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Prefazione a
Gesù, nato nel 6 a.C., crocifisso nel 30

Guido Pagliarino

Questo è un libro di divulgazione storica, non di catechesi, e intende rivolgersi a tutti, anche se scritto da un cristiano. Ciò non significa che non si tratti di un’opera di parte: sfido chiunque ad essere veramente oggettivo. Contiene notizie ignote a molti, pure a credenti; o meglio, conosciute in modo superficiale e distorto, che è peggio: lo so perché sono ormai anni che tengo conferenze sul vero Cristianesimo e colgo la meraviglia di presenti.

Negli ultimi due millenni, accanto a innumerevoli casi di carità cristiana, tante cattiverie personali sono state commesse da membri della Chiesa, chierici e laici, e collettive, come guerre sante e roghi accesi con pari diligenza da cattolici e da protestanti, nemmeno che il Precetto fosse stato “Odierai il nemico” e Dio avesse considerato come suoi nemici personali gli avversari ideologici di quei fedeli. Pur se non fu minore il numero di atrocità compiute da non credenti e da membri di altre religioni, essendo essenziale messaggio cristiano l’Amore-Dio molti oggi rifiutano il Cristianesimo “incoerente” e “oscurantista”: il male appare sùbito e resta nella memoria, il bene no. È una grandine di accuse alla “Chiesa”, peraltro in parte ingiuste. Eppure, quanto sostanzialmente importa è: O Cristo è realmente esistito, morto e risorto e, dunque, ci ha salvati, oppure no. Se sì, ha sempre senso essere cristiani, anche se molti credenti usarono e usano la loro libertà per fare il male invece del bene; altrimenti, non ha mai avuto senso. Non è affatto una novità; già l’apostolo Paolo affermava nella I Lettera ai Corinzi, la quale è parte del Nuovo testamento e dunque, per i credenti, Parola di Dio, che senza reale Risurrezione non c’è Cristianesimo: “Se Cristo non è risuscitato, allora è inutile la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor 15, 14); o, per dirla altrimenti, esso diventa una delle tante religioni che l’uomo ha immaginato, meramente consolatorie e utili all’ordine sociale. Per questo, con l’Illuminismo e il Positivismo, i critici del Cristianesimo avevano in primo luogo cercato di abbattere la realtà della Risurrezione e, parte di loro, la storicità stessa di Gesú. Su questa via s’era posto inoltre chi, sbagliando, aveva creduto di salvare il Cristianesimo dagli attacchi di quei razionalisti eliminando il Gesú storico e mantenendo solo un Cristo della fede.

Questo mio lavoro riguarda due periodi storici, anche se non è diviso in due parti: il tempo di Gesú e della prima Chiesa e l’epoca che va dall’Illuminismo a oggi con le sue varie scuole di contestazione al Cristianesimo. Contempla, in un confronto con quei critici, la realtà storica, o meno, di Gesú e quella della predicazione apostolica sulla sua risurrezione; inoltre, la concreta formazione dei libri del Nuovo testamento, opere letterarie, non dettate dall’Alto, anche se, senza contraddizione come vedremo, ispirate da Dio, in un tempo, all’incirca tra gli anni 50 e 90, nel quale, almeno in parte, i testimoni oculari di Cristo risorto erano ancora vivi e attivi nella comunità cristiana. Ipotesi contraria, ancor oggi di moda, è che questi testi siano stati scritti molto tempo dopo, quando erano ormai morti da un pezzo i testimoni e smentite non erano più possibili.

Avevo scritto nel 1997 una prima stesura del saggio, auto-stampandola e donandola nel dicembre di quello stesso anno a un centinaio di amici e di colleghi scrittori, cristiani e no. Umiltà e modestia sono cose diverse. È virtù cristiana l’umiltà, cioè il non credersene, sapendo che si tratta di doni dello Spirito Santo, ma, insieme, non sminuendosi, ché si tratterebbe di disprezzo per quei doni e di offesa alla verità che si conosce; non è invece un valore la modestia, sempre timorosa del giudizio altrui e che a volte, addirittura, si fa complice silente dei tagliapanni; perciò non nascondo che i commenti di quei lettori erano stati positivi: tra i più graditi, quelli di Giorgio Bárberi Squarotti e di Vittorio Messori.

In séguito, avendo incontrato nuova bibliografia per mie conferenze sull’argomento, ho integrato un poco il saggio e l’apparato delle note; e adesso ho deciso di fare una scommessa, presentare quest’opera su Gesú a un pubblico maggiore: un saggio che vuole solo introdurre l’argomento Cristianesimo, secondo un approccio storico, avendo a mente i metodi dell’antica scuola cristiana di Antiochia, di cui parlerò.

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