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Prefazione a
Intrecci
di Laura Pierdicchi

Angelo Lippo

Gli intrecci poetici di Laura Pierdicchi

Nel diluvio di parole mediatiche che ci piovono ogni giorno addosso, inutili e spesso dannose, potersi abbandonare al fluire essenziale dei versi di Laura Pierdicchi, ridona il senso e il significato più profondo di quella serenità da tempo smarrita, invitandoci poi alla riflessione e alla ponderatezza. Autrice di libri già noti a gran parte della critica più rigorosa, la Pierdicchi ripropone attraverso un’analisi asciutta e nel contempo ariosa, l’ansia del quotidiano che tenta di negarci perfino gli spazi della libertà d’espressione. Il verso, così,  si appalesa nella sua immediatezza fruibile, muovendosi sulle tracce di una memoria che non si estingue nonostante il perdurare incalzante degli eventi.

“In ricordo”, prima parte del volume e fulcro vitale della poetica della Pierdicchi, si snoda in una sorta di “dialogo” fra un “io” e un “tu”, che si cercano e non si trovano e allora scrive : «…In questi giorni ti pensavo. Il tuo viso | all’improvviso mi appariva – | troppo tardi | ora le parole che non ti ho detto | sono bloccate in gola – | le dovrò urlare per superare | il confine che ci separa». La memoria del tempo trascorso accelera i battiti del cuore e sveglia sopite emozioni e: «posso così fingere di scordare | accarezzare una speranza | provare di nuovo un palpito di gioia». L’angoscia preme sull’acceleratore e la solitudine apre scenari insoliti per cui diventa quasi impossibile ritrovare e ritrovarsi perfino senza più parole. Tutto viene scandito nella misura della necessità, del riprendere tra le mani la propria vita e ricordando il «dignitoso passo | fiero e gentile», la poetessa si sorprende «incredula | nella speranza inutile | di vederti entrare». Questo smembramento del tempo vissuto crea tensioni di continua pulsazione e tutto viene declinato nel passaggio delle cose amate, richiamate alla mente e agli occhi attraverso il ricordo intenso. L’ansia dell’attesa brucia perfino la dolcezza e la speranza smemora abbacinata e sente subito che « …mi prende allora un vuoto | una nostalgia – | avevo pregato il tempo | di darmi la gioia di vederti…| si è fermato prima».

Se “In ricordo” finisce per essere il nucleo forte della complessa personalità della Pierdicchi, altro il tono e il timbro che aleggia nella seconda parte della raccolta, il cui titolo, “Briciole”, si nutre di improvvise accensioni e scansioni linguistiche. La brevità dell’assunto poetico apre nuovi palcoscenici da dove entrano ed escono profumi, odori, effervescenze che raccontano la sopravvivenza del tempo. Il verso si snoda, si allunga e si accorcia, nelle movenze di una musicalità che diventa magia della vita, scoperta della realtà di tutti i giorni. Ed è a questo punto che la ricerca della parola poetica, della sua bellezza interiore, si fa racconto totale di una vita, della vita della poetessa: «Ogni sera leggo poesia | è la mia Bibbia | quelli che la servono | sono speciali | non importa il  tono | il verso o la rima | sono i viatici dell’anima». Un messaggio impareggiabile che non può essere sottaciuto o messo alla sordina: rappresenta davvero un “viatico d’anima” nell’aridità dei nostri giorni, che la Pierdicchi ci consegna a piene mani e nella sua più splendida autenticità.
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