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Pietro Nigro
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LA POESIA ATTUALE IN ITALIA E ALL'ESTERO

Come ha ben detto Enzo Concardi nella premessa alla mia pubblicazione L'attimo e l'infinito, la mia poesia "ha qualche volta un afflato epico classico che ci ricorda nostalgicamente le radici antiche della nostra cultura;... ribelle alla cultura dominante, di cui non accetta concezioni e simboli, il pensiero del poeta viaggia continuamente nella dimensione del mistero...". Questa affermazione è indicativa della mia posizione nei confronti della nuova poesia.

Ma che cosa si intende per nuova poesia? Tanti aspetti, tanti stili, contenuti e obiettivi diversificati da interessi culturali, socio-politici, pulsioni personali, intime, influenze classiche, moderne, post-moderne, sperimentali: tuttavia nel calderone mentale tutto viene lavorato, rielaborato, dopo averlo accettato o meno. E da questa operazione nasce una "propria" poesia, nel caso migliore; un'imitazione, un plagio, nel caso peggiore.

Si è figli del proprio tempo ed è perciò inevitabile che il buono e il cattivo, il bello e il brutto ci influenzino. Sarà la qualità della mente, il talento, il genio, la capacità di intuizione, di profetismo, la sensibilità e il rapporto "costruttivo" con l'esterno a creare l'opera d'arte e nei casi eccelsi, il capolavoro.

Crisi della poesia? Piuttosto carenza di sentimento e di spiritualità, assenza di valori esistenziali a vantaggio di un arido cerebralismo contenutistico e formale che si fa passare per ironia.

Sperimentazioni dove la novità a qualsiasi costo produce pietosi risultati e gli effetti tecnici e le perifrasi, in funzione di metafora, denotano aridità di sentimento e di idee.

E neanche gli "scherzi" verbali, i giochi di parole, per quanto sottili, ricchi di humor, intelligenti, sarcastici - vedi Edoardo Sanguineti - incontrano il mio apprezzamento. Non che io non ammetta l'esistenza di una poesia valida che si affaccia sullo scenario letterario odierno - parecchie sono le voci in Italia e all'estero - e che possa far uscire da questo marasma che considero artisticamente inaccettabile. La poesia non ha bisogno di astruse parole, di una spasmodica ricerca di parole che non siano state mai o raramente riscontrate: la poesia respira l'atmosfera dell'anima e della mente, del sentimento e dei valori, della realtà "vera" e dell'immaginazione "possibile"; fuori dalla sua atmosfera muore.

Quanto all'attuale poesia estera mi soffermo su due poeti che ritengo basilari in un discorso poetico più ampio e in cui predominano temi come idealismo, disillusione, rapporto umano e ambiente: il nord-irlandese Seamus Heaney stabilitosi poi a Dublino dove vive tuttora e Allen Ginsberg, della Beat Generation americana.

"Ancora una volta siamo di fronte ad una scelta equivoca" ha detto Carlo Bo appena saputo dell'assegnazione del Nobel a Seamus Heaney. Avrebbe preferito un poeta italiano; ma tra i poeti "ufficiali" italiani in chi sono riscontrabili i contenuti, il livello artistico e la forza poetica di Heaney? (se si eccettua Dario Fo a cui il premio sarà infatti assegnato l'anno successivo)

Questo poeta del così detto movimento dei "regionalisti" ha la sua terra nel sangue, e descrivendone i miti, la cruenta realtà, ne fa un simbolo: un proiettarsi nel mare più grande dell'infinito e del mistero, con i soli mezzi disponibili, personali, limitati, circoscritti, tormentosamente privati, ma inequivocabilmente umani.

L'altro poeta, Allen Ginsberg, come gli altri scrittori anticonformisti della Beat Generation, auspica una libertà di linguaggio e una nuova interpretazione di se stessi e del proprio ambiente. Un dissenso che se anche corrotto dall'influenza politica, secondo me rappresenta una reazione positiva alla passiva accettazione di uno "stato quo" che umilia le aspettative di riscatto degli spiriti liberi.

Pietro Nigro

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