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da: I luoghi dell'anima

Era una pioggia –
continua – quieta – struggente
simile a certe nenie di mare
cantate attorno al fuoco

Le case –
bianchi scogli intirizziti
fra onde di nuvole
e i prati –
in fredda lontananza
brevi strisce
di terra verde scuro

Al1'improvviso –
dal ramo curvo e fradicio
del sorbo –
un merlo cantò
e tutto it resto
annegò nel nulla

 
 

Venne un vento
odoroso di resina e d'erba
con abili mani ridisegnò i monti
cancellò nuvole e foschie lontane
lasciando un cielo intatto
e teso come uno specchio.

Al prato restò quel leggero fruscio
che tanto piace alla farfalla
e al fiore... così fu certo a tutti
che l'estate non era ancora finita.

 
 

Sembrava che la voce del tempo
si fosse spenta del tutto.
Al suo posto una luce livida
richiamava senza tregua la notte.
E mi pareva che it cielo si fosse abbassato
quasi a sfiorare per primo
i sentieri infiniti dell'ombra...

 
 

È nella stanza del passato
che mi cerco – dietro la porta
seducente dell'eterno ritorno
in quella stanza interiore –
dove le cose di un tempo
stanno una sopra 1'altra
accatastate – alla rinfusa

Ora che le posso guardare
con gli occhi dell'anima
rarefatta dagli anni –
le scopro come forme riarse
come la pura ossatura del fondo
che certi fiumi mettono a nudo
nei tratti di secca

 
 
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