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Nota di presentazione al racconto
Kimbuyotu danzava

"Kimbuyotu danzava" è un racconto allegorico sul cosiddetto "debito" del terzo mondo. Si può vedere questo "debito" da almeno tre punti di vista:

1) Dalle TV del mondo occidentale (dalla nostra sponda) si sbandiera che il terzo mondo ha un enorme debito verso di noi. Non tutti ritengono che questa sia la verità, ma chi beve la propaganda dei mass-media ci crede. Il Papa di certo sa che questo "debito" è mera strumentalizzazione, ma cercando di convertire la "peccatella smarrita" la ammonisce a "cancellare il debito al terzo mondo, così come il Padre rimette i nostri debiti".

2) La storia ci fa buona memoria e, lasciandosi interpretare, sembra dirci che il "debito" esiste, ma sta da tute altra parte rispetto a quello che propaga la nostra TV. L'uomo bianco, infatti, ha "colonizzato" l'Africa centrale portando in madrepatria grandi ricchezze (a gratis) e facendo schiavi i negri più forti (portati in Brasile e negli Stati Uniti). Questo comportamento è stato (ed è) poco edificante di fronte alla storia, pertanto (l'uomo bianco) ha favorito che al governo degli stati africani ci siano capi neri (condizionati ! o corrotti?) per attuare un neo-colonialismo molto peggiore del precedente (tanto la responsabilità adesso è dei governanti neri!).

3) C'è anche la versione sostenuta (dall'altra sponda) dagli africani non corrotti, cioè i discendenti di Kimbuyotu.

Ma qui andiamo oltre a questo racconto allegorico, nel quale Kimbuyotu si limita a danzare. Anzi ... danzava.

 
 

Kimbuyotu danzava
Un debito: di chi?

Durante tutta la notte Kimbuyotu danzava. Danzava sotto la luna piena ed un cielo colmo di stelle. Danzava insieme a tutti gli abitanti del villaggio girando a cerchio attorno all'albero sacro della vita. Danzava per ringraziare la grande madre terra.

Dalla fitta foresta arrivavano anche le gazzelle per vedere la luna piena e lanciarsi con grandi salti verso la sua luce argentea. Uomini ed animali, adulti e giovani, danzavano insieme in completa armonia in attesa del sorgere del sole e fiduciosi nella vita che sempre si rinnova.

Non appena il cielo si faceva rosso infuocato, alle prime luci dell'aurora tutti i viventi cessavano i riti per cercare la pace ed il riposo in luoghi ombrosi e verdeggianti.

Questi ritmi arcani si ripeterono per millenni, finché l'arrivo dell'uomo bianco nel territorio del Congo li sconvolse.1 discendenti di Kimbuyotu a milioni furono presi, legati e imbarcati con la violenza verso terre lontane e sconosciute .... Brasile .... Stati Uniti d'America e per il Congo fu l'inizio di molti suoi problemi. La sacra terra del Congo fu violata per cercare pietre preziose, che tanto fruttavano all'uomo bianco, i minerali indispensabili allo sviluppo della sua industria. Nella terra del Congo iniziarono "traffici" e "commerci" e tante altre attività prima sconosciute al popolo nativo. Furono costruite opere imponenti, molto più grandi delle capanne di paglia, si consumarono "affari" ed imbrogli con quei neri che l'uomo bianco era riuscito a corrompere e che designava "rappresentanti democratici del popolo indigeno".

L'arrivo dell'uomo bianco stravolse repentinamente gli usi ed i costumi, e soprattutto gli equilibri millenari del territorio, ma – peggio ancora – impose nuove regole definite "leggi".

Le condizioni di vita del popolo nero peggiorarono (e stanno peggiorando) di generazione in generazione perché sempre più inquinate da nuovi vizi e private delle antiche virtù. Ai nostri giorni viene addebitato al terzo mondo quello che l'uomo bianco definisce "il debito del terzo mondo". Ma perché il popolo nero deve appartenere al "terzo mondo"? E di quale debito si deve fare carico ? L'uomo bianco dapprima ha "colonizzato" questo territorio, depredando le risorse della madre terra e portando via gli uomini più forti (resi schiavi), poi ha continuato, con l'imbroglio e la corruzione, a rubarne (più di prima) le ricchezze minerarie, scatenando la recente guerra durata cinque anni con milioni di morti (tutti neri!).

E' questo quello che viene chiamato "debito"?

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