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Prefazione a
Incontri nel silenzio

Ernesto Severino

Parola e silenzio. Sembrano essere agli antipodi. L'una che contraddice l'altro, il secondo che fagocita la prima.

Eppure le parole, cifre dell'anima, passaporto per l'indefinito, sono esse stesse il silenzio, un silenzio che parla o, come in una antica canzone si titolava, che canta ("silenzio cantore"). E il silenzio vive sublimandosi nella poesia che è arte delle parole e la poesia vive sublimandosi nel silenzio, affronta la sfida della "fictio" (preferiamo la dicitura latina a quella anglosassone di "fiction") e disegna progetti di voli, dall'invenzione alla rappresentazione.

Del resto ci hanno insegnato che la parola (scritta magari con l'iniziale maiuscola) è carne e sangue, e mi permetterei di aggiungere – anche aria, terra, fuoco, acqua. Il mondo, le cose, la vita...

Questo mio contorto discorso, concettoso, eccessivamente zavorrato, acquista naturale agilità e leggerezza, prende vento come un aquilone, acquisisce respiro e ritmo, si fa energia nel linguaggio poetico di Fernanda Nicolis. Linguaggio cristallino, trasparente e sonoro che vibra come calice di cristallo sollecitato sull'orlo dal delicato tocco di un dito e s'impregna di atmosfere diafane, come diafane, a volte sono le ernozioni. Il polpastrello che consente la magia del tocco, l'occhio che squarcia la materia e la trasforma in vivide ombre già fatte per il cielo, sono generalmente "arnesi" dell'artista-artigiano, che sa come coinvolgere, come stupire, convincere, commuovere, accattivare, sedurre. Strumenti che si fanno ancor più forti se il poeta-artigiano é un poeta-donna, che calibra magistralmente con equilibrata dolcezza, senza scadere mai nella sdolcinatura, immagini, similitudini e metafore, con pennellate e sospiri che danno luce e ritmo al verso, ma che son anche pronte a diventare il grido sommesso, ma deciso – comunque un grido – della madre coraggio che patteggia con il dolore cosmico, oppure con lo sguardo vivificatore delta memoria o con la voce "solista" che cerca sfondi (o spartiti?) di concertate armonie.

Ci sembrano essere queste alcune delle piste che Fernanda Nicolis traccia, con uno sviluppo ed una coerenza artistica e linguistica che sono punti saldi della sua poetica. Da Voci Nascoste a Incontri nel silenzio, sorprende ed intriga la continuità della suggestione di evocare presenze assenti e farle vestire di parole (e suoni) "sporgenti", appigli, approdi, (non ci ricorda, almeno nel titolo Le voci di dentro di Eduardo?)

L'Autrice propone una scansione di lettura del suo "manufatto poetico", una sorta di personate cronologia dell'animo, un itinerario maggiormente consono alla sua personalissima sensibilità di poeta e di donna. Offre comunque sovente lungo il percorso spunti, inviti e provocazioni continui perché la raccolta sia riletta fino a consentire al lettore di penetrare nelle profondità abissali del tempo, della memoria, o nelle atrnosfere delle vette e delle rarefatte nuvole, anche attraverso percorsi alternativi; prova evidente, questa, dell'esistenza di un misterioso filo rosso che collega le varie sezioni indipendentemente dall'ordine numerico in cui sono disposte le pagine. E conferma anche del convincimento che a dare eternità ai versi è la capacità del poeta a lasciare spazi di ricreazione, di rifacimento da parte del lettore che nelle sequele dei tempi a venire si impatta con tale bellezza.

In questa ricerca di nuove rotte il lettore, ulisside senza meta, ha modo di esplorare lande riposte, ma non per questo meno preziose, del mondo poetico dell'Autrice che si disvela poco per volta, attraverso segnali, sfumature o accenti celati in un'immagine, in un'assonanza o, come spesso accade, in un perentorio "aut aut", che ti costringe ad assumere una posizione, ad operate una scelta. Cosicché alla fine il processo di riconoscimento non riguarda solo i versi di Fernanda Nicolis, ma investe inevitabilmente lo spesso lettore che si riscopre (si mette a nudo) e si riconosce coautore, attore comprimario di questa particolare vicenda dell'animo e del modo di raccontarla o cantarla.

L'abilitâ registica (se regge ancora la metafora teatrale) resta comunque sempre incedibile appannaggio di Lei, onnipresente anche quando sembra essere il paesaggio a fare da padrone:

"Scivola sulla Moldava
la prima tuna di maggio

Scivola in compagnia
di una magica notte

Scivola oltre lo sguardo
oltre le bianche pietre

e niente la può trattenere
e niente la può trattenere.

Una poesia apparentemente immediata, per nulla "facile", che si lascia leggere e poi rileggere, manipolare, una poesia che resta intatta nella sua compostezza, pur concedendosi a piene mani. Una poesia che attende chiari segnali di capitolazione, di resa senza condizioni...

Forse in questi commerci d'umanità, in questi scambi di comunicazione poetica, in questi spazi intrisi di misteriosa condivisione bisogna ricercare il senso dell'incontro, il significato del silenzio, lo spessore della memoria, l'aspettativa della speranza.

Il silenzio a qui
                                    Scosto la
tenda e lo vedo
                                    mentre cammina
nella notte
                                    A lui il
compito di vegliare
                                    un mondo
addormentato
                                    A me di
raccogliere
                                    notte dopo
notte – i versi
                                    di chi vive
straniero
                                    a se stesso e al
suo sogno.

...Raccogliere notte dopo notte i versi ... Il compito antico del poeta-donna, che dà a quanti sanno sognare e sono nomadi nei meandri del rnondo, una cittadinanza, un approdo. Con le parole, nelle parole, oltre le parole...

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