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Pietro Nigro
da: Il deserto e il cactus, 1982
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Terra di Sicilia

Odo levarsi dai rovi
della mia terra dimenticata
il canto soffocato di uomini duri
come scorza d'ulivi
tra la fuliggine di sedicenti civiltà di ciminiere.
Le tue mani sono diventate
strumenti che spaccano pietre
e dissodano terreni,
e grondano sangue
della terra uccisa da retoriche promesse
di vati di menzogne.
Anch'io soffoco al tuo canto disperato,
ma non di pena;
dalle tue mani ho visto nascere
tra pietre fertili di sudore
germogli di speranze.
Sempre gridate ai figli il nome dei padri
che lievitano il pane con sale di lacrime
e li nutrono di carni martoriate.
La tua pena è squarcio d'azzurro
tra nembi di tempesta,
solco di coltro e di vomere
in campi inerti,
e sulla mia terra di Sicilia
udrò levarsi un canto di riscatto
di uomini liberi
al soffio di una tiepida brezza marina.

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