberare dal pubblico. L'avvocato difensore aveva chiesto e ottenuto una visita ginecologica perché venissero verificate le accuse di parte civile. Il giudice leggeva il referto del ginecologo. Un referto tranquillo che constatava l'integritá dell'imene, l'assenza di tracce di violenza sul corpo della bambina,

– Vi sono atti di libidine che non lasciano alcun segno, Troppi turpi gesti al nascondono dietro carezze all'apparenza innocenti – tuonava il Pubblico Ministero.

Il Giudice seguiva le evoluzioni di un ragno a ciondoloni sulla campate dell'aula. Aveva una mano grassotta e il ragno sembrava Interessarlo molto più delle frasi del Pubblico Ministero.

– La bambina non ha rivelato che la sia stata fatta violenza. Quando la polizia è entrata in casa dell'imputato c'è voluto del buono e del bello per farle abbandonare il suo benefattore – concionava l'avvocato difensore.

La bambina, Lucia. L'aveva chiamata subito così, appena entrati nell'appartamento, Chiusa la porta accesa la luce, aveva visto il fulgore del suo sguardo. Uno sguardo di velluto che sembrava sollecitare carezze da chissà quante centinaia di anni, Lucia. – Ti chiami Lucia? – aveva chiesto. Il cesto di pruni della sua testa aveva detto di si.

Allora era stato assalito da un brivido di sgomento. La sporcizia di quel volto, dove solo gli occhi rifulgevano della manine nere impiastricciate da una crosta dura e spessa 1 vestiti che emanavano un fetore insopportabile.

– Hai fame? – chiese ancora. La bambina lo guardava muta. – Vuoi mangiare? – Aveva accompagnato la domanda col gesto della mano destra,, le dita riunite a mucchio portate alla bocca. La bambina continuava a tacere.

Un sottile sgomento lo invase – Dove vuoi andare? Vuoi tornare fuori? – Lucia ebbe un lampo negli occhi. Un lampo di paura, come di bestiola in trappola. Poi scappò a nascondersi dietro una poltrona. 'Mi capisce' pensava. 'mi capisce. Ma cosa posso fare di lei? –

Rivide per un momento la sua vita. Alle spalle la superficie liscia, uguale, monotona dei giorni e degli anni scivolati via dal bordo della voragine oscura; davanti. Lucia, la sua bambina da dover accudire crescere, educare. Un bagliore che rivestiva dì luce vera anche le ore dell'ufficio che deva senso a quel limbo annullava di colpo l'immobilità del tempo trascorso.

Il vento fischiava e scuoteva in modo lugubre le tapparelle, La stanza era calda, la luce era calda. Lo sguardo di Lucia era caldo e vellutato. Ebbe la certezza che l'infinità del tempo trascorso e la sua nullità, il grigiore, l'abulia della vita fino a quel giorno, avessero avuto come unico scopo la preparazione del ritorno di Lucia, come una rinascita inconsueta nella nicchia della Madonna Scrostata, predisposta, preparata apposta per lui.

La piccola zingara restava accoccolata dietro la poltrona. Lo guatava, Si sentì liberato d'un tratto dalle sue inquietudini, dei timori, dai pregiudizi, dal senso dì sporco che emanava dalla bambina. Si diresse deciso verso di lei.

– Lucia vuoi restare qui con me? Sono io il tuo papà? –.

La paura scomparve dallo sguardo. Un filo di riso brillò dentro le iridi brune. La manina sbucò dai cenci, si tese oltre la spalliera della poltrona Incontro all'uomo che avanzava.

– Allora dobbiamo fare un bel bagno, D'accordo? Dovrai essere pulita, pettinata e profumata. La mia bambina deve essere bella. Deve essere ammirata –.

*

– I testimoni hanno riferito che l'uomo non nascondeva la bambina. La portava a spasso la sera quando tornava dal lavoro. La teneva vestita e pulita come una principessa, Aveva verso di lei l'atteggiamento di un buon padre – continuava l'avvocato difensore.

– Un padre che raccontava alla gente un sacco di frottole –, interruppe l'avvocato di parte civile. Il Giudice continuava a rimanere assente. Abbandonato il ragno, che risalito lungo il suo filo di bava era scomparso In un pertugio del legno, ora leggeva un foglio posato sul banco e la lettura sembrava interessarlo tanto quanto poco prima lo aveva interessato il ragno.

– Ciò che raccontava alla gente non ha importanza. Doveva in qualche modo giustificare quell'essere che la Provvidenza gli aveva affidato –, riprese l'avvocato difensore.

– La Provvidenza? Non bestemmi. per favore –, saltò su il Pubblico Ministero. L'avvocato difensore parve non udirlo, Continuò: – Trattava la bambina come ne fosse veramente sua figlia. Le testimonianze sono tutte concordi. Nessun atto osceno. Nessun atteggiamento che possa far supporre la libidine –.

– Le vie della libidine sono infinite, come quelle del Signore –, ribatté l'avvocato di parte civile.

