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Antologia critica generale sulla trilogia
Calu

Silvana Andrenacci Maldini

«Non è la Poesia a lasciarsi irretire dal tempo e dalle dune del deserto! Il segno non può morire: la fantasia del poeta vola senza aereo oltre le cime dell’Everest.
Insuperata l’allegoria dominante la poeticissima opera di Nesti così ordinata nella suddivisione delle parti e nella veste artistica. Leggere Itinerario a Calu significa avvicinarsi ai nostri grandi Poeti classici, gustando un linguaggio in chiave moderna.»

Elio Andriuoli

«Divinità etrusca della morte, come ci attesta una lamina in piombo con iscrizioni, rinvenuta a Magliano nel territorio di Vulci, contenente delle prescrizioni sacrificali ad essa riferite, Calu costituisce per Walter Nesti anche il simbolo di un bene che può essere perduto e ritrovato, come l’amore per una donna o magari per una città, che di una donna assume il misterioso fascino.
Calu è dunque l’emblema di un bene che l’uomo persegue e talora raggiunge, ma che per breve tempo veramente possiede nell’effimero corso dei suoi giorni.
Quello che tuttavia maggiormente anima la pagine del poemetto di Nesti è la fiducia che la ricerca di Calu (che qui assume anche il significato della felicità) avrà successo e che quindi alla fine ella sarà ottenuta da chi a lungo l’ha cercata. La sua conquista offrirà così un appagamento e darà un valore all’esistenza di colui che con perseveranza l’ha inseguita negli anni e rappresenterà il premio capace di lenire ogni pena e ogni affanno sofferti. Un viaggio nei misteriosi percorsi della vita, questo compiuto da Walter Nesti, che della vita ha il forte richiamo e l’imprevedibilità, ma anche possiede l’incomparabile bellezza e i molti molteplici doni.»

Davide Argnani

«La poesia di Walter Nesti è importante perché si fa ascoltare. Mentre la si legge ogni sua parola fa scattare mille pensieri nella testa del lettore e questo conta perché dimostra che la parola ha la forza di spezzare il tempo (...) il linguaggio della poesia di Nesti si trasforma in ritmi più secchi, amari, ma riscoprendo le cadenze della musicalità che dona fulgore e trasparenza al corpo delle parole. È poesia attenta al malessere che il tempo crea con i suoi tradimenti e abbandoni per cui la realtà dell’uomo rimane sempre in balia di quell’eterno mito di Sisifo…»

Lidia Are Caverni

Walter Nesti nella trilogia esprime il meglio di sé, una poetica priva di morbidezza, di punteggiatura che si conclude ogni volta al punto finale a segnare, a cercare una pausa al singhiozzo dei versi, all’eterno andare. C’è il forte richiamo al feminino, ma il ventre ce l’ha la donna ma anche la città ed entrambe sono l’immagine di un sogno, un qualcosa di perduto, di irraggiungibile che lascia l’impalpabile sapore del desiderio-aspirazione, perché ritrovare Calu è compiere il proprio destino per la felicità per cui l’uomo è nato. Ecco perché il cammino verso Calu, irto, difficile, contorto, amaro, è cammino di fede.
È opera di maturità che ha caratteristiche esaustive in tutta la sua pregnanza lirica.»

Giorgio Bárberi Squarotti

«Il suo poemetto è bellissimo, luminoso e sontuoso per intensità, sapienza di immagini, armonia dei versi, mirabile festa d’amore e di stagioni e di esperienze mutevoli e avventurose della vita.
La sua scrittura poetica è fervida e rigorosa al tempo stesso: e quantomai persuasiva è l’invenzione di immagini e di situazioni. Originale è l’andamento del poema, non narrativo, ma per episodi e meditazioni distaccate, isolate, fortemente marcate.»

Alberto Cappi

«Secondo volume di una trilogia in atto, il cammino è fresco, interessante, preso com’è tra fascini e suggestioni. L’alone che circonda i versi ha la luce dell’intemporalità e l’armatura verbale, quasi tutti all’imperfetto, ma non fa che dilatarlo. Poi, man mano che avanzano i Canti, appaiono altri tempi a coronare lo spazio della poesia.»

