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Introduzione a
È uomo

Guido Pagliarino

Questo è il quinto dei miei saggi divulgativi sul Cristianesimo, tutti di taglio storico-biblico, non di genere catechistico. Il primo di tali lavori, in ordine di stesura ma, per ragioni editoriali, pubblicato per secondo, è “Gesú, nato nel 6 ‘a.C.’ crocifisso nel 30” 1, un approccio storico a Cristo e alla prima Chiesa. Nell’iniziale stesura comprendeva l’argomento della vita eterna secondo la Chiesa delle origini, in collegamento col sentire ebraico e col pensiero platonico sull’anima penetrato nel Cristianesimo dopo la metà del II secolo; successivamente, ho espunto questa sezione, l’ho ampliata e organizzata diversamente, ed essa è divenuta il saggio “L’eterno corpo umano”, pubblicato, per scelta editoriale, sotto il più comune titolo “La vita eterna, saggio sull’immortalità tra Dio e l’uomo”2: l’argomento della vita eterna è, ovviamente, ricorrente nelle mie opere sul Cristianesimo e tornerà anche nella presente. Il successivo saggio, “Cristianesimo e Gnosticismo: 2000 anni di sfida”3, prosegue sulla via dei precedenti trattando, nella prima parte, dei secoli II e III della Chiesa e focalizzando sulla lotta teologica fra gli ecclesiastici (apologisti e primi padri della Chiesa) e i capiscuola dei gruppi gnostici cristianeggianti; considera poi quegli aspetti dello Gnosticismo che hanno percorso la storia fin ad oggi penetrando in movimenti spirituali contemporanei e, per certi aspetti, in ambienti della stessa Chiesa. L’opera quarta, tale sia per stesura sia in ordine di pubblicazione, è “Il Dio col grembiule”4 che, tornando indietro nel tempo, costituisce un collegamento, sulla scorta dell’immagine del Dio-Amore, fra Prima Scrittura e Cristianesimo, introdotto da un approfondimento della figura di Cristo-Dio-uomo al servizio degli esseri umani; si pone a fianco del mio primo lavoro su Gesú. Finalmente, quinto e ultimo, ecco il presente saggio, “È Uomo”. Esso aggiunge ragionamenti sul Cristianesimo e sviluppa, mettendoli meglio a fuoco, i basilari concetti di anima e di animo, di umanità di Dio e di Trinità, già intervenuti nelle opere precedenti. Il titolo di questo saggio doveva essere “È Amore”, secondo l’espressione di Giovanni, ma ho pensato che “È Uomo” avrebbe avuto maggior impatto sui lettori, o almeno su quelli di loro che son propensi a vedere Dio solo come Spirito e non come l’essere umano ch’egli È.

Lungo la via delle citate opere ho raggiunto e oltrepassato significativi traguardi di tappa.

Ho anzitutto compreso che, anche nel nostro Occidente cristiano, l’ente divino cui pensano i più dicendo Dio non è quello del Nuovo Testamento, ma una figura, con prerogative quali l’eternità, l’onnipotenza e l’onniscienza, così come la Divinità non trinitaria degli altri monoteismi, oppure, addirittura, un Essere divino che se ne sta indifferente nel proprio cielo, a parte punire con saette più o meno metaforiche chi l’offenda, come già il pagano Giove tonante; e sicuramente, il Dio del Cristianesimo non è, o almeno non è soltanto, la divinità dei filosofi, non semplicemente il Bene assoluto di Platone o la Migliore delle sostanze d’Aristotele o l’Uno ineffabile e superiore all’essere di Plotino, pur se le loro filosofie sono state convocate e, per certi aspetti, incluse nelle teologie di figure della statura d’Agostino e di Tommaso d’Aquino.

