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Nota critica a
Alle fonti del Lete

Sandro Gros-Pietro

Sono passati più che vent'anni dal primo libro di versi di Anna Gertrude Pessina, Non pavento passaggi, uscito nel 1984. Di questi, ben dodici anni ci separano dal suo quarto ed ultimo libro di poesie, precedente a questo, Flashback, uscito nel 1993. Un arco di tempo sufficiente a maturare un'evoluzione poetica di contenuti e di forme. che si è andata impo­nendo come proposta forte di cambiamento. nel segno di una ricerca di modernità e di immediatezza del dire. Da una dizione orientata alla confidenza cordiale e dolce, resa attraverso forme delicate fino al punto d'apparire fragile e timorata partecipazione di solidarietà alle pene che angustiano il mondo, semmai edulcorata con un messaggio di gioia e di speranza, la poetessa è passata. nei tempi attuali, non proprio al grido dal baratro della depressione rappresentato da Edvard Munch. ma certo alla denunzia disincantata e colma d'amarezza per la gratuità del dolore che ossessiona la vita ovvero al ricatto esercitato su di noi dalla fugacità del tempo che ci obbliga all'improvvisazione, ai disorientamenti e ai successivi rimpianti ovvero allo smascheramento degli inganni. delle illusioni, delle illecebre che coltiviamo con irresponsabile leggerezza in noi stessi e che si trasformano in veleni a lento ciclo d'azione e quasi a nostra insaputa complottano alla nostra sconfitta o resa finale. in un crescendo di drammaticità eroica e di resa alla superiorità delle forze avverse ed aggregate in maligna combutta contro la felicità umana. con una splendida e riconoscibile eco leopardiana degli amarissimi casi ordine immenso. Poesia di alto ingegno e congegno. dunque. che è divenuta sempre più consapevole. fondata e profonda nel costrutto filosofico. ma che si è resa sempre più palmare. immediata. comunicativa e diretta negli esiti formali. capaci di sfiorare o di ricorrere alla soluzione visiva, al simbolismo espressivo, all'elencazione tabulatoria ovvero di sconfinare nel sentenzioso o nel narrativo: anche ricettario aforistico di saggezza distillata, talvolta esposta crudemente, con intento denunciatario o di provocazione. Se l'oblio è ricercato come lucido espediente di retorica ottativa e come panacea estetica al dolore da smemorare nelle fonti paradisiache del Lete, di dantesca derivazione, la realtà concreta, invece, sta solo nella parola del poeta, in quell'oraziano hoc erat in vois – cui allude direttamente la Pessina: l'unica speranza è la voce senza speranza della poesia. che registra la sola verità profonda del mondo.

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