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Poesie edite e inedite - 01

Fatuità

Millenni di conoscenze si sono fatti pensieri
miriadi di credenze hanno imprigionato la mente,
albero immenso che spande le sue foglie
in un groviglio di rami che non hanno memoria
d’una radica che forte s’afferra alla materna terra
infinitesimale elemento d’una realtà oscura
geloso epigono d’una verità primigenia
intimo custode del germe della vita.

Sai se l’intelletto è frutto di verità
e la ragione umana non erra?

Circolo vizioso che non ha mai tregua
fatue teorie che si dissolvono
nel vacuo mare di un’incertezza eterna.

La notte illumina la coscienza

Mi sfuggi immagine d’una primordiale essenza
ineffabile creatura che in intimi turbamenti
coordina una mente ispirata
intuendo un’origine che nomini eterna.
E’ la luce del sole che m’acceca
e delimita il mio infinito
nel quotidiano avvilupparsi in un presente
spietata araba fenice che si rinnova.
Ma la notte illumina la coscienza
aprendo squarci d’infinito
e in una nuova dimensione
dimorerà la mia esistenza.

Mi siete venuti incontro

Mi siete venuti incontro
fantasmi dei giorni
quando la rosa non appassita
tingeva di rosso entusiasmo
i sensi e la mente
quando il ruscello del mio corso sanguigno
scorreva gioioso
verso l’azzurro di un cielo
prodigando limpide speranze
di un sospirato approdo.
Non inconscio rimpianto m’assalga
di una passata stagione
ma mi giovino granelli che s’insinuano
nei reconditi interstizi dell’esistenza
a formare l’insondabile ala
che solleva verso mete
dove dimora il sogno.

Miti della coscienza

Cola il colore sulla tela
elabora la mente un percorso
d’intimi moti
miti della coscienza
torri di pensiero
eretti a lambire verità
che un disegno eterno non rivela.
Scorre il colore dentro solchi
che scava una smarrita intelligenza
ricerca di immagini primeve
che sprofondano sempre più nei secoli
e la verità restìa caparbia s’insinua
nella docile mano che indaga
e un frutto ne nasce,
bellezza.

Pretendo una voce che forte si levi

Pretendo una voce che forte si levi
e penetri cieli restii
preghiera immensa che travalichi poteri immortali
e violenti quel regno di primordiale onnipotenza
che seppe solo offrire morte all’ingenuo peccato
e liberare menti che soffrono labirinti
di una sterile cultura
rozza accozzaglia di parole
da cui nacque un insensato pensiero.

Solo quando il bisogno di un fragile corpo
esaurirà il suo percorso
stanco di mendicare sussistenze
dove evacuare le fralezze di vuote illusioni
il tuo spirito brancolerà nel cosmico nulla
senza mete d’esistenza
e nella tua mente cercherai le confortanti immagini
che facciano da contrappeso
a un senso di affannoso respiro
soffocando un pensiero che la realtà imprigiona.

Quando si spegne il giorno

Quando si spegne il giorno
canta il vento con parole eterne
le vicende antiche
e svela il cielo
le sue mete infinite
tracce luminose che una mente insegue
verso il suo sogno
dove paga s’adagerà l’anima redenta
luce immaginata
che soddisfa la tua esigenza
presago d’incolmabili spazi.
Poi quando la notte cede il posto al giorno
e l’ombra scompare
riprende il cammino
l’anima confortata
al rinascere di una nuova speranza.

Sono ormai spenti

Sono ormai spenti i solitari comignoli
di case abbandonate all’ultima luce,
presagio oscuro nell’implacabile foschia.
Dalla vuota fioriera colori di gerani
pendenti sulla silenziosa via
disegnano memorie di forme ormai scordate.
Alza il passante lo sguardo
indagando alle vetrate
a rammentare un viso antico
immagine ormai consunta
fra i mille visi che elabora la memoria
al di là dei gerani al suono di un piano
sembianza amabile e intensa
di un tempo che ricorda appena.
Il soffio del vento leviga asprezze
d’assenze che la ragione muta
in consolante accoglimento
spegnendo alfine anche i rimpianti
di momenti svaniti.

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