Non è affatto vero che, come si sente dire, tutti i credi religiosi, in fondo, s’equivalgono: il Dio cristiano è del tutto peculiare, È Uomo nel suo stesso immutabile Essere, non ce n’è un altro eguale in nessuna religione e al più, nel paganesimo, certi dèi assumono solo apparente forma umana, restando essenzialmente divini, per esercitare il loro egoismo, di solito per sedurre qualche povero mortale sottomesso e indifeso; e oltretutto il Cristianesimo, almeno quello dei primi secoli, fino alla sua costantinizzazione, più che religione è fede esistenziale, basata sulla risurrezione di Cristo e avente per regola di vita il suo concreto esempio umano: nelle religioni, pagane e no, è l’uomo che deve servire Dio, nella fede cristiana è Dio che serve l’uomo, che gli lava i piedi, qualcosa d’inusitato, di quasi incredibile, nient’affatto afferrabile d’istinto e che fa scandalo presso gli areopagiti d’ogni tempo. Perciò necessita l’evangelizzazione tra gli stessi battezzati, la diffusione cioè della bellissima notizia che Dio è l’Amore, non il padrone sommo contemplato dalle religioni, ed è essere umano come noi, ciò che non è generalmente noto perché, purtroppo, assai sovente la storia del Cristianesimo e il suo genuino pensiero non si studiano, come lamentavo fin dal mio primo saggio sul tema; sì, la maggiore parte dei credenti praticanti, per non parlare degli altri, non approfondisce la storia e la teologia della propria fede e molti non sanno in cosa precisamente credano, il che, detta sorridendo, dimostra che la fede viene direttamente da Dio; c’è chi pensa, ad esempio, che il Cristianesimo si fondi sui dieci comandamenti, non sapendo ch’esso è basato, come dice il Nuovo Testamento, sul fatto della risurrezione di Cristo, un fatto storico secondo la Chiesa e che non per nulla i libri anti cristiani tentano di falsificare presentando un Gesú solo uomo, non risorto e, dunque, non Dio. Pare che in Italia tale situazione sia meno grave, ma appena, di quella d’altri Paesi occidentali, in testa gli Stati Uniti dove ciò ch’io chiamo l’analfabetismo cristiano è pressoché totale, e per questa ragione panzane pseudo cristiane eccellenti non solo hanno colà gran successo pure tra i fedeli, ma riescono a convertirne diversi al non-Cristianesimo. La figura del vero Dio neotestamentario, quando sia stata illustrata da persone in buona fede e a sufficienza preparate, stupisce gli stessi cristiani che prima, mal informati, la vedevano essenzialmente come quella dell’Onnipotente da ossequiare e servire. Egli è il Dio che meraviglia e di solito, per la sua umanità genuina e per la sua Trinità, la quale proprio sull’umanità divina si basa, scandalizza profondamente i seguaci degli altri credi; ad esempio in Turchia, che pur passa oggigiorno per uno dei Paesi a maggioranza islamica più tolleranti, i cristiani son chiamati con irrisione “i tre dèi”; nei Paesi islamici fondamentalisti, chi manifesta pubblicamente il proprio Cristianesimo o ne espone i segni, anzitutto il Crocifisso, viene punito. D’altro canto in Occidente, sentendo parlare del Figlio di Dio incarnato, restano superbamente sdegnati e assumono atteggiamenti di sufficienza quei sapienti laicissimi dell’ambiente scientifico e filosofico che si ritengono troppo superiori per contemplare, anche solo, l’idea d’una divinità la quale, come scrivevo in “Il Dio col grembiule”, per amore si cinge appunto d’un grembiule-asciugatoio e come un servo, per dare un segno fortissimo di vita altruistica, lava i piedi ai suoi. Sì, perché il Dio cristiano è certo onnipotente e onnisciente e via seguitando ma, soprattutto, non mi stanco di ripeterlo, è l’Idea stessa di amore, anzi egli è nient’altri che l’Amore che contiene tutte le altre assolute qualità divine, ed egli è l’Amore perché è trino, perché è sociale. Egli è l’amore infinito che mette la propria vitale onnipotenza al servizio della salvezza eterna degli esseri umani figli del Padre e fratelli del Figlio uomo e Cristo eterno; da ciò deriva il sottomettersi di Dio alla kenosi, cioè allo svuotamento delle prerogative divine per partecipare alla storia dell’uomo5 tra gli altri esseri umani, insegnando loro come si deve vivere – amando, appunto – e quindi spirando come tutti gli altri uomini, ma in uno dei modi peggiori escogitati dagli umani per ammazzare i propri simili, la flagellazione seguita dalla croce, una tortura a morte ben illustrata qualche anno fa da Mel Gibson nel suo film “The Passion”. Infine, l’amore divino s’esprime nell’attrarre nella propria risurrezione di uomo ogni altro essere umano che desideri venir assunto a Dio al momento della propria morte: per amore e solo per amore perché, lo ripeto senza stancarmi con il Giovanni neotestamentario, Dio È amore. Proprio questo è il suo nome, e Dio ce lo rivela in due tappe: prima a Mosè, secondo il libro dell’Esodo: Io sono colui che È6, e in una successiva fase, Nuovo Testamento, svelando ch’egli è Colui che È amore, senza peraltro, come già avevo scritto in opere precedenti7, che il Creatore avesse trascurato prima di rivelarsi, nei fatti, quale il divino innamorato degli esseri umani, in vari luoghi dell’Antico Testamento e soprattutto nei Profeti; e Dio è amore perché Dio È uomo, come già espressi in un altro saggio8: sì, egli non si fa uomo, come comunemente si dice vedendola da questo nostro divenire, ma lo È nella sua stessa perfezione divina non assoggettata al tempo e al mutamento e che contempla pure la Creazione e l’Incarnazione, entrambe nondimeno liberissime e nient’affatto dettate da necessità: si tratta di scelte di Dio, ma bisogna aggiungere ch’esse sono le sue opzioni ottime, anzi perfette, scelte eccellenti anche in funzione di sé, ch’è Essere sia divino sia umano: un Dio, dunque, che sceglie d’incarnarsi fra gli altri uomini nel suo creato avendo così anche l’esperienza del corpo materiale, di carne e sangue – il corpo umano trascendente è invece glorioso spirituale9, come sappiamo da Paolo, Nuovo Testamento, I lettera ai Corinzi – e che sceglie d’accogliere le persone, socialmente, nella propria eternità: l’essere umano, e dunque lo stesso Dio-uomo, e questi al massimo livello, è sociale; tutto ciò però nella libertà per l’uomo d’accettare o no la salvezza eterna, libertà senza la quale, l’ho scritto tante volte, non c’è amore.

