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2006
Strade diverse (dalle riflessioni di un viandante)

in: Notiziario della Parrocchia di Fontaniva (Padova)

Tutte le strade portano a Roma, recita un detto nostrano. Capita anche di ritornare su una strada già percorsa; ed è sempre una cosa nuova. Nel mese di. luglio andrò in India, a Nuova Delhi e dintorni, per un campo di lavoro organizzato dalla Fondazione P. Alessi, Fratelli Dimenticati. Ero stato nel 1990 in varie città dell'India con un "Viaggio del Sorriso", incontrando anche Madre Teresa di Calcutta. Troverò ora un'India diversa, lanciata verso una leadership mondiale ad alta tecnologia, ma mi soffermerò soprattutto sui vecchi problemi, per i quali ha speso la sua vita la Beata Teresa, originaria dall'Albania. Ricordo i lussuosi palazzi dei ricchi (i maharajàh?) con ai loro bordi gli "ultimi" fra gli uomini. Adesso, dicono, il divario fra ricchi e poveri è ancora più grande.

Sono strade diverse che portano lontano, eppure i problemi si ripresentano. "I poveri, li avrete sempre in mezzo a voi", in ogni angolo del mondo. Perché c'è bisogno di loro: per i capi(talisti) i poveri sono un problema, ma con una conversione (problema/dono) è grazie ai poveri che anche i ricchi si possono salvare.

Sono stato in vari luoghi e tornerà a viaggiare verso Oriente, (dove gira la Terra) nell'India dal grande patrimonio ascetico e contemplativo, nella culla di molte religioni. So che ci sono dei rischi (ma non come in Congo!) perciò vi chiedo di pregare per me (poi vi racconterò le cose viste perché ne siate compartecipi).

Passerò sul cielo di Gerusalemme, città che è la memoria visiva della storia della salvezza e delle tre grandi religioni monoteistiche. Là c'è il tempio (muro del pianto) , simbolo della fede degli ebrei, là c'è il sepolcro, simbolo della risurrezione per noi cristiani, là c'è la pietra fondante, memoria dell'ascesa al cielo di Maometto. E' chiamata "la Terra Santa" (santificata da Dio e contesa dagli uomini). Sono strade diverse (religioni diverse) per ogni pellegrino in cammino alla ricerca di Dio.

Strade diverse anche per chi non sa che sta cercando Dio, (forse sta cercando se stesso) ed ancora non sa che ogni uomo è un messaggio che Dio manda al mondo. E' un segno visibile di Dio, spinto dal futuro a cercare 'se stesso per approdare in Dio: scintilla di luce divina in cammino verso la luce eterna. Siamo tutti pellegrini in cammino per strade diverse (vie di evangelizzazione) attraverso le quali ognuno cerca "la strada della vita".

E' un mistero avvolto dalla nascita nel tempo e nello spazio, che sarà svelato alla fine del cammino nello spazio ed alla fine del tempo di questa vita terrena, in quel momento che viene chiamato "morte" e che, invece, è la porta di quella vita eterna che sta oltre lo spazio ed il tempo. Sembrano concetti difficili, ma sono in sintesi la vita di ognuno. Anche di chi non ne è ancora convinto.

L'uomo nella sua storia millenaria è stato fin dall'origine girovago, nomade, chiamiamolo viandante (= andante per le vie del mondo). Nonostante gli uomini al giorno d'oggi siano sempre meno inclini al nomadismo, risultano essere sempre più viaggiatori. Dal movimento fisico (pellegrino) c'è stata una evoluzione in forme di traslazione meccaniche e addirittura virtuali (navigatore). Personalmente mi dà un senso di capogiro navigare in internet, perciò preferisco muovermi tutto intero calpestando con i miei piedi e toccando con mano ciò che posso vedere della Creazione (assomiglio a San Tommaso?).

luglio 2006


Sentieri diversi, Diversi sentire (dalle riflessioni di un viandante)

"Una cosa disse l'Eterno, due ne udimmo".

