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Note critiche a
Itinerario a Calu

Mario Luzi
Firenze 27 aprile 1990

Caro Nesti,
deve scusarmi per il lungo silenzio. Il tempo disponibile alla lettura è ridotto al minimo. Inoltre nel disordine irreparabile delle mie carte libri e manoscritti scompaiono e riaffiorano a caso, nonostante la mia ferma intenzione di averli alla mia portata.

Così ora soltanto ho davvero letto – dopo una prima veloce scorsa – il suo poema. Esso esige una lettura attenta e una resa totale alla sua ragione compositiva e al suo sistema metrico e ritmico. Prima di questa difficile immedesimazione non siamo a nulla. Questo significa che l’opera è compatta e ruota sul suo perno: ascosta in sé ma non negata all’intelligenza dell’altro e degli altri. La decifrazione del tema interno e dei suoi sviluppi e della sua metamorfosi non è facile, ma a un certo punto per via endogena il contatto si stabilisce. E la chimera, imperiosa, la emozione del desiderio e la tentazione del deserto prende a vivere fra presenza e evanescenza. Senso e intelletto, piacere e conoscenza si sentono contendere l’avventura o meglio l’esperienza. E’ un lavoro di molto impegno, per nulla allineato con l’oggi dei giovani tisici. Nella sua mitezza è altamente ambizioso: e questo va bene.

Per quanto lei non abbia dato indicazioni sulle fonti e sugli intendimenti – a parte l’epigrafe eliotiana – si avverte che il poema viene da lontano, da letture e assimilazioni remote e da studi costanti e  antichi. Il poema moderno e non modernista di Valery mi pare le sia stato presente: e così anche lo sviluppo che le era possibile tentare di certi miei testi (quaderno gotico, invocazioni) mi pare la abbia  aiutato – se non è presunzione o egocentrismo – e ne sono contento. Insomma è un bel capitolo della sua vita schiva e concentrata. Sia lieto. Le è rimasto qualcosa.

Un caro saluto dal suo  Mario Luzi


Maria Luisa Spaziani

…Mi ha colpita la struttura dell’Itinerario, struttura razionale nel senso eliotiano della parola, retta da un filo filosofico-narrativo quale da tempo non si usa più, per mancanza di fiato, probabilmente. Un’anabasi-catabasi ricca di fantasia, con lampi di intelligenza pura.


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