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L'impegno a sostenere i missionari salesiani in tutto il mondo
Una scuola per ragazzi di strada di Nuova Delhi

La testimonianza di Rino Piotto invitato dagli educatori del centro "Don Bosco Ashalayan".

in: La Voce dei Berici, 1 ottobre 2006

Carlo Nardetto

Il fontanivese Rino Piotto, assieme a Cristina Carli e Federica Schirato di Bassano del Grappa, sono stati protagonisti quest'estate di una singolare esperienza umana ed ecclesiale. Per tutto il mese di luglio hanno collaborato con gli educatori del centro "Don Bosco Ashalayan" di Nuova Delhi. Qui hanno condiviso le difficili problematiche di tanti ragazzi abbandonati. Hanno sperimentato l'impegno profuso dai padri salesiani del centro, constatando di persona come vengono impiegate le offerte che arrivano dall'Italia.

La proposta di un viaggio in India era venuta dai responsabili della Fondazione "Padre Alessì Fratelli Dimenticati, onlus", un'organizzazione nata a Cittadella circa venticinque anni fa. L'associazione è sorta per iniziativa di un salesiano impegnato nelle missioni dell'India e si occupa prevalentemente di adozioni a distanza. Ma non manca di raccogliere fondi per le necessità di tanti missionari.

A partire da Cittadella la Fondazione "Padre Alessi" si è progressivamente sviluppata in tutto il Veneto, e anche fuori, tanto che rappresenta oggi un sicuro punto di riferimento per quanti vogliono aiutare salesiani in terra di missione: nel 2005 ha distribuito 3.795.000 euro a favore di iniziative rivolte prevalentemente a bambini e ragazzi in difficoltà. A Nuova Delhi Piotto, Culi e Schirato sono arrivati dietro sollecitazione del superiore del centro "Don Bosco Ashalayam", orgoglioso di mostrare come vengono spesi gli aiuti arrivati dall'Italia.

Racconta Rino Piotto: «La Casa della pace (Ashalayam) è una struttura che accoglie circa 140 ragazzi. Lo staff del "Don Bosco" li avvicina prevalentemente alla stazione ferroviaria della città. Per lo più si tratta di preadolescenti abbandonati dai genitori o scappati dalle famiglie a causa delle violenze subite. Vivono di espedienti fra i binari morti della stazione. Le poche rupie che raccolgono vengono per lo più spese in sostanze stupefacenti. Il gruppo di educatori del "Don Bosco Ashalayam" cerca di avvicinarli e, se accettano il percorso formativo proposto, vengono accolti stabilmente. Al "Don Bosco" cambiano completamente vita. Mangiano, dormono, frequentano la scuola e fanno progetti per il loro avvenire. Sono diligenti e volonterosi, rispettano le regole, si lavano i vestiti e collaborano nella pulizia dell'ambiente».

Chiunque comprende che accogliere in India 140 ragazzi abbandonati è ben poca cosa rispetto alle necessità di quel Paese e di quella metropoli. Eccoperché i tre salesiani indiani responsabili del Centro hanno chiesto e ottenuto altri finanziamenti. Con questi hanno costruito un edificio più accogliente e meglio attrezzato. L'economo provinciale, padre Aikarchalil Joseph, con l'invito ai tre italiani ha voluto dare un volto a tanti benefattori. I ragazzi ospitati hànno potuto conoscere chi c'è dietro la grande opportunità educativa offerta.

Aggiunge Rino Piotto: «Il