Sintesi per dire che ogni uomo dà un significato soggettivo a ciò che ascolta; significato che spesse volte coincide con ciò che più gli conviene. Magari in buona fede: inevitabile conseguenza dell'umana imperfezione.

L'uomo imperfetto, la sua natura originale e diversa nel sentire dentro il proprio "io" ogni verità, mi ha spesso affascinato nell'esaltazione di quella che viene definita "l'impronta personale", lo stile. E mi ha anche fatto riflettere su quel limite congenito che è insito nell'imperfezione umana.

Sentieri diversi mi hanno consolidato queste riflessioni. Il nostro (fontanivese) vescovo Camillo Ballin nel febbraio 2006 riferiva su un convegno internazionale tenutosi al Cairo sul tema "Dio creò l'uomo a sua immagine", frase che appartiene sia alla Bibbia che al Corano, della quale i cattolici interpretano quel "sua" riferito a Dio, mentre i musulmani riferiscono quel "sua" ad Adamo. Ma ho motivo per intuire che la cultura più profonda sulle diversità dell'umano sentire sia maturata in India: la culla delle umane religioni. O meglio dell'umano filosofare sui limiti e sulla natura degli uomini imperfetti, tanto da cristallizzarsi in una millenaria divisione in caste: dove ognuno accetta le diversità, anche le più dolenti. E' ammirabile come gli hindu accettino e si rassegnino alla sofferenza perché convinti in una successiva reincarnazione in una vita migliore.

Diversi sentire capitano anche alla stessa persona, ad ognuno di noi, e soltanto più tardi ci appaiono "chiari pensieri che non capivo allora". A maggior ragione persone diverse sentono la stessa cosa in modi (mondi) diversi. E' facile intuirlo anche per coloro che non hanno vissuto particolari situazioni, nelle quali è possibile sperimentarlo. Personalmente un esempio pratico l'ho riscontrato a scuola, dove ho notato tanta sensibilità da parte di "bravi tosi", ma anche (troppi?) "alunni del benessere" che hanno difficoltà a capire la miseria in cui vivono i loro coetanei in Congo, nell'India, in generale nel terzo mondo. Me ne sono reso conto impotente. Quale rimedio? Portarli a vivere per un mese in Africa o in India per farli toccare con mano ciò che a parole per loro è incomprensibile? Una conversione dal consumismo, nel quale siamo immersi, alla solidarietà condivisa? Augurare il male (povertà) per capire il bene (solidarietà)? Domanda: è questa la porta che ci introduce alla comprensione della sofferenza e del dolore? Ancora un passo in avanti ed incomincio a capire perché Dio ci metta alla prova con la sofferenza ed il dolore! Se viene compresa, ogni cosa viene meglio accettata, anche ciò che non vorresti (dolore, sofferenza, morte) perché è la porta per capire "oltre". "Perché siete così paurosi, non avete ancora fede?" (Mc 4,40).

Ma questa è la grande lezione che l'India offre all'umanità! Il consumismo e l'edonismo del mondo occidentale sono come fette di salame al posto delle lenti, mentre la millenaria cultura indù ci apre gli occhi (ed il terzo occhio del cuore) all'accettazione del disagio, della sofferenza e del dolore quale strada maestra per rinascere in una vita migliore.

Certo, questa cultura dei diversi sentire, delle caste, della reincarnazione, della accettazione della vita in tutti i suoi aspetti, anche quelli più dolenti, non è la nostra cultura cristiana. Il Dio dell'amore e della gioia vuole l'emancipazione di tutti gli uomini imperfetti, vuole la redenzione per tutti gli eredi, i figli di Dio. I suoi figli. Ma ciò avverrà in un tempo lontano, alla fine dei tempi per dono divino, più che per merito nostro.

