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Pietro Nigro
da: Versi sparsi, 1988
Fine

Vecchio ordine

Vecchio ordine di governi innocenti
è forse tua la colpa
d’una sperequazione invitta,
terribile fenice di sempre?
O non è questa povertà,
tenace più della volontà estrema
di un esercito di ribelli,
colpa di padri
che hanno solo il torto
d’essere nati poveri
e di non avere trovato tesori,
ma sudori di sterili zappe!
Non è vostra la colpa
ministri di Stato e di villaggi!
E’ già un torto essere nati poveri,
ma più colpevole
avere diritto a figli
da abbandonare ai piedi
di un ripristinato Taigeto.
A che venisti
’48 di Marx e di Engels
se rivendicare riforme sociali
è pascere rivolte tra gente tranquilla
usa a vivere anche di fame!
Dopo cento anni ti hanno fatto la festa:
salsicce, vino, birra e bistecche,
musiche e canti di stomaci pieni
che piangono in allegria
morti di bombe e di fame.
Pascetevi, uomini di festa:
questo lauto giorno di lotta
sarà domani vittoria di poveri
e rinascita di popoli.
Ma ditemi, vessilli di un democratico domani,
vi è forse sembrato un cane
quell’uomo a cui buttaste
sotto il tavolo
i vostri miseri resti?

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