Roberto Carifi

«Si tratta di un poemetto diviso in cinque sezioni, di cui l’ultima, intitolata Il canto degli assassini mi sembra la più riuscita dal punto di vista lirico. Del resto Walter Nesti è un autore che lavora da anni, certamente apprezzato da chi segue con attenzione le cose della poesia.»

Tito Cauchi

«Si osservino le voci come cavallo, nitrito, sesso: fanno aumentare i battiti cardiaci, rischiano di accendere la passione, quella passione d’amore che sembrava sopita. Si sente come sbucato dalle viscere della terra, scendere lacrime sul viso. La vista di Calu lontana è rallegrata dal paesaggio ridente e vivo: lepre, scoiattolo, volpe, fiori di ibisco. “Calu… accoccolata! Sulla vetta rossigna e vellutata” (4°/IX).»

Rudy De Cadaval

«… il poeta sa guardare all’esterno e all’interno di sé, pur pagando pedaggi di sangue, può affermare un’assenza che è insieme essenzialità e quindi ritrovamento di sé. La vergine pena può allora decantarsi, può perfino farsi stimolo a estetismi formali, che in questo caso appaiono risolutori dell’angoscia, allargamento di altre voci giocate tra carnalità e sublimazione dell’eros, in rapidissimo susseguirsi d’immagini, aggettivi inconsueti e coni di parole, crea il dilemma se pervenire dall’oggetto al sentimento o dallo stato d’animo all’oggetto sublimato: le due cose, immancabilmente, coesistono concatenandosi in una corsa grafica mozzafiato, il segno aleggia in un eros conteso e dilaniato da sesso e spiritualità religiosa.»

Domenico Defelice

«Vincitore del “Città di Pomezia 1989” (…) il poemetto Itinerario a Calu di Walter Nesti si concludeva con la conquista ed il possesso della città/donna/simbolo. Il sogno, ardentemente desiderato e così tenacemente inseguito nel deserto della vita era stato finalmente afferrato, nell’estasi dei sensi e dello spirito (...) Ma è solo un istante, perché sulla terra, tutto è labile, momentaneo... Alla conquista segue subito, infatti, l’nsoddisfazione. L’essere umano non sa quietarsi, mira sempre oltre, si impone nuove mete, sempre nuovi traguardi ed il continuo suo anelare non gli consente di godere nessun bene raggiunto. Già nell’attimo dell’amplesso e dell’estasi un’ombra nera li avvolge “Un borro ghiaccio scorre e ci divide” e il possesso anziché confondere, rinsaldare le due anime “ti rende più straniera” confessa il poeta alla donna.»

Gino Geròla

«L’interesse vivo e vero, che nutre perfino le radici di ogni pagina, è per l’interiore dell’uomo (a cominciare dal proprio) e quindi per le sue sofferenze, per le sue delusioni, i suoi drammi, che continuano a sanguinare in effettiva solitudine, nonostante si incontri spesso un “tu” di origine ermetica e qui simbolo o punto di riferimento della sessualità o sensualità: “essere soli questo è il senso esatto.»
Da una simile fase ideologico-emotiva scaturisce l’andatura variata e intensa dei versi, sostenuti da un loro ritmo ben concertato. (…)
Ne viene fuori un poemetto vivo, equilibrato, intenso in quella sua specie di dualità in cui la luce diventa buio e il buio luce, la sofferenza convive intimamente con il fascino della natura.»

Tommaso Mario Giaracuni

Impressiona la continuità e la compattezza di Nesti, della sua ricerca intorno ai simboli e ai miti del mondo di cui l’essenza è il suo mistero. Dai meccanismi del discorso partono tanti nuovi segnali, si dipartono argomentazioni e colloqui che inducono alla riflessione l’uomo, al di là di ogni meditazione filosofica, imprimendo l’avvicinamento verso la vita pratica. Sembra un interlocutore fittizio Calu, la città-donna, cioè la mèta desiderata da Nesti che cerca di raggiungere col suo procedimento poetico, denso ed allusivo, componendo e scomponendo il mosaico dei suoi canti diversificati in quartine, cinquine, sestine, secondo un’esigenza stilistica cara al multiforme autore.»

