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Prefazione a
La vita eterna, saggio sull'immortalità tra Dio e l'uomo

Guido Pagliarino

Che esista l’anima immortale non è mai stato dimostrato.
È invece sperimentale che abbiamo un corpo e una personalità.
Per gli Ebrei antichi, tutto l’essere umano è il suo corpo. Spirito è solo Jhavè.
Per i Greci non è vero, l’uomo ha pure un pneuma.

Verso l’anno 30 d.C., il giudeo Gesú di Nazareth viene crocifisso, muore e, secondo i suoi apostoli, risorge: Paolo di Tarso ci dice precisamente che il suo corpo, risuscitando, da animale e psichico si è trasformato in glorioso e pneumatico: non è questione di corpo e anima; è il corpo che è diventato eterno, spirituale e bellissimo. I discepoli di Gesú prèdicano che tutti hanno la Vita eterna se credono che Cristo è risorto e seguono il suo esempio di vita caritatevole. Chi invece preferisce odiare Dio e il prossimo muore e punto: “Il salario del peccato è la morte”. Talmente sono certi della risurrezione di Gesú che, invece di starsene tranquilli a casa loro, per divulgare la Buona notizia accettano persecuzioni e si lasciano martirizzare atrocemente.

Anche i Greci pensano che l’uomo sopravviva; ma per loro, classicamente, il corpo resta morto e solo l’anima si può salvare; poi, quelli che si convertono al Cristianesimo ammettono che risorge pure il corpo; e poiché i credenti gentili l’hanno vinta dal II secolo su quelli ebrei, il Giudeo-Cristianesimo si muta in Cristianesimo ellenizzato: l’uomo non è solo un corpo animale raziocinante che risorge spirituale, ma già sulla terra ha un pneuma oltre al corpo, e risorgono entrambi.

Da quel momento, iniziano i bisticci tra cristiani, sulla Trinità, su chi è davvero Gesú… A parte Origene che è uno stravagante, tant’è vero che quando raggiunge la pubertà si taglia i testicoli, tutti sono però d’accordo che il peccatore impenitente va per sempre all’inferno in corpo, ragione e anima. Per Origene invece, alla fine si salvano anche i dannati, e persino il diavolo. La sua idea è considerata degna di anatema ed è tolta di mezzo.

Solo molto, molto più di recente, scoppiano diatribe sull’inferno e sui diavoli, che tanti ritengono “scandalosi”. Il Giudeo-Cristianesimo, restato in ombra per secoli, torna ad alzare la testa, almeno in àmbito cattolico, dopo che teologi si sono accorti che certe querele si cheterebbero se si tornasse più vicini al pensiero originale; pubblicamente, durante e dopo il concilio Vaticano II. In verità, oggigiorno il Giudeo-Cristianesimo sonnecchia un po’, per cui c’è chi, al riguardo, chiede un altro concilio; non i superstiti cattolici integristi, che avrebbero gradito che il Vaticano II non ci fosse mai stato. Per loro il diavolo è senz’altro uno spirituale angelo ribelle e non la tentazione e il simbolo del male, e nell’inferno corpo e anima sono tormentati eternamente più delle bestie al macello che, se non altro, non bruciano vive e per sempre. Peggio, certi filosofi postmoderni credono che la dottrina della Chiesa sia, tutto sommato, quella degli integristi e vi compongono sopra interi saggi di disapprovazione, dando suggerimenti che, come aveva scritto il giornalista Rosso Malpelo, vorrebbero essere aria fresca balsamica e sono la scoperta dell’acqua calda.

Questo saggio vorrebbe, umilmente, divulgare, un po’, quell’acqua calda, che non tutti conoscono ancora.

Il lettore è avvertito fin da adesso: il testo è scritto da un cristiano postconciliare, nell’intento d’essere oggettivo; ciò che, naturalmente, è sempre e per tutti impossibile.

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