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Pietro Nigro
da: Versi sparsi, 1988
successiva

Dies Irae
dalla “Messa di Requiem” di G. Verdi

Al Dies Irae
mi sento come preso da tenebroso mistero
che sommerge la vita
e le toglie il respiro.
M’attanagliano ombre di bellezza
e dubbi d’immenso,
e un pianto mi prende al ricordo
d’una vita trascorsa
soltanto a presagi di morte
e al pensiero del nulla.
Tentennano speranze al vento dell’incerto
e restano come canne
piantate in forti terreni
coperti di muffa e di melma
a tracciare sentieri d’eterno
quando non potrò più cogliere
raggi di sole
e carezze di vento.
Forse la mia arte soltanto
farà il mio tempo eterno
imperscrutabile strumento
d’una volontà suprema.

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