Accogliere dunque il Cristianesimo, per il quale Dio è essenzialmente Amore ed è l’Adamo perfetto, significa seguire l’esempio personale di carità di Gesú uomo, considerando ch’egli non è solo vero uomo ma pure Dio, in quanto risorto, e che dunque il suo insegnamento è d’origine divina. È vero che per il Nuovo Testamento la salvezza non viene dalle opere ma solo da Cristo, però è pure scritto che senza le opere dell’amore non si è suoi seguaci, ed è per questo ch’esse sono necessarie.

Eppure, nella storia, troviamo cristiani che s’avversano fra di loro, in certi casi fino all’odio e alla guerra, esempi assolutamente controproducenti per la diffusione della Parola evangelica d’Amore. Partirò dall’oggi e nel I capitolo tratterò, fra l’altro, di tali espressioni violente; il mondo attuale di cristiano ha veramente poco, soprattutto nel nostro Occidente.

Nel II capitolo converserò di scienza e anima, con attenzione alle teorie evoluzioniste e alla cosiddetta ominizzazione, e parlerò di cervello e mente secondo la neurobiologia contemporanea, con particolare riguardo alla concezione dualista del Popper, epistemologo non credente, e dell’Eccles, scienziato cristiano.

Tornerò quindi indietro nel tempo.

Nel III capitolo m’interesserò dell’anima secondo quei filosofi greci le cui idee, sulla stessa e sullo spirito, furono introdotte, dal II secolo in poi, nel Cristianesimo, essenzialmente allo scopo pratico d’evangelizzare greci e romani e controbattere eresie, come la gnostica10 e la manichea, ma senza più uscirne. Penso che sarebbe bene che tali corpi filosofici estranei venissero individuati con chiarezza e, per quanto riguarda l’idea greca dell’anima spirituale e immortale in sé, tolti di mezzo; l’uomo è ammesso all’eternità, ma grazie allo spirito divino in lui, non all’anima personale platonica; malauguratamente il concilio ecumenico Vaticano II, nonostante il desiderio d’evidenziare il Cristianesimo delle origini, non è riuscito che in parte nell’intento, fors’anche perché assai forte era, e resta, la corrente tradizionalista della Chiesa, anzi reazionaria a ben vedere, essendo avversaria dell’ultimo concilio.

