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Rossano Onano

da: Appunti ragionati di prossemica (2002)

5.I
Essendo il regno vastissimo e popoloso, calcolando
che ciascuno dei sudditi rechi un mattone o un obolo
sostitutivo, calcolato il materiale edilizio
accumulato oppure comperato all'ingrosso direttamente
dalla fornace, il Sultano esulta, chiama l'architetto
imperiale, lo illumina attraverso concetti riferiti a un sole
radioso che s'ammara, commissiona un grande edificio
funebre composto da sala centrale con catafalco
cui accedono dieci cellette poste a corona, ciascuna
adibita a riposo ancillare d'una amatissima sposa.

5.II
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 1): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da depressione maggiore, sono priva di dimensione
temporale dell'esistenza, vivo l'eterno presente senza
speranza di redenzione oppure d'un ilare movimento
del cuore, il Signore mi possiede ma io spalanco una tana
vuota occupata da un animale sordo, senza gioia
o dolore, che chiude lo spazio solamente, resto immobile
e muta, non lo guardo neppure negli occhi, non posso
deludere cosí la celeste letizia del suo camminare.

5.III
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 2): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da delirium, il dolore mi chiude una camera
oscura di piccoli vetri colorati, ciascuno riflette
fantastiche posizioni d'amore, chissà come, di confusa
meccanica, il Sovrano ha spesso figurazione di testa
di cane oppure di nano oppure di padre, dolcissimo,
nella sostanza io sono perduta, annaspo nelle stanze
chiuse come dentro una scura vescica di bue, sarebbe
triste, lui cosí buono, se mi vede tanto smarrita.

5.IV
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 3): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da bulimia, divoro qualsiasi misura di cibo, cedo
ad una fittizia figurazione di me, futura, che teme
l'amplesso del Sire perciò si discosta repulsiva, io so
che vorrei fosse mio solamente ma questo lo renderebbe
infelice, cosí lo divido con altre ma quando si avvicina
mi divora la fame e sono tentata di mordere il suo sesso,
cosí amputato sarebbe nel mio ventre e di nessuna,
come un bimbo che cerca la pace dentro la pancia materna.

5.V
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 4): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da voyerismo, amo le scorribande notturne
del Sire su territori diversi, si dice a causa d'una feroce
tratta pedagogica sofferta quand'ero bambina,
contesa su tenerezze innominate, fatto è che corrompo
le guardie per accostare la porta del Signore, guardo
attraverso ciascuna fessura la sua multiforme
sottile oppure imperiosa manovra d'amore e cosí
[mi eccito solitaria, molte volte le guardie ne approfittano.

5.VI
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 5): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da fastidiosi attacchi di panico, secerno
liquido ascellare e d'ogni altro apparato pilifero,
temo la prima tenebra quando spalanca il precipizio
della stanza nuziale che dopo si chiude, desidero
fuggire ma resto immobile, il Sire potrebbe ascoltare
un battito d'ali come di paurosa farfalla trafitta
da un ago rovente di mago, mi dibatto, non posso
disturbare cosí la sua quieta eleganza nell'uccidere.

5.VII
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 6): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da forma lentamente invasiva di catatonia,
per eccesso di rispondenza ho reciso le sensitive
afferenze d'ogni mansueta offesa oppure violenta,
sono sorda, sono chiusa come l'ottusa testuggine
marina al fiato assassino dell'orca, oppure spalanco
l'appendice di sesso all'inguine nella posizione
sottomessa, sono cerea e flessibile, ne soffre il mio
Signore che ama gli spasimi ritmici della ginnastica.

5.VIII
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 7): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da sindrome dissociativa, non so cosa significa, mi
dicono schisi fra sentimento e ragione, desidero
attraverso la pallida corrente d'ogni rifugio contrattile
del corpo, mah, eppure, il verbo si dissipa in cristalli
gelidi, oh, disegna arabeschi fioriti o gotici senza
passione o paura, nessuno mi possiede completamente,
soprattutto la volontà si pupazza su valorose combinazioni
sintattiche, quando appena il Signore mi accarezza.

5.IX
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 8): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da sindrome di conversione, partecipo i conflitti
sul piano della metafora come una specie di poesia
vivente, paralizzo le gambe se penso fermati o sei
perduta, mi acceco se la passione acceca o vomito
quando ascolto parole rivoltanti, sono infatti sensibile
e molto intelligente, il Signore mi predilige, sospetto
però che si addolori quando sospiro che il fuoco d'amore
brucia e mi copro di macchie scarlatte, che lo turbano.

5.X
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 9): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da depressione minore a causa delle meccaniche
mosse sinaptiche, ad ogni spasmo d'anima lego una causa
inducente, mondana, difficilmente agibile senza lo spirito
di finezza malefico che m'accompagna, come quando il Signore
mi prende posteriormente secondo la grazia dei domatori
di cavalli, mormora all'orecchio dolci parole equine,
ma io penso stranamente d'avere una zuppa di sale
fra i denti, quando bacio spando l'acqua salata di mare.

5.XI
Quando il sole s'ammara, dice la moglie (numero 10): io
non son degna di seguire il mio Signore perché affetta
da una forma chiarissima di normalità, mai un colpo d'ala
d'angelo o dèrnone coatto mi ha sfiorato, uso concetti
distesi come ad esempio chi muore tace chi vive trova
pace, oppure è meglio l'eunuco vivo che l'imperioso Signore
trapassato, pratico le sveltine fuggitive con rapido
passaggio al bidè, ancora meglio sarebbe una crociera
su isole oceanine, si mormora di scarsa attitudine
riproduttiva, infatti, di progressiva disaffezione di cuore.

5.XII
Sua Serenità si aggira solitario nel pantheon, considera
dubbioso lo scarso apparato di luce dall'edicola
della volta al fuoco della sala terrena, l'architetto
avrebbe potuto fare di meglio, il tappeto musivo ha tessere
allusive nelle fiorescenze gelide, l'isolamento
acustico non è perfetto, manda sospiri come di donne
che piangono sconsolate durante il party funebre, del resto
avevo sempre saputo d'essere amato cosí, pensa, cosí
avventizio cosí spettacolare, sorride, assume posizione
supina, chiude sul cuore la grande pietra silenziosa.

autore
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