Il Giudice parve scuotersi, si guardò intorno trasognato

– Insomma, questo è un processo ai fatti. non alle intenzioni. Nulla è emerso finora dal procedimento che accusi quest'uomo –. Ma non era il Giudice che aveva parlato! ere ancora l'avvocato difensore.

– Che il pubblico ala riammesso In sala! – disse Invece Il Giudice.

Il rumore della gente che invadeva l'aula, il parlottio i sussurri, le grida. E lui nel supermercato a cercare vestiti adatti a una bambina di sette‑otto anni. – È mia figlia spiegava alla commesse, me l'hanno lasciata i parenti dì Ma moglie per un po' di tempo. Mia moglie vive all'estero, in Australia. Siamo divorziati, Laggiù fa caldo. Non hanno pensato, mandandola in Italia, alla differenza di clima. Devo acquistarlo vestiti adatti per questa stagione –.

Le commesse lo guardavano sorridendo. E lui comprava vestitini In lana leggera. maglie, sottabiti, mutandine. pigiami, calzini, paltò, scarpe, Pacchi e pacchi che poi si faceva portare a casa. Spendeva ed era contento. si sentiva leggero, felice, come non gli era mal accaduto.

*

A casa Lucia lo attendeva a letto, sotto le coperte. Completamente nuda, perché nulla del suoi stracci doveva restarle indosso, Ne aveva fatto un fagotto e lo aveva gettato nel bidone delle immondizie. Il suo corpo ora, dopo che era stato immerso a lungo nell'acqua calda del bagno, era fresco tenero, una rosata pelle di pesca.

Nulla di quel corpo, lo aveva sorpreso. Vi aveva riscoperto un'infanzia ormai lontana. dimenticata. Aveva ritrovato il riso. Avevano riso insieme, come bambini, spruzzandosi acqua negli occhi. Aveva ritrovato la tenerezza di appoggiare la guancia su quella pelle fresca e morbida, La barba. La barba! Lucia parlava poco,, ma si faceva capire con prontezza. Lo aveva subito chiamato papà.

Il vento ululava nel camino. Aveva visto donne affaccendarci con grandi bacinelle di acqua calda; lui fermo In un angolo in attesa, a mordersi la mani. Ogni canto un grido straziante rimbombava per la casa. Poi l'affaccendarsi della domo ora diventato piú frenetico. Del miagolii come di gatto si erano fatti sentire. Un pianto di bambino L'urlo della donne giù per la scale. Femmina! Femmina! come ne fosse accaduta ma disgrazia. Ma lui aveva sentito Il petto sollevarsi Lucia. Lucia! aveva gridato, e spingendo le donne era corso su per la scale aveva spalancato la porta.

*

Il mattino dopo il vento era cessato. Il cielo, era grigio. Prometteva la neve. Lucia ara balla nei vestiti nuovi e il paltoncino rosso. Ma il suo sguardo era tornato cupo, terrorizzato. Forse aveva capito Il discorso che lui le aveva fatto. che non poteva restare In casa sua perché prima o poi l'avrebbero trovata, e lui l'avrebbero messo in prigione. "Ratto a scopo di libidine!" avrebbero titolato i giornali. Ma non lo aveva detto alla bambina. L'aveva soltanto pensato. Lui sapeva che non ere vero. sapeva che quella era sua figlia tornata a lui dalle Immense brughiere del passato. Ha nessuno gli avrebbe creduto. Lo avrebbero dipinto come una mostro.

– È solo per poco. credi, tornerò a prenderti quando avrò sistemato i fogli. Tornerai con me per sempre –, ma non credeva a quello che diceva e Lucia capiva solo che l'avrebbe abbandonata.

Quando furono al posto di Polizia la sua manina non voleva staccarsi. Tirava, tirava come se il braccio le dovesse allungarsi all'infinito, fino a raggiungerlo di nuovo su nel caldo appartamento, dove aveva trovato un bagno profumato che l'aveva mondata da tutte le lordure. una cena buona e tanti bei vestiti e aveva dormito sognando prati fioriti e farfalle gialle e una guancia ruvida di papà sul petto.

Si chinò ad accarezzarle i capelli divenuti ora soffici come la seta. – Sono ancora il tuo papà Lucia? –.

Lo sguardo rimase chino a terra, ostinatamente. – Sono ancora il tuo papà. Tornerò a prenderti. Te lo prometto – e mentre lo diceva,, cercava di convincersi che fosse vero. che sarebbe in qualche modo riuscito a recuperare una figlia perduta ormai da troppo tempo.

Allora Lucia alzò gli occhi. Erano asciutti. senza una lacrima. Avevano però perso lo splendore vellutato della prima volta che li aveva visti. Ora gli sembrò di leggervi una muta condanna: perché non al hai lanciato nella nicchia della Madonna Scrostata? La bambina non piangeva. ma non abbandonava la presa, Dovette staccarsi strattonando con forza,, e fuggì via nel vento che aveva ripreso a soffiare. Grossi bioccoli di neve, portati dai monti. gli sferzavano il volto gli entravano dentro gli occhi facendolo piangere.

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