Giuseppe Giari

«… mi piace che il poemetto non abbia paura a confrontarsi con i temi massimi della poesia, della
letteratura e, quindi, della vita (mito, amore, morte). E tutto questo con un elegante endecasillabo, ben pensato, lavorato, limato.»

Alfio Inserra

«Walter Nesti esulcera le immagini di questa allucinante trasfigurazione con metafore graffianti, analogie neoossianiche e neoparnassiane, acrobatiche figurazioni di acceso lirismo, ma anche amarezza e sardonico autolesionismo. Giova allora, quale malta di coesione e contro il compiacimento per il trasgressivo, il prodigioso recupero di un linguaggio rigoroso e sintatticamente tetragono, ma anche elegante e vario di pregnanze polisemiche, un “discorsivo” sempre sostanziale ove le corroboranti aperture postermetiche permettono un efficace reiterato appropriarsi di connotanti correlazioni oggettive.»

Giuliano Ladolfi

«Lo stile classico dell’autore non gli impedisce l’uso di un lessico sensuale, per il fatto che il rapporto con la località assume la profondità di un amore. Il topos della lontananza spaziale viene vissuto secondo le modalità del distacco nel sogno e nel delirio che sfocia in una situazione di solitudine. Il tema viene scandito attraverso una precisa scansione di tappe e in una variazione di registri che dimostrano grande padronanza degli strumenti che trovano nell’armonia del verso il necessario completamento per riprodurre quel velo di malinconia che supporta l’intera raccolta.»

Enzo Lauricella

«L’opera, dall’emblematico titolo, rappresenta le fasi del proprio migrare (ovvero della propria esistenza) verso il nulla, verso il nonsenso, verso Calu. Ma chi è, o meglio, cosa rappresenta Calu? Una effimera creatura che ammalia incessantemente il poeta, oppure una mitica e misteriosa città del deserto, un mondo utopistico sempre sognato? Niente di tutto ciò, qualcosa di ancora più intimo, più unico e personale: è la miscela di sensazioni, sentimenti, tristezze, emozioni che accompagnano quest’essere verso un ignoto. La cupidigia di voler giungere dove un istinto possente spinge, dove l’amore sentimentale-sensuale richiama. Ma raggiungere un qualsiasi obbiettivo è tutt’altro che facile, forse Nesti ha scelto proprio l’ambientazione nel deserto perché è luogo di visioni, richiami, difficoltà.»

Maria Grazia Lenisa

«Calu fa da contenitore di sogni, aneliti d’amore, rivisitazioni di gioie: sta come la pelle alla carne, come il corpo all’anima, tant’è vero che terra vergine e corpo di donna sono tutt’uno, quasi una giovane, panica rêvérie rimbaldiana d’identificazione della donna appunto con la natura.
(…) Walter Nesti ci comunica la sua inquietudine, il disadattamento del poeta alla realtà così diversa dall’autenticità e nel duro colpo subito, cacciato dal suo paradiso; un attimo prima della colpa, lo nega; nega la poesia e l’amore che l’hanno toccato per paura del dolore.»

Laura Liberati

«Un iter rutilante di figurazioni speculari di movimenti psicologici coperti da una tessitura onirico-fantastica. Un viaggio in cui è implicita una espansione all’esterno, una volontà ferma di conquista di Calu.
Calu, donna regale, fortezza inaccessibile, poi corpo arrendevole alla carezza sensuosa del poeta e in un contesto di sentimenti di cordialità universale, sinonimo di scalata alle visioni supreme. (…) Un trapassare del poeta di prova in prova, finché “la testa in alto andò senza timore” versi visivi di un cammino veloce di catarsi similare al volo di Dante verso la sfera del fuoco.
Non può negarsi che dall’Autore siano inviati segnali di un processo spirituale, oneroso e folgorante, come la strada di Damasco.»

