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Introduzione a
I luoghi dell'anima

Prof. Claudio Fantozzi

La complessa autenticità di Fernanda Nicolis

Ho conosciuto Fernanda alcuni anni fa e sono rimasto colpito, immediatamente, dalla sua umanità semplice e calda, tanto più fraterna quanto più priva, assolutamente, di maschere. La sua timidezza, espressa con misura, raffinatezza, garbo, sorriso, non le impedisce di ambire alla realizzazione di un cosmo valoriale umano che si concretizza nel coraggio sublime della sua poesia. La poetessa Nicolis, infatti, non vuole descrivere eppure è una descrittrice attenta a cogliere l'anima di paesaggi, stanze, oggetti della sua esistenza; ella non intende fare filosofia ma in molte poesie si arrampica sui fili di un discorso ipotattico, difficile, che si presenta come una rivelazione logicamente esplicitata; Fernanda, infine, nella sua assoluta umiltà, non ritiene che la sua.poesia possa avere una connotazione metafisica e invece oggetti, luoghi, situazioni si accampano, nei suoi versi, con l'assolutezza simbolica di un De Chirico.

Fernanda conosce i diversi livelli e le differenti segmentazioni di un discorso dell'anima e con l'anima che ella vive a livello esistenziale e che nei suoi versi dona agli altri, per creare un nucleo sociale di luoghi psichici; universalizza il proprio vissuto ma quasi si stupisce di quanto della sua intellettualità e della sua fatica di vivere riesca a calare nelle sue liriche.

Ho letto questi frammenti emotivi, così compatti e organizzati a livello di comunicazione interiore da poter essere considerati un poema psicologico, con una emozione ansiosa, vorace, che mi spingeva a sfogliare rapidamente le pagine per scoprire altri fulgori, nuove e sempre più avvincenti epifanie dell'anima. Mi sono ritrovato in una zona chiara, tra Borges e Pascoli, un territorio non ancora scoperto né colonizzato da alcuno, una foresta vergine dove tutta la realtà fenomenica è espressione di altro, di voci misteriose, di messaggi inconsci, di squarci di verità trapelati da qualche lacerata tenda.

Non si tratta soltanto di visioni, rimandi, echi personali: seguendo, pur in modo del tutto autonomo, le linee poetiche del Decadentismo, la poetessa approda a lembi incorrotti di terrori, ricordi, misteri comuni, sublimando, così, la sua poesia, in canto dell'anima cosmica che, come affermavano i maghi, i neoplatonici, gli umanisti, palpita nelle cose e le vivifica.

Ho apprezzato, in modo particolare, le liriche più sganciate dai legami sintattici, con particolare riferimento a "Era una pioggia", colma di poeticità altissima dove la descrizione è connotazione, emozione pura, singhiozzo di trascendenza che, nello straordinario monte Tabor dell'apparenza, trova occasioni evocative. "Sembrava" è un attimo di sospensione tra il tempo e il mistero, fragile propria nel suo aleatorio simbolismo, come appare nei versi "quasi a sfiorare per primo i sentieri infiniti dell'ombra".

"È nella stanza" è, per me, la poesia più bella, proprio perché in essa l'essenzialità poetica di Fernanda, raggiunge i massimi livelli, grazie all'immagine asciutta,quasi montaliana, dei fiumi che mettono a nudo la loro ossatura "nei tratti di secca".

Grazie, Fernanda, di aver scritto poesie cosi intense, asciutte come brughiere che un vento misterioso muove; grazie di aver divinizzato l'ansia e la malinconia in "Per tutta una notte"; grazie per averci data l'ardito incanto visionario di "Nella culla scavata dal tempo"; grazie di essere te stessa, sempre protesa a cogliere le ragioni della fatica del sogno, dell'arduo coesistere dell'arcano con l'apparente. L'unico verso che oggi sgorga dalla mia creatività è: "ti voglio bene, amica mia".

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