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A specchio del mare

2000

Levità

Dopo giornate strette dalla nebbia,
questo deterso cielo,
dono inatteso, quali
sollecita dal fondo
desideri ideali … Ridiscendo
viuzze, sino a un molo
nell’azzurro proteso;
m’affaccio ov’è più luce,
la levità dell’animo a riceverne!

Aperta riva

Mi trascinava l’ansia; e in te ho riposo,
aperta riva incisa nell’azzurro.
Una farfalla che giunge, non teme
di sorvolare candide ondicine;
dal biancume di scogli, ov’era fermo,
un gabbiano disceso dietro a un guizzo,
di solletico ride sulle spume.

Le brezze alleggeriscono la carne!

Vele lontane

Ora si placa l’irrequieto volo
sul frangersi flessuoso dei cristalli.
D’acqua leggera e di giocosa spuma,
tra i nitidi sassi e vecchie prue,
qualche fragile lingua s’assottiglia.
Soave indugia l’aria sulla sabbia,
oggi non fatua, oggi non immemore.
E dall’algoso molo risonante,
la primavera gonfia le sue vele
verso lontane aiuole di barbagli.
Si riscalda lo sguardo che le segue.

Stupore

Riverbera e stordisce il luccichio,
se dal mandracchio escono le barche,
tra voci aspre, intersecando scie.
Primavera si mostra, e meraviglia
larga e primeva ride nelle cose.
Ad un fanciullo, simile, che guardi
smaltate, occhiute navi, e accolga in viso
un soffio vasto, a lui finora ignoto,
mi apro allo stupore, alla sua grazia!

Nave che salpa

Verdini i clivi della rada al vento
nuovo sono schiariti; il porto invita.
Infervorata sovrasta alle case,
come mistico cuore, una vetrata.
Un ozioso ciarlare tra gli scogli;
lontane vele sembrano, all’abbaglio,
confondersi a una chiazza costellata.
Salpa la nave;
e verso il suo candore,
che nell’aria azzurrina lento muove,
sembra ogni oscuro vicolo s’affacci.

Isole di ricordi

Con le pulsanti scie
sfuggono dal pontile ormai le prue,
recando voci ed animi ridenti;
e sono già lontane.
Rimango qui, sereno,
presso il mare lucente, le cui ondette
pena non danno a ciottoli
già logorati e puri;
il sonniloquio ascolto,
che viene dagli anfratti verdebruni.
O lascio segni sulla stessa sabbia,
finché non giunge il mio vagare sòlito
tra le reti al soleggio, ove l’amico,
e bianco in capo, adusto barcaiolo
rimastica tabacco.
Distanti prue sono inazzurrate.
Ma è largito a noi
il dono di raggiungere
a piacimento, immobili,
le isole lontane,
e con fluente arguzia, rinvenirmi
gli stupori d’un tempo.

Vele

All’orizzonte ch’è tutto un barbàglio,
ferme all’ascolto di sirene oziose,
arance o bianche bruciano le vele,
quado l’ala non venga ad invitarle,
decisa, delle brezze avventurose.

Breve quiete

Posso vedere ancora che s’addensano
ed oscillano appena ulve* agli scogli,
come a fronti sommerse, in un verdognolo
chiarore assorte; il fondo penetrare
(quieta luce, la mente vi discende),
posso ancora … Ma al livido orizzonte
uccelli gemebondi già compaiono;
e presto lo svolìo copre la riva.
Il sensibile sogno si racchiude.

*ulva: grande alga

Vento

Dentro muffiti vicoli in salita,
come in lontani anni … Ma soltanto
un vento corre ostile, strepitando.
Fretta mostra nei passi qualcheduno,
ed occhi chini, serrate le labbra.
Stride l’insegna all’osteria;
filtra un caldo vociare scoppiettante.
Ma nel soffio, io discendo, aspro del mare;
tra i contorni m’aggiro, che distacca
dello stupore d’ogni cosa, soli.

Sponde

Di speranze tentai tenaci approdi
sulle sponde malcerte della vita:
ma cedevano all’urto del dolore.
E poi si adagiò una strana calma.
Le stesse sponde mi parvero estranee
dentro la densa nebbia che veniva.
Non vidi spumeggiare onda prodiera;
non mi chiamò un pilota, per compagno,
protesi entrambi verso acque libere.

Un mare assorto

Un mare assorto sotto l’ali sfatte
delle reduci nubi.
E’ d’ebano la costa, dove langue
un monile di perle.
S’aggrumano tremanti
lumi, quasi presenze
d’un pavido bivacco,
su colline lontane.
E la notte è negletta, disadorna:
non ha sostato nell’atrio del mondo:
all’abbraccio del mare è presto scesa,
aderendo al suo sonno di bruma.
E il monile s’estingue sulla costa,
pur quello, perla a perla.

Crepuscolo

Si diffonde sul molo, delle lampade
il chiarore pacato
di fronte a nubi ancora invermigliate.
Dov’è ombrìa sale ancora un volo
ad un pennone tinto di cinabro.
Alfine il brezzeggiare liscia i colli,
vestiti, per un poco, di velluto;
voci coglie da borghi rivieraschi:
le sparge in solitudini turchine.

Immagini

Allineate barche, ognuna ferma
sopra l’intera immagine riversa.
E mai avrà così la mente, quiete.
Un pigro fumo s’avviluppa; e cede
la foga dei martelli nel cantiere.
Poi il tramonto ha suono di maretta;
accende vetri, sfarfalla riflessi.
Vaneggiano le immagini d’oblio
Dentro lo sciabordare che le turba.
A un fischio si riscuote un suono d’ali,
verso una scia che s’allontana e suscita
passeggere pagliuzze d’oro rosso.

Lontani voli

Alita un lieve fiato di foschia
l’uniforme marina, sino ai tetti;
e si smorzano voci, alla piazzuola;
rientrano fanciulli nei portoni.
Per poco si è posato ad ali aperte,
sui vetri, il vespro, tacita farfalla.
Quale il giorno al suo transito, disperso
In fragili riverberi, è la vita.
La mente ancora adocchia tra gli squarci
d’un barlume lontano voli liberi;
ma presto il loro ascendere s’inombra.

Come voli

Come voli oltre il lento appannamento
di vetri, all’oscurarsi della riva,
i pensieri sfuggiti alla pienezza …
E non li risolleva più il richiamo
della lungilucente primavera,
che ci spingeva a sciogliere e a tesare
con mano ferma, la candida vela,
tra l’insidia di scogli smeraldini,
alla ricerca del fiabesco cèrilo,
librato su corolle sfavillanti.

Gabbiani

Il bòrea spinge, dalle rupi, un grigio
nuvolo di gabbiani alla riviera,
verdiccia prateria
dall’umida fragranza.
Stanno pallidi i borghi
sulla costa offuscata.
Riascolto questi uccelli, che confondono,
nel loro fitto verso, riso e gemito;
il laro, che lo sguardo ha da balordo,
e poi resiste, argenteo, alla veemenza
del flutto che si erge alla scogliera.
Ed il vento riafferra anche il mio canto,
con impeto gridato adolescente.
Negli sguardi, e negli atti, mi ritrovo
sì strano e sperso nelle usate strade.

Sole e mare

M’apparve la selvaggia sfrenatezza
del mare, che schiumava … Ed imperiosi
l’ammansiscono ora sguardi fulgenti;
freme, e sprizza brillii lungo la riva.


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