Arnaldo Lucchitta

«… opera singolare, non tanto per la sua simmetria strutturale e l’esemplare compenetrazione di forma e sostanza, di razionalità e sensibilità, tessute di timore e tremore, sorrette da una fluente, scrupolosa versificazione in cui s’intuisce un lungo e accurato labor limae, quanto per la capacità di riuscire a sedurre sin dai primi versi il lettore anche con accezioni apoetiche, senza che ciò infici la liricità del poema, e per l’ardire di inaspettate metafore e di scarti poetici, dove la perizia tecnica emerge in tutta la sua pienezza.»

Mario Luzi

«La decifrazione del tema interno e dei suoi sviluppi e della sua metamorfosi non è facile, ma a un certo punto per via endogena il contatto si stabilisce. E la chimera imperiosa (la nozione del desiderio e la tentazione del deserto) prende a incidere fra presenza e evanescenza. Senso e intelletto, piacere e conoscenza si contendono 1’avventura o meglio 1’esperienza.
È un lavoro di molto impegno, per nulla allineato con l’oggi dei giovani tisici. Nella sua mitezza è altamente ambizioso e questo va bene.»

Dante Maffia

«Un discorso aperto a molti esiti, una poesia ora forte e quasi aspra e detta con rabbia, ora filtrata attraverso onde musicali dolci, quasi tenui. C’è da sottolineare che un’ansia struggente e densa di echi si muove accendendo la tenerezza della “quiete oscura” che è il livello vitale di questo libretto da tenere in seria considerazione.»

A. M.

«Il poemetto… esprime una graffiante solitudine, nata dalla consapevolezza del deserto che attorno all’individuo di oggi si misura.
L’autore cerca i segni di battaglie quotidiane e tenta una marcia di avvicinamento verso il confine tra reale e irreale. Il punto, sconvolgente e sospeso a mezz’altezza, è lì dove sfumano il sogno e le certezze: Calu… diventa vera, tra il desiderio e il presagio, come luogo dell’anima, in cima alla vetta. Non importa se è parte di un sogno avvolto nella caligine della sera, se si esplica in un attimo di estasi e di possesso che sembra atteso da secoli. Calu è un gioco di specchi, o forse, una fiamma da bivacco prima di ritornare, dice lo stesso Walter Nesti, “allo scorrere insensato del mio tempo”. Una composizione che testimonia maturità d’impegno e forte tensione.»

Angelo Manitta

«Itinerario a Calu, pur nella sua brevità, mostra una vibrante eticità sia nel contenuto che nella versificazione, richiamando alla pacatezza del verso dantesco (…) Dante nella X epistola a Can Grande afferma che il suo procedere stilistico è “poetico”, inventivo, descrittivo, digressivo, transuntivo e oltre a ciò definitivo, divisivo, probativo, improbativo e positivo. L’espressione dantesca può essere applicata all’opera di Walter Nesti, che è sotto l’aspetto poetico molto elevata, pur cedendo nello stesso tempo alla descrizione, all’invenzione, al probabile e al definitivo.»

Lorenzo Masuelli

«Questo racconto poetico pare sgorgare come eco di voce nel dormiveglia. È racconto, è delirio, sono parole che scorrono fluide… È una dolce armonia che culla nel suo sogno… a cui ci si deve abbandonare.»

