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Prefazione a
Le chimere e altri sonetti

Pierluigi Ligas
Docente di Francese presso l'Università di Verona

I sonetti della raccolta Les Chimères meritano di figurare tra i più belli della lingua francese, ma anche tra i più oscuri, ermetici. Infatti, se essi si impongono per fascino e musicalità, è sovente arduo attribuire loro un significato plausibile. Arduo ma non impossibile, a condizione però che si analizzi compiutamente l'originale francese e che si tenga ben presente il fatto che Nerval – tra i creatori del moderno linguaggio poetico e anticipatore del simbolismo e del surrealismo – era ottimo conoscitore dell'occulto, di dottrine e riti iniziatici, sempre alla ricerca di una sorta di sincretismo religioso anche attraverso personali esperienze in seno alla massoneria.

Il titolo Les Chimères, ricorda Walter Nesti, compare per la prima volta nell'edizione del 1854 della raccolta di novelle Les Filles du Feu per indicare dodici sonetti pubblicati in appendice – la maggior parte dei quali era stata pubblicata in precedenza su alcune riviste letterarie ‑ che presentano una vicinanza tematica con le novelle e costituiscono una sorta di commento ellittico alle novelle stesse. La struttura dell'insieme dei sonetti riveste grande importanza: è infatti una sorta di percorso iniziatico, demiurgico, atto creativo di un universo che Nerval intende sostituire a quello reale e che conduce ad una radicale trasformazione del rapporto tra il poeta e il mondo.

Con Les Chimères, di cui è possibile apprezzare la grande originalità rispetto alla produzione di altri poeti suoi contemporanei, Nerval si può dire abbia inaugurato quella che i critici, in seguito, definiranno "poesia alchemica", la quale, a differenza di quanto si potrebbe pensare ‑ soprattutto se si considera che gli ultimi anni del poeta furono segnati dalla follia ‑ è il frutto di un grande autocontrollo stilistico.

La traduzione di Walter Nesti giunge dopo quelle ormai arcinote di Alessandro Parronchi (Le chimere, San Casciano, Fussi, 1946), Diana Grange Fiori (Chimere e altre poesie, 1972), Oreste Macrì (Le figlie del fuoco: novelle; Pandora, Aurelia, Le Chimere, Milano, Guanda, 1979). Ci si potrebbe chiedere perché una nuova traduzione. Les Chimères di Gérard de Nerval, per il loro carattere oscuro, rappresentano terreno fertile per numerose interpretazioni. A mio parere è una questione di sensibilità. Per tradurre un testo bisogna in primo luogo comprenderlo, e ciò implica uno sforzo non soltanto linguistico. Alla linguistica si deve infatti accostare 1'ermeneutica e la critica letteraria, per cui 1'operazione di traduzione non è soltanto un passsaggio meccanico, ma richiede estro, sensibilità e creatività. Doti, queste, che Walter Nesti mi pare possegga.

Nella sua traduzione, infatti, i sonetti nervaliani conservano non solo l'enfasi dell'originale grazie ad un'accurata scelta di corrispondenze lessicali, ma anche, e quasi intatto, il fascino dell'arcano, fino a rendere percettibile quel dato realistico in costante metamorfosi che reca l'impronta inconfondibile del mondo interiore del poeta, dei miti e degli archetipi che popolarono i suoi sogni ed alterarono la sua visione della realtà.

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