Si badi bene, per non cadere in un errore grave, che la filosofia greca non è affatto estranea al Testamento, al contrario; quant’ho appena scritto riguarda solamente l’idea di anima spirituale ed eterna (con le sue conseguenze infernali). L’incontro fra pensiero ellenico e Parola biblica non solo è di certo precedente i libri del Nuovo Testamento, ma già influisce sugli ultimi dell’Antico, in seguito alla conquista macedone di Palestina ed Egitto, luogo di formazione questo, a sua volta, di testi della Bibbia. La fusione tra pensiero greco e messaggio biblico non può apparire una semplice coincidenza e penso errino sull’opposto versante, proprio perché tal sintesi è già nel Testamento, coloro che affermano che la fusione con l’ellenismo sarebbe solo un fenomeno d’inculturazione dovuto agli apologisti e ai padri della Chiesa; tuttavia ciò vale solamente per certi concetti e anzitutto per quello di Logos, non per tutti e nient’affatto per l’idea dell’anima spirituale, la quale entra nel Cristianesimo solo dopo la stesura degli ultimi libri neotestamentari.

Penso che il capitolo III il quale, richiamando il pensiero greco su anima e animo, discorre di concetti piuttosto noti, possa comunque interessare a tutti e non solo ai digiuni di filosofia, per i collegamenti al Cristianesimo che contiene.

Nel IV capitolo tratterò dell’anima secondo il Giudaismo farisaico e il Cristianesimo delle origini.

Sempre sulla base di Dio Amore e Uomo, considererò nel capitolo V il concetto cristiano di Trinità, per quant’è possibile capirne con la nostra mente limitata, cioè ben poco. Citerò figure di pensatori come, in primo luogo, Sant’Agostino che in modo eccellente si dedicò allo studio del mistero trinitario, e concluderò, finalmente, tornando al mondo attuale occidentale, da cui sono partito al I capitolo, ormai quasi del tutto scristianizzato.

Ho incluso un’appendice con le abbreviazioni dei nomi dei libri del Testamento, dato che il lettore troverà rimandi a versetti biblici, soprattutto nelle note – le quali, peraltro, suggerisco di vedere non immediatamente, ma dopo la lettura di ciascun capitolo –: consiglio chi non abbia dimestichezza con tali abbreviazioni di fotocopiare l’appendice e tenersela accanto, sempre che desideri andarsi a leggere nel loro contesto i versetti richiamati.

