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Note critiche a
Sognagione (2010)
di Guglielmo Peralta
Nicola Romano - 13.01.2011 13.36.12
Attraverso questi versi di
«Sognagione» dell’amico Guglielmo Peralta, ci sembra di essere immersi e di
vivere a pieno una "quinta stagione" in cui la Parola – ed essa soltanto
–
cerca di assicurare i presupposti per una intima sopravvivenza dentro un
mondo che non concede spazi ad ogni tipo di libertà e quindi ad ogni tipo di
sogno. Qui ogni singola parola è pensata, forgiata, scalpellata, e
centellinata come deve ben convenire a chi vuole trasmettere la vera essenza
di un discorso o la bellezza di una rivelazione, una parola maestosa e
leggera allo stesso tempo che sembra voler supportare ogni vicenda umana che
va sempre più precipitando. Parola come genesi, parola come manifestazione
del primordio. Ma strada facendo ci si accorge che la sognagione è in
definitiva l’unica stagione nella quale l’uomo dovrebbe vivere, con la
consapevolezza degli eccessi verbali che tappezzano i nostri giorni, e con
la dolce prorompenza di un fondamentale concetto che influenzi positivamente
il vasto panorama delle coscienze.
Maria Grazia Cabras - 21/12/2010 17.56.54
Guglielmo Peralta ci
propone, forse, una immagine “antroposofica” della Poesia intesa come
percorso spirituale volto al ritrovamento/straniamento di luce/oscurità
colte/coltivate dall’anima poetante nella loro primigenia imprescindibilità:
la visione terrestre/celeste diviene manifestazione del bello del buono,
dunque del vero: epifanìa di un canto divino.
Una lettura coinvolgente luminosa. Grazie del dono.
(a Maria Grazia Cabras)
Grazie per questo approfondimento, per questa ‘discesa’ verso l’alto. Se la
Poesia, come io credo, è il destino dell’uomo, cioè il suo ritorno allo
spirito puro; se essa è il “percorso spirituale”, il processo d’iniziazione
che conduce, attraverso la percezione ed esperienza interiore o esterienza
(come io la chiamo), alla cognizione dell’in-visibile, che per me è sia la
soaltà nell’uomo, cioè il sogno della realtà colto dallo s-guardo e tradotto
nella realtà del sogno; sia la soaltà dell’uomo e della natura che in
Principio furono il sogno di Dio, di un Dio che resta nascosto e invisibile
alle sue creature soali…allora la mia visione è vicina all’antroposofia.
Tuttavia, al di là di ogni valutazione, ciò che è importante è che la poesia
ci nutra e ci orienti e dia impulso e nuovo senso alle nostre azioni.
(G.P.)
Eugenio Nastasi - 21/12/2010 12.38.58
Guglielmo Peralta
proponendoci un testo già apprezzato e premiato a Firenze, ci fa dono di
un’estetica solo apparentemente appartata giacchè rientra, pur mescidando
elementi lessicali e tematici da "massimi sistemi",in un più comprensivo
quadro di esperienze di cui fanno parte conoscenza morale, storica,
culturale e tecnica adoperate nel senso di una globale traduzione delle sue
convinzioni in dati di poesia.
La poetica di Peralta ha nella "visionarietà" dell’artista un processo
creativo dentro al quale i coefficienti sostanziali sono in continua
trasmigrazione, espressi con sorprendenti neologismi in grado di
concatenarsi in liriche determinanti e interdipendenti. Accade pertanto che
quasi al centro della raccolta, poesie come "La visita", "La luce buona del
giorno" o "Nel divino splendore" la teorizzazione filosofico-teologale,
diviene una proiezione continua dal passato al presente con una sintassi
lucida, convinta e appassionata: "E l’uomo / che vinto si spiega
all’ascolto / libera le neurostelle / per il convivio d’amore", ovvero "Allora
nel tempio irrompe / l’universo / e sulla diafana scena inizia / la cielificazione". Questa poesia risulta, a me pare, dalla somma di due
dilatazioni semantiche, la prima, carica di rigore e precisazioni (tutto il
mondo di studio, riflessioni e scoperte del poeta)e l’altra con la sua
suggestione, il suo mistero, i suoi contrasti, scaricando sul dettato
poematico una grande forza simbolica, forza che attraversa tutto il libro
fino alla splendida prosa finale, con il movimento incessante e a tratti
mistico della vita interiore e la musica che sottolinea lo scorrere della
vita nel suo procedere verso aspirazioni superne.