Luciano Nanni

«Nel ritmo dei versi con apparenza di classicità – ma scavano semmai l’identità testuale il cui giro sintattico si estende per es. a pag. 26 “Brusco il risveglio dal malefico sonno” (V, 1) quinario+settenario – la connotazione di materiali sintattici spesso ardui, in residui ortografici (…); poesia di notevole inventiva, da penetrare con più letture nella sua intima sostanza.»
«Viene posta la parola FINE alla trilogia su Calu: ma chi è esattamente questa misteriosa figura? Scrive G. Panella nella prefazione di ‘una prescrizione sacrificale riferita a Calu (…) divinità della morte’ in Etruria. Un ‘passaggio’ per gli Etruschi. Ma il poemetto in cinque canti ce ne rivela altri aspetti: desiderio ed eros, attrazione verso la profondità. Calu possiede un corpo che può venire dalla pietra: molteplicità nell’uno, come la raffinata scrittura di Nesti es. ‘il rèmige coi remi’ (II,v.8), ‘Come tonfani verdi’ (IV, VIII v. 5; cfr. Bol. V-57). Ora che il ciclo appare compiuto, l’autore ha creato un suo mito, oltre che un’opera d’arte.»

Emilia Pellegri Sassetti

«Calu intrisa di sabbia e ombra luce, lungo percorsi che paiono sperdersi in altre ignote vastità e raccogliersi in un andare concentrico che è la sua essenza unica, irripetibile. Calu amata, attesa, inseguita, posseduta, è il percorso dell’anima che anela alla quiete, libera dai lacci del “reale”, dove il dolore è parte ineluttabile.»

Angela Pensato

«Il problema filosofico dell’esistere è divenuto nella penna del Nesti alta poesia che accomuna all’uomo la natura e i suoi eventi nell’irrisolto dramma del mistero di essere e tutta la richiesta dell’uomo viene annullata da domande senza risposta che sono vita ed evoluzione del mondo naturale.»

Laura Pierdicchi

«Già dalla prima lirica, assieme alla musicalità unica dell’endecasillabo, si ritrova la forza della parola di Nesti. Egli sa trasmettere un avvenimento attraverso un accentuato lirismo ed un abile uso della metafora, tanto da renderlo sdoppiato nel senso e duplicato nella resa emozionale, così Calu e la sua donna s’intrecciano in un soggetto indefinito. (…)
Comunque, il significato di questo bel lavoro, che dal punto di vista tecnico rasenta la perfezione, si può veramente comprendere solo dopo un’attenta lettura (perché a volte il verso è talmente vario e intricato da risultare difficile). Terminata la lettura, ci si accorge di aver ricevuto qualcosa d’importante: il dono della Poesia.»

Andrea Pugiotto

«Così in questo tormentato e tormentoso Novecento, ormai estintosi, Nesti ci guida nel suo faticoso cammino, pieno di dubbi e di incertezze, fino al raggiungimento della mèta con una ars poetica sconosciuta ai più, sedicenti poeti e veri imbrattacarte. Del resto, a leggere di lui in quarta di copertina, si capisce che non è l’ultimo arrivato e che ha qualcosa da dire e sa dirlo non indegnamente.»

Renzo Ricchi

«… è un’operetta in cinque canti che rappresentano altrettanti momenti del cammino del poeta sulle orme, appunto, di Calu, nome carnale e insieme magico, che rappresenta il desiderio e la perdita, il ritiro dello spirito in cerca di una pace introvabile, il nomadismo della mente dei sensi e del cuore, la morte e la rinascita. Il poeta avanza come sospeso su un abisso, tra richiami veri e trasognati, nel silenzio delle tenebre rotti solo dalla parola, dal canto, dalla sofferenza e dalle speranza. (…) Il poemetto esprime con efficacia la situazione dell’uomo e del poeta, imprigionati nella loro realtà esistenziale, sempre affannati nella ricerca della felicità e della certezza della verità ma che mai raggiungono un armistizio definitivo con il mondo, una condizione duratura di appagamento umano e creativo.»

Emanuele Schembari

«I versi sono giocati, per la maggior parte, tra la prima e la seconda persona singolare, dove il poeta si rivolge ad un immaginario e silenzioso interlocutore in un monologo-dialogo che pone problemi e domande ai quali non ci sono risposte. È il rapporto vita-tempo in un ritorno all’uomo, soprattutto, una ricomposizione ed una ricerca di valori. Nesti è portato ad interrogarsi sulla sopravvivenza della memoria ed a scavare nel solco del tempo il proprio spazio. È un dettato deluso, ad ampio spazio formale, con versi lunghi ed equilibrati dove la parola sembra liquefarsi di fronte alle vicende umane, in un gioco raffinato di parole.»

