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La vita trasformata nel pensiero di Rino Piotto

"Il Salotto degli Autori"
nr. 26/2009

Ritornano gli imperituri quesiti esistenziali "da dove veniamo?" e "dove andremo?" in Il nulla ed il tutto, l'ultimo racconto di Rino Piotto, giornalista da oltre trenta anni de "Il Gazzettino" di Venezia. Piotto ha già pubblicato alcuni libri traendo spunto dai suoi viaggi nel terzo mondo con dei missionari presentando prevalentemente le sue riflessioni su luoghi, usi e costumi delle realtà con le quali è venuto a contatto.

Il racconto Il nulla ed il tutto tratta invece delle realtà ultime e del significato dell'esperienza terrena dell'uomo. L'Io e l'Universo, o meglio l'Io nell'Universo può esserne la sintesi. Nella sua visione cristiana Rino Piotto parte dal presupposto che l'uomo è una creatura, perciò in primis va considerato il rapporto con il suo Creatore. Un rapporto piuttosto travagliato, dovuto ad una volontà-libertà dell'uomo che spesso ha la presunzione di essere autonoma e poter muoversi con disegni che non sempre sono in linea con quelli del suo Creatore. Ed allora la storia dell'umanità rinnova piccole conflittualità ed anche tragedie apocalittiche.

Rino Piotto indagando il creato trova nelle sue meraviglie l'impronta del suo Creatore. Il "nulla" non esiste e tutto l'universo "respira di una vita di sovrumana armonia e perfezione fatta di una infinità di imperfezioni in continua evoluzione" che tendono alla perfezione. "E' Dio che attraverso il Figlio si realizza in tutte le cose perché Dio sia (alla fine dei tempi) tutto in tutti. E' il Figlio che trasforma (fa nuove) tutte le cose".

L'uomo nella sua esperienza terrena è prigioniero del suo "limite congenito" che lo vede nascere e morire nella dimensione spazio-temporale. "L'Universo è una sinfonia armoniosa di comunicazioni, ma si tratta di suoni che per noi sono ultrasuoni e coincidono con il silenzio". Vi è dunque "un'altra dimensione" dalla quale l'essere deriva ed alla quale è destinato a ritornare. "Ogni essere umano sta nel mondo senza essere del mondo, cioè abita nella comunità degli uomini, ma la sua vera cittadinanza sta nei cieli". L'uomo nella sua vita terrena compie dunque un pellegrinaggio nel quale la creatura si materializza e vive il suo mistero per ritornare "cittadino del cielo". La nascita e la morte sono la porta di entrata e quella di uscita di una vita che si trasforma un'esperienza di libertà e di responsabilità da un "prima" e per un "dopo" che rimangono avvolti nel mistero.

"L'uomo e la dignità della sua persona stanno nel fatto di essere l'immagine visibile del Dio invisibile. Il Verbo che si fa carne. Durante il percorso della nostra vita sulla terra noi siamo come la semente di un grande albero: siamo in sviluppo e cresciamo con dei limiti congeniti. Al traguardo saremo liberi da questi limiti, ma non bisogna chiedere in questo tempo domande che stanno oltre la fine dei tempi. Ora la prova è una prova di fede".

"La felicità deriva dal capire il senso della vita che può essere illuminato dalla speranza. L'uomo è portatore di un desiderio più grande di quanto lui stesso riesce a realizzare. Ciò che è già realizzato non è più speranza, ciò che non è ancora manifesto (ma già esistente) è speranza".

Rino Piotto conclude con quella che, a suo avviso, è la missione dell'uomo: "nei cieli (e sulla terra) si possono cogliere i segni che narrano la gloria del Creatore, mentre l'uomo è chiamato a capire questi segni e cantarne la Lode.

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