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Pietro Nigro
da: Astronavi dell'anima

IL CONFINE

Ero arrivato al Confine.
Nella terra di nessuno,
la Casa.
Sapevo chi l'abitasse,
ma non potevo entrarci.
Il terribile infrenabile fremito
di chi sa che là sia la soluzione
non mi abbandonava.

Dio percorreva il tempo o il tempo scorreva ai suoi piedi?

Ti sentivo fluttuare
presenza insinuante
nei sensibili recessi dell'anima,
immagine incorporea che si nutre di conoscenza,
ritmica essenza
dello stesso colore rosaviolaceo
dell'insegna alla porta del tempo.

Finalmente al Confine. Sapevo che era questa la strada. Gli altri si saranno smarriti nei meandri dei loro pacati appagamenti. Io volevo arrivarci a qualunque costo, anche a caro prezzo. M'interessava sapere se intuire una Presenza volesse significare esserci.

Per me l'arte è indagine, per gli altri pretesto per esorcizzare l'inganno: meglio sfruttarne i benefici. La Poesia come veicolo della verità è disinteresse di futili vanità, soddisfacimento di bisogni mentali e costruzione di una nuova dimensione.

Ma questo è chiarore d'alba o tramonto?

Quando passai sotto la montagna, quel tunnel interminabile mi fece perdere il senso del tempo.

Nè alba, nè tramonto. Luce, soltanto luce senza tempo. Luce di un sole nuovo. Mondo di luce che abbaglia la mente.

Ora la Casa mi veniva incontro e mi invitava ad entrare. Era come se solo il pensiero si muovesse, non il mio corpo, come se ancor prima di entrarvi, conoscessi la verità.

Di certo quel luogo non mi era ignoto, immagini di un sogno in cui si travestiva una remota realtà.

Come avrei potuto provare una tale intensa sensazione di cosa vissuta: nella mente il segreto, suo frutto il ricordo. Era un risveglio dopo un sonno durato millenni.

La verità mi è stata sempre vicina, discreta e protettiva si insinuava nelle mie fantasie, nelle mie visioni, nei miei pensieri.

Diafana dimorava tra i miei versi, suggeriva immagini e mi trasportava ai lontani miti che sapeva sarebbero divenuti la realizzazione di un’attesa, il compimento di un percorso millenario.

La verità mi era stata sempre vicina, custode e compagna pietosa, stimolatrice di immagini vissute, antiche; genesi e rivelazione.

Preludio di una nuova ragione la Casa m’invitava ad entrare.

Ma qualcosa me lo impediva. Solo il pensiero percorreva il tratto che mi separava da Essa. Il corpo immoto. Un muro invisibile davanti, i piedi radicati nella terra di nessuno.

Ma il corpo, cos’era il mio corpo?

Il pensiero sembrava sostituirsi al corpo. Era come se il pensiero e il corpo subissero una metamorfosi: Come se il corpo perdesse la sua prerogativa che lo legava alla terra, divenisse più leggero e fluttuasse in una nuova dimensione.

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