Pietro Seddio

«Il problema della passionalità che stigmatizza il percorso tiene desto l’interesse e mostra in modo chiaro ed inequivocabile, non solo la poetica dello scrittore, ma soprattutto la sensibilità incisiva che simile a bulino, riesce a trovare forme in materiali duri, a volte impenetrabili. D’altra parte un poeta, attraverso le sue poesie, sembra essere anche uno scultore perché riesce a modellare, nel contesto dell’espressività, una serie di opere che si stagliano con la potenza della parola, così come per lo scultore con la potenza della pietra o del minerale.»

Maria Luisa Spaziani

«Mi ha colpita la struttura dell’“Itinerario”, struttura razionale, nel senso eliotiano della parola, retta da un filo filosofico-narrativo quale da tempo non si usa più, per mancanza di fiato, probabilmente. Un’anabasi-catabasi ricca di fantasia, con lampi di intelligenza pura.»

Imperia Tognacci

«Itinerario a Calu è un’opera compatta e complessa di contenuto simbolico in cui il poeta mette in evidenza la complessità della realtà esistenziale umana. Egli supera la propria realtà particolare per la capacità di trasformare le cose, provocare reazioni, e risvegliare percezioni della vita interiore. Una poesia che sa cogliere della realtà che sta cambiando rapidamente attorno a noi, le interconnessioni spirituali ed estetiche.»

Claudia Manuela Turco

«È, questa, una poesia che scava gli abissi, sviscera “il miracolo / di carne e spirito assorto”. Aspetti antitetici coesistono, si sovrappongono, creando interessanti sinergie. La città è nuova e antica al tempo stesso, al pari del desiderio. Una visione organica di Calu permea svariati versi; per esempio, “il ventre delle piazze” si è “allargato / alla curiosità del sole”. Con Calu Ritrovata Walter Nesti ha riconciliato le diverse dimensioni temporali, il sogno e la realtà, il desiderio insoddisfatto e il connubio riuscito. E dai ruderi della memoria è risolto il plasmabile futuro.»

Gabriella Villani

«Calu Perduta è la storia di un amore appassionato ma anche molto sofferto, pervaso da una sottile ambiguità di fondo. Che cosa o chi è il protagonista vero in Calu Perduta? Difficile dirlo. Che sia un luogo affascinante e segreto oppure una donna bellissima ma volubile e sfuggente? Forse l’una e l’altra cosa (…) L’ambiguità riaffiora di continuo, il dualismo natura-donna è sempre presente, assiduo, quasi ossessivo (…) È simbiosi di entità diverse ugualmente presenti nello spazio e nel tempo, in perfetta sintonia. Che si tratti di un paesaggio amato o di una donna amata a questo punto non importa più. Rimane comunque il fatto che ci si trova di fronte ad un rapporto dolceamaro, ma intenso, a volte drammatico, fatto di addii, di ritorni, di sogni e deliri, di vita nomade e di… assassini. Versi intensi, di notevole lirismo, ricchi di tutto ciò che fa piena la vita.»

Anna Vincitorio

«Ma Calu, chi è? Dea, donna, paesaggio, forse solo le molteplici facce dell’amore universale che è atipico e dai confini sfrangiati come la seta del cielo. Ogni amore non ammette la fine e lo spirito e il corpo ne immaginano il sofferto ritorno dopo un’aspra battaglia all’oasi riconquistata di quel che resta delle rovine dell’abbandono. È il territorio irrazionale che spinge gli uomini a volere e sperare in un ritorno incerto perché non sai a priori quanto l’altro poi ancora ti cerchi e questo affannoso ricercare i brandelli del passato spalanca ai tuoi piedi una voragine, confine tra il continuare a vivere in qualche modo o il morire precipitando.»
«Poemetto breve ma completo che trasmette angoscia e fascinazione e lascia volutamente nell’ambiguità la figura centrale: irraggiungibile Calu.»


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