L'induismo ci provoca ad una grande riflessione ed offre una spiegazione (caste) sulle diversità dell'uomo imperfetto (e rassegnato), mentre il Cristo fa la rivoluzione ed annuncia la salvezza che farà l'uomo nuovo (perfetto), purché l'uomo scelga di volerlo (aderisca alle sue chiamate).

ottobre 2006


Ashalayam. Un futuro ai ferroviati

Una delle attività che ho conosciuto a Delhí nel luglio scorso è il "Centro Don Bosco Ashalayarn". Sostenuto dalla Fondazione "P .Alessi" di Cittadella, segue 140 ragazzi in una struttura che è idonea per 50, mentre è in fase di ultimazione la nuova sede. Sono ragazzi raccolti alla stazione ferroviaria, per questo lí ho chiamati "ferroviati", perché portati alla deriva dai binari sbagliati della vita (abbandonati dai "genitori" o fuggiti alla violenza in famiglia). Nel binario morto della stazione sopravvivono in gang autogestite raccogliendo lattine vuote e bottiglie di plastica per racimolare poche rupie (moneta locale), che spendono quasi subito in droghe. O meglio in qualsiasi espediente che, sniffato, dia l'illusione di evadere da questa triste realtà. Li ho visti con un sacco di plastica entrare dai finestrini all'arrivo di un treno, poi di corsa saltare fuori, inseguiti dal personale di polizia. Questi ragazzi di strada, o meglio di ferrovia, vengono avvicinati dallo staff dell'Ashalayam e, alcuni, accettano un percorso a toppe che li porta al Centro Don Bosco. Qui rinascono ad una vita nuova. Ricevono una educazione, hanno un alloggio, mangiano regolarmente, vanno a scuola al mattino e vengono seguiti al pomeriggio da apposito personale. Soprattutto sono volonterosi ad imparare, ubbidienti alle regole,disponibili e solidali fra loro e con tutti. Mi hanno offerto regolarmente la sedia, mentre loro mangiano e fanno i compiti seduti per terra. Hanno un grande senso del rispetto e della riconoscenza, si lavano i vestiti (o il vestito) e collaborano nelle pulizie dell'intero ambiente senza mugugnare, anzi gradiscono rendersi utili di persona per migliorare l'ambiente in cui vivono, dopo aver passato anni bui e tribolati come randagi. Mi hanno commosso. Hanno sorprendenti progetti per il loro avvenire, mentre non amano raccontare (o lo fanno in modo distorto) il loro passato.

Delhi...catamente Dal...mio mondo

Non è vero che i giorni sono tutti uguali e che il mondo è dominato dalla noia. Quando ho iniziato, nel 1973, ad insegnare alle Medie di Fontaniva c'erano pochi alunni extracomunitari (forse non ce n'erano proprio!) e le classi arrivavano alla ... E, F, G. Eravamo anche quattro Insegnanti di Educazione fisica, mentre ora, che mi sto avvicinando alla pensione, ci sono solo io coni corsi A, B, C. E se non ci fossero gli alunni extracomunitari ... Che calo demografico alle Medie!

Ma nel mondo non è dappertutto così. Nel 1990 ero stato a Delhi, che aveva 5 milioni di abitanti, adesso ne ho trovati 14 milioni: che esplosione demografica!

Mi diceva un infermiere di Delhi: "ho uno stipendio mensile di 4000 rupie (= 70 euro circa), se facessi lo stesso lavoro nei Paesi Arabi guadagnerei 20.000 rupie, ed in Inghilterra 60.000 rupie con più tutela e migliori attrezzature". Per questo molti pagano (salatamente) dei mediatori (trafficanti con le cosiddette corrette del mare) per imbarcarsi clandestinamente, raggiungere le coste italiane ed entrare in Europa. Rischiando la vita. Ma passare da 4.000 a 60.000 rupie al mese lavorando in condizioni migliori è un sogno che molti tentano di realizzare.

ottobre 2006


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