Note

1 Guido Pagliarino, Gesú, nato nel 6 ‘a.C.’, crocifisso nel 30, un approccio storico al Cristianesimo, Prospettiva editrice, Civitavecchia, 2003.
2 Guido Pagliarino, La vita eterna, saggio sull’immortalità tra Dio e l’uomo, Prospettiva editrice, Civitavecchia, 2002
3 Guido Pagliarino, Cristianesimo e Gnosticismo: 2000 anni di sfida, Prospettiva editrice, Civitavecchia, 2003.
4 Guido Pagliarino, Il Dio col grembiule – La progressiva Rivelazione di Dio-Amore dall’Antico al Nuovo Testamento, 1a Ediz. Lulu Press, Morrisville (North Carolina, U.S.A.) 2006, 2a. Ediz. (economica) ibid, 2007, 3a Ediz. Boopen Editore, Pozzuoli (NA), 2007.
5 A meno che risulti diversamente dal contesto, in tutto il saggio scrivendo uomo intendo l’essere umano dei due sessi. Nella lingua italiana, a differenza della più pignola tedesca, non ci sono due termini, l’uno a indicare l’appartenente alla specie umana e l’altro il maschio della stessa specie, ma una parola sola: forse, sarebbe meglio vedere due parole identiche, entrambe scritte uomo. Può essere curioso al riguardo richiamare un antico sinodo francese di terz’ordine, cioè provinciale, tenuto da vescovi dell’attuale Francia a Maçon nel VI secolo: i vescovi avevano parlato fra l’altro, ai margini dell’assemblea, di come intendere il termine homo nella vulgata latina della Bibbia di San Gerolamo, se come sinonimo soltanto di vir, maschio, oppure di persona cioè maschio, vir, e femmina, mulier, e se si predicasse bene, cioè ci si rivolgesse a ogni essere umano, dicendo solo homo, oppure se si escludessero involontariamente le donne, onde sarebbe stato necessario dire ogni volta non solo uomo ma pure donna. Si concluse presto, sulla base della Genesi in cui risulta che Dio creo l’uomo, maschio e femmina li creò, che homo indicava, appunto sia il vir sia la mulier. È pure intrigante sapere che notizia scritta di tale colloquio era stata rinvenuta all’epoca della rivoluzione francese e, travisandola, era stato riferito sulle gazzette che la Chiesa aveva nei primi secoli tenuto un concilio ecumenico, cioè di primo livello addirittura, in cui si sarebbe discusso se le donne avessero l’anima: nel pubblicare la bufala s’ignorava del tutto, evidentemente, che le donne erano battezzate fin dall’inizio del Cristianesimo per la salvezza della loro anima e che alcune di loro, in testa la Madonna – si pensi al “tutte le generazioni mi chiameranno beata” nel vangelo di Luca scritto negli anni 60-80 – erano venerate come sante già nella prima Chiesa, e i santi devono pur avere l’anima per vivere nel Trascendente. Si trattò d’un caso storico di mala fede anticlericale, raccolto ancor oggi come vero dal pubblico, insieme a molte altre panzane anticristiane, di cui dirò ancor qualcosa nel I capitolo. Semmai fortemente antifemministi erano gli gnostici cristiani, oggi tanto di moda perché considerati da certe persone intelligenti, anche di sesso femminile, superiori ai semplici cristiani. Per quegli pneumatici, le donne non avevano il pneuma o animo (pneyma), anzi neppure la psiche o anima (psyché) erano tutte materiali, solo corpi cioè, dunque non potevano salire alla vita eterna, destinata al solo animo. Negli antifemministici vangeli gnostici di Tommaso e, successivo, di Maria (la Maddalena, non la Madonna), questa discepola, con buona pace del Pietro gnostico che si scandalizza che una donna possa salvarsi, è stata resa degna di vita eterna dal parimenti gnostico Cristo, ma solo perché questi ne ha trasformato in maschile la psicologia e ha dotato Maria di pneuma. A proposito dello Gnosticismo si può andare, volendo, al mio saggio Cristianesimo e Gnosticismo: 2000 anni di sfida, cit.
6 Nella versione in greco detta Settanta, mentre nell’originale ebraico si trova il parallelo “Io Sono chi Sono”.
7 Ultima il citato “Il Dio col grembiule”, cui rimando.
8 Guido Pagliarino, La vita eterna, saggio sull’immortalità tra Dio e l’uomo, cit.; si può vedere in particolare il capitolo V, UN DIO PADRE VENDICATIVO E SANGUINARIO?, paragrafo Dio È uomo.
9 Si noti che l’umanità del Cristo eterno, come la nostra ch’è a sua immagine, è caratterizzata dalla psyché (anima) umana e non richiede necessariamente una struttura fisica animale-antropomorfa, anche se sulla terra, in seguito all’evoluzione voluta da Dio (si veda il II capitolo) questa è caratteristica degli essere umani, compreso Gesú. Come dice Paolo nella prima lettera ai Corinzi, il corpo, comprendente l’anima, del Cristo eterno (vedendola da questo mondo, del Cristo risorto) è caratterizzato dal suo essere glorioso spirituale e non materiale animale come durante la sua vita sulla terra. Per inciso: anche un ipotetico extraterrestre, pur se di forma corporea-animale diversa dalla nostra, sarebbe uomo e figlio di Dio se avesse psiche umana come quella del Cristo eterno.
10 Si può vedere in merito il mio citato “Cristianesimo e Gnosticismo: 2000 anni di sfida”.

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