Servizi
Contatti

Eventi


Prefazione a
Flashback

Adriano Pennacini

Densità dello stile, intensità della lingua: ecco le caratteristiche presenti ovunque in questo libro di versi. Impressionismo è un buon titolo – anzi sottotitolo dell'intero libro e intitolazione della prima sezione – perché bene si conviene alla maggior parte dei componimenti che vi sono raccolti; buon titolo perché mostra che l'autrice possiede una sicura consapevolezza critica della propria opera, delle proprie attitudini espressive e delle peculiarità del proprio approccio poetico e letterario alla realtà soggettiva ed oggettiva.

La cultura letteraria e la poesia italiane costituiscono – e si avverte bene e con piacere – il fondamento profondo e solido di quest'opera; si riconoscono le radici dello stile, pur articolato in modi diversi e varii, nella lirica italiana del nostro secolo, da d'Annunzio a Montale, passando per Ungaretti e Quasimodo.

Infatti ad una prima parte di preziosi e delicati frammenti, nei quali appunto si riconosce la matrice colta di taluni nostri grandi poeti moderni, seguono componimenti nei quali il discorso trova una sua più rotonda ricomposizione e il messaggio poetico si dispone in movimenti ampi e compiuti, per inoltrarsi fino a prove di stile tecnologico e filosofico, in occasione di sortite dal tempo assoluto dell'interiorità e di aperture al tempo presente della cronaca e dell'oggi (per esempio là dove la realtà quotidiana, tuttavia legata a fatti naturali, del terremoto del 1980 irrompe nella fabulazione poetica producendo immagini commosse di dolore e di pathos).

L'origine classica di questi versi è provata dalla presenza ovunque del procedimento, anch'esso appunto classico e tipico della poesia lirica non solo moderna, ma anche antica (Catulllo è citato in maniera un po' curiosa nel componimento intitolato Nugae: "ero la tua nugae") del passaggio dal particolare (il momento del soggetto e dell'interiorità) all'universale, saltando il generale.

Del resto nella prassi del discorso il generale è lo spazio concettuale dell'oratoria e nella teoria quella retorica; l'universale è sì lo spazio della filosofia, ma anche della poesia lirica, dove nelle forme metastoriche del mito e dell'esempio o modello (appunto il "passato assoluto") svolge, sovente per via di similitudine, la funzione di connotare ed avvalorare nella sua autenticità il presente e il vissuto individuale.

Secondo la tradizione italiana-europea e classica la poesia lirica si traduce e si realizza volentieri in schemi di dialogo del poeta con l'altro o con se stesso: così anche l'autrice ordina di preferenza le proprie esperienze di sentimento in situazioni dialogiche; in particolare alcuni tra i temi dominanti di questi versi: l'amore, l'ansia della solitudine, l'immagine della vecchiaia e della morte.

Ancora secondo la tradizione, forse questa sì squisitamente italiana (direi petrarchesca) della poesia lirica, sentimenti, stati d'animo, emozioni acquistano una dimensione drammatica o anche tragica, investendo e chiamando a partecipare le cose, la natura, il mondo, il genere umano; è questo un modo italiano di realizzare quella sorta di "volo" dall'esperienza personale all'universale che trasferisce in una dimensione di valori alti o "sublimi" i singoli momenti, umili e contingenti, di un racconto delle vicende dell'anima o di un diario del cuore.

autore
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza