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Prefazione a
Va, pensiero

Franco Gori

Era argomento caro a Gianandrea Gavazzeni, quello della nervatura metrica del melodramma nella poesia di Saba. E in prospettiva storica più ampia, la corrispondenza d'amorosi sensi tra Opera e Letteratura vanta una saggistica sterminata.

Forse tale correlazione reciproca di verso "lirico" e verso librettistico è oggi svaporata nelle lontananze di una memoria culta, ma un tempo era terreno di esplorazione affascinante ed "attuale". Perché in fondo, per almeno un secolo, la nostra lingua e la nostra cultura si sono identificate con quelle dell'Opera. Un po' come in quel mio amico, appassionato loggionista, che al funzionario dell'anagrafe che gli aveva domandato "E la mamma?", non aveva resistito alla tentazione di rispondere: "Una nobile dama | ma senza farle torto | povera molto anch'essa" [G. Puccini (G. Giacosa, L. Illica) Madama Butterfly atto primo.].

E tanto ne è impregnata la nostra cultura che, non solo il lessico, non solo prosa e poesia, ma anche l'Immaginario figurativo "canta" con l'eloquenza di Ernani e di tante altre "anime dilacerate". Come ha dimostrato nel 2001 la bella mostra curata a Parma da Giovanni Godi e Carlo Sisi sotto il titolo La tempesta del mio cor: il gesto del melodramma dalle arti figurative al cinema. Discorso che potrebbe spingersi persino nei rivoli minori della canzone e del cabaret, non tanto per l'abuso ormai insopportabile dei "Nessun dorma" quanto per certi bozzetti popolari cui ha dato vena vernacola per esempio un cantautore bolognese come Dino Sarti evocando una serata all'Opera.

A questo scenario poetico sonante di echi operistici Franca Olivo Fusco ha attinto il delizioso florilegio, che snida in un settantina di poeti – dal risorgimentale Saverio Baldacchini ad una insospettabile schiera di contemporanei – i tanti palpiti del teatro d'opera filtrati nella poesia. Sfogliandolo, il lettore vi incontrerà non solo i momenti canonici più noti in cui la sensibilità del poeta e la cultura melodrammatica trovano cardine formale (Pascoli, Saba, Montale), ma anche suggestioni e seduzioni occasionali, a testimoniare le fortune del teatro d'Opera, a scandire il tempo dei poeti e la loro sensibilità nell'innestare nel verso schegge musicali raccolte dalle gloriose rovine.

Il ricco campionario scelto da Franca Olivo Fusco non è insomma, o non è soltanto un'antologia critica: è un percorso storico eccentrico e straordinario (tracciato dai poeti, a volte per subliminali spiragli, altre volte per familiare reminiscenza) lungo la grande Utopia dell'Opera. Non poteva non impaginarlo ed affettuosamente chiosarlo una poetessa che frequenta la musica non meno della poesia. Ecco perché questo libro è preziosamente bifronte. La cerchia silenziosa dei poeti vi scoprirà scorci imprevedibili mozartiani, verdiani (logico che Verdi vi faccia la parte del leone), pucciniani; quella più estroversa degli appassionati d'Opera vi scoprirà vibrazioni segrete, ineffabili (come alla poesia si conviene), raffinate come giardini barocchi, inquietanti come la "morte giardiniera" in una poesia di Vivian Lamarque e in un'opera di Viktor Ullmann morto ad Auschwitz.

Su questo paesaggio trasversale le sorprese più interessanti e rare vengono dai poeti del nostro tempo. Non solo italiani. A cominciare dal grande vecchio che ricordo ancora al braccio di Gian Carlo Menotti a Spoleto: Ezra Pound. Una galleria per molti aspetti inedita da Majakovskij a Saramago, dalla Bachmann all'indiana Sujata Bhatt. E nella schiera nazionale (anche qui numerosi i poeti "in carriera", da Sanguineti ad un curioso stacco rossiniano di Magrelli) lo spaccato vivo della poesia in dialetto: Pascarella, Trilussa, Di Giacomo, Eduardo, il triestino De Dolcetti con le sue "Opere liriche spiegate al popolo" qui rappresentate dalla Salome straussiana, di cui già Ferdinando Russo aveva gustosamente raccontato il "fatto" del Battista | in urto con la moglie del Petrarca (sic) | ca teneva na figlia onero nzista!

Infine questo libro è un invito: apre una settantina di sentieri che si perdono nel folto di una selva. Il lettore potrà scegliere di approfondire quello che di più lo incuriosisce. Tutti comunque conducono, anche nel battito d'ali di pochi versi, nel cuore di un giardino di Armida dove musica e poesia concorrono ad una antica magia.

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