Poesia che vola alta, senz’altro, ma in grado di sedurci nel qui e ora come
un’elegia e non per questo meno nuova e accattivante. (a Eugenio
Nastasi) Grazie ad Eugenio
Nastasi per avere sottolineato, non tanto l’uso dei neologismi, quanto la
loro capacità espressiva e generativa di "liriche determinanti e
interdipendenti", nonché la loro forza simbolica, trasversale in tutta
l’opera, cui si lega quella dilatazione del linguaggio e dei significati,
necessaria a un "dettato poematico" dove "i coefficienti sostanziali sono in
continua trasmigrazione" e partecipano del "movimento incessante e a tratti
mistico della vita interiore" scandito dalla musica che mette ali alla
Poesia. (G.P.)
Mariella Bettarini - 20/12/2010
20.17.15
Grazie per questo "dono" di parole, immagini, "piantagione" e
"stagione" di sogni, tanto spirituali quanto terreni, di luce e d’ombra,
mediante una poesia assai scandita e sonoramente "musicale", senza però eccessi
(così facili in poesia).
Non ho ancora letto del tutto approfonditamente (come sono usa fare, nella
mia/nostra quasi cinquantennale abitudine alla lettura-su-carta), e tuttavia già
mi sono resa conto che si tratta di un testo poeticamente "visionario", come dev’essere.
Grazie, caro amico, dunque del così natalizio dono, mentre molto mi ha coinvolto
anche la nota introduttiva dell’amica Franca (Alaimo), del tutto illuminante.
Un grato augurio e saluto
Mazzarello - 19/12/2010 22.16.01
Poesie ricche d’immaginazione, potrebbero scriverle molti, la
sinestesia è prerogativa di pochi. Alla fine siamo nello sperimentalismo, e sono
ancora meno quelli che lo praticano. L’impressione è che si tratti di poesia
positiva, come a dire: non siamo poi lontani dalla comprensione dei fenomeni, si
tratta di affinare le percezioni e ordinare la materia. Secondo me
Larecherche.it è ’ricercata’ da neopositivisti talvolta sotto mentite spoglie,
ovviamente mi ci metto anch’io. Vorrei destare la stessa simpatia che destano
questi versi, che lasciano un senso di fiducia. Ci sono simpatici quelli nei
quali abbiamo fiducia.
Giorgina Busca Gernetti -
19/12/2010 15.46.17
In
questa mia prima lettura mi sono abbandonata al fascino della musicalità, delle
immagini, dei "sogni".
Come per la "Divina Commedia" almeno quattro sono le letture.
Questa, allora, è solo l’orma del mio passo leggero nella "Sognagione". Scriverò
presto qualcosa di più degno.
(a Giorgia Busca Gernetti) Gentilissima Giorgia, mi pare che, avendo accostato la
mia Sognagione alla Divina Opera di Dante, almeno per quanto riguarda i quattro
modi di lettura, abbia già detto qualcosa di molto "degno". Scherzi a parte,
attendo le sue mille pagine di critica, o su di lì!... Ho esagerato un po’. So
che una parola, una sola parola può schiudere un universo! Un caro saluto.
(G.P.)
Anna
Maria Bonfiglio - 19/12/2010 14.50.50
Caro Guglielmo, dirti che le poesie di Sognagione sono "belle" è
banale e riduttivo. Il tuo cammino è stato fruttuoso, da una concettualità
filosofica sei approdato ad una poesia che, pur mantenendo il nucleo primigenio,
ha sviluppato una cifra musicale sostanziata da un "messaggio" umanistico e
spirituale. La tua poesia ha un suo proprio codice, riconoscibile e tuo, e
questo, a mio avviso, è il vero risultato che conti per chi è poeta. I miei più
affettuosi complimenti e auguri.
