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Prefazione a
I Preludi III
(dagli "Scritti giovanili" . Teatro: Il padre sagace)

Fulvio Castellani

Già negli anni giovanili un autore lascia intuire quelli che poi saranno i tratti salienti e caratterizzanti del suo tragitto scritturale e creativo. Nessuno è sfuggito, e sfugge, a questa realtà anche se sovente – e non sono pochi i casi eclatanti fin qui verificatisi – un autore diventa tale solo in età avanzata, quando cioè ha maturato esperienze di vita e scritto nel proprio diario esistenziale non poche pagine meritevoli di essere rivissute.

Pietro Nigro, uno scrittore eclettico e decisamente moderno, vivace e prensile, dalla grafia fatta di immediatezza e di profonda cultura, ha già messo in vetrina poesie, racconti e pensieri legati ai primi passi letterari; e lo ha fatto nel segno di una sapiente orchestrazione compositiva. Ora i suoi “preludi” creativi passano al teatro; ed anche in questo caso il suo dettato è estremamente pulito, accattivante, sagace, ricco di spunti critici, di verve, di situazioni a mezzo tra il reale e il fantastico.

Nell’atto unico “Il padre sagace”, una piece dalle colorazioni decisamente variegate e dalle battute di facile presa, in grado di lasciare un segno e di stuzzicare il sorriso a bocca aperta, troviamo così personaggi dal calco ben preciso: Don Ferdinando (il padre sagace), Marta (la moglie che ama il denaro e che alla fine si ricrede), la figlia Margherita (che irride il mellifluo Don Carlo e che preferisce, a ragione, il giovane Renato), Don Carlo (il barone dal fare signorile e dal vuoto interiore), Nicoletta (che soggiace al titolo nobiliare e che lo preferisce all’amico Michele) …

La storia ha un andamento brillante, come si conviene ad una commedia che prende di mira i costumi di un’epoca e che alla fine esalta la sincerità e la bellezza dell’animo umano: in questo caso la freschezza dell’amore di Margherita e Renato, oltre la capacità di Don Ferdinando di dare scaccomatto alle intenzioni dell’onnivora moglie Marta che, comunque, ricredutasi, si compiace con il marito e lo abbraccia con grande trasporto fino a rotolare, assieme a Don Ferdinando, a terra mentre gli innamorati si baciano e fanno calare su questa scena il sipario.

Pietro Nigro gioca sulla frivolità delle donne sulla loro spasmodica, quasi, attesa del principe azzurro per poi lasciare spazio (ed è, questa, una ricorrente di ogni commedia che si rispetti) ad un dietrofront dalle sfumature umoristiche e dai contenuti morali.

Una prova, questa, l’ennesima per la verità di Pietro Nigro che non fa che confermare la grande duttilità espressiva di un autore che dalla sua Sicilia ha saputo conquistarsi un posto di assoluto rilievo nel contesto della letteratura di casa nostra.

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