(ad A. M. Bonfiglio) Per chi è sempre in cammino e ha come guida
la stella cometa della Poesia (che per me risponde al nome di soaltà), la
coerenza, come tu lasci intendere, è fondamentale e sta nel non perdere di vista
il punto di partenza, nell’ancorare le tappe del viaggio al "nucleo primigenio".
E ciò perché la meta è il Principio irraggiungibile! Paradossalmente, Achille
non raggiunge la tartaruga, e la freccia in volo verso il bersaglio, in realtà,
resta ferma. Così è il cammino del poeta. Egli resta immobile, sempre volto alla
Prima Luce che lo ha folgorato, anche se i suoi passi sono ben visibili e
lasciano orme riconoscibili fuori dalla terra dello spirito, da cui germinano le
costellazioni. Così, bontà tua, pare che sia il mio cammino. E in questa tua
"bontà" io mi riconosco! (G.P.)
Maria
Musik - 18/12/2010 23.54.33
Un
libro difficile, impegnativo.
Dovrei ri-leggerlo o, forse, per dirla con l’Autore puntare lo s-guardo ad est,
per lasciare che mi abiti: la Parola ha bisogno di un corpo che la ospiti. E’ un
invito che, in tutta sincerità, non so se mi sentirò di accettare. Questo libro
va ben oltre la richiesta al lettore di un plauso, le poesie non sono scritte
perchè le si dica "belle", destinate ad un piacere estetico ma invitano ad una
conversione est-etica.
Ci vuole un intero cammino prima di poter affermare: "Sì, voglio mangiare il
frutto di quest’albero". Al momento non sono pronta a cingere i fianchi e a
tenere pronto il vincastro. Non so dove si possa trovare l’olio da mettere nella
lampada.
Insomma, da un lato mi attrae dall’altro mi respinge.
(a Maria Musik) ...Non ci dovrebbe essere alcuna perplessità a coltivare il
frutto della Bellezza e nutrirsene. (Qualche perplessità l’ebbe, a giusta
ragione, Adamo, perché c’era un alto divieto da infrangere). Certamente, una
cosa è lasciare dimorare la Bellezza dentro sé stessi, un’altra cosa è darle una
dimora stabile nel mondo. Tuttavia, se ognuno è pastore di sè stesso, tutti
allora siamo pastori della Bellezza...senza dover "cingere i fianchi" e pascere
le idee altrui! Grazie per la tua nota che sollecita altre riflessioni.
(G.P.)
Liliana Ugolini - 18/12/2010
18.21.43
Leggendo il suo libro subito ho notato la musicalità del Cantico ebraico in una
raffinata dizione che trasporta.
La sua filosofia è affascinante tanto da sfiorare l’utopia del sogno che in
effetti esiste ed è reale. Le immagini che lei crea sono pittoricamente
visibili.
E’ riuscito a trasmettere nel libro la sua immaginata "Sognagione" meta
auspicata di religiosità e oltre. E’ nel cammino del Cantico dei Cantici che
l’amore si snoda nel testo dandoci una dimensione dell’oltre e della Bellezza.
Grazie infinite per questa lettura che nel pandemonio attuale è stata acqua
ristoratrice.
(a Liliana Ugolini) Grazie Liliana per il tuo prezioso
contributo. Hai accostato all’elemento religioso e mistico, presente e tangibile
nel testo, la musicalità del Cantico ebraico, meno "udibile" e più recondita. E’
questo un nuovo aspetto che si aggiunge ai tanti motivi che sono stati colti
nella mia visione poetica espressa anche in "Soaltà". (G.P.)
Loredana
Savelli - 18/12/2010 12.07.38
Queste poesie sembrano “insegnare” una percezione: operazione
difficilissima, ma resa possibile attraverso il linguaggio della poesia, in cui
i termini sensibili, evidenziati con una grafica diversa, “dimostrano” la teoria
retrostante, che è anche un’aspirazione etico-estetica, dunque un modo di essere
e di sentire.
Il risultato è affascinante: ho avuto davvero la sensazione di trovarmi davanti
ad una rivelazione! Non uno spettacolo qualunque o una scena ordinaria ma “lo”
spettacolo della vita nello scenario della realtà ultraterrena. Ho provato a
guardare ai simboli dell’albero, del pane, del vino, delle stelle, del giardino,
(simboli già di per sé molto carichi) con un’ulteriore e nuova sfumatura
percettiva e cognitiva.
Leggere queste poesie è senz’altro anche un’avventura della mente, oltre che
un’esperienza di pulizia percettiva. Sembra che sgorghino da un animo pacificato
ma non ingenuo, un animo che ha effettuato numerose sottrazioni riguardo parti
in-essenziali della realtà. Con lo sguardo ripulito, la stessa realtà risulta
essere meno complessa e cupa di quanto possa sembrare ad occhi offuscati. Essa
si evidenzia in modo disarmante agli occhi che sanno riceverne la luce e godere
dei suoi frutti.
La visione “soale” del poeta, del poeta-viandante (e, credo di intuire, del
poeta tout-court, secondo la filosofia di Guglielmo Peralta), è senz’altro
aperta alla speranza. In “Dentro, fuori” egli dice:
“Ma sempreverde è la notte
dal candido calice,
dove sbocciano le stelle
per incanto,
dove fiorisce l’albero
dal fertile respiro del vero”.
Particolarmente rivelatrice è la poesia “Messia”: come dice Franca Alaimo nella
prefazione, la figura del poeta per molti aspetti si può sovrapporre a quella
del Cristo, senza timore di eresia, perché il poeta comunque appartiene al
mondo, a quella parte di mondo meno visibile, o, se si vuole, più visibile sul
piano spirituale. Di conseguenza il sogno è molto più concreto di quanto non si
possa pensare: è un progetto di vita, una missione.
Quanto ho colto è stato molto meglio illustrato dall’autore nella sua
post-fazione.
Mi complimento con Guglielmo e lo ringrazio per il suo contributo. Molto
appropriato ai tempi!
(a Loredana Savelli) Puntuale e gradito mi giunge il tuo commento. "Insegnare
una percezione", pervenire a "un’esperienza di pulizia percettiva". Hai colto e
tradotto molto bene il mio concetto di "imparare a sognare", perché il sogno è
la vista migliore. Ogni opera -come già ho scritto- è una visita ricevuta, un
evento annunciato dall’angelo della Poesia e che per me equivale a una
vocazione, a una chiamata. Ed è una "rivelazione", qualcosa che anche a te si è
annunciato: una luce che apre gli occhi e c’invita, ci dispone a "godere dei
suoi frutti"... (G.P.)
° ° °
Desidero
ringraziare anticipatamente ed esprimere la mia gratitudine a quanti lasceranno
qui traccia della loro cortese visita a questa mia «piantagione» di poesie e
disegni. Ogni opera è una visita ricevuta, e attende, a sua volta, di essere
visitata. Perciò questo mio «liber» “si offre” in dono e “chiede” di essere
ricambiato, libera-mente, col dono di un commento, indipendentemente
dall’accoglienza che gli sarà riservata. Grazie anche a chi ne prenderà soltanto
visione. Anche in questo caso, la visita sarà comunque gradita, perché l’opera
non passerà certamente inosservata! Un ringraziamento particolare rivolgo a
Roberto Maggiani e a Giuliano Brenna per l’impegno e la professionalità con cui
curano gli E-book. Va loro riconosciuto lo spirito proustiano con cui animano
questo sito, che per gli innamorati della poesia (siano essi poeti o semplici
lettori) equivale a una vera e propria ricerca su campo. Infine, un caro saluto
e ancora un grazie a Franca Alaimo per la sua preziosa e illuminante prefazione:
una ben tornita chiave di lettura che consente di accedere al testo in maniera
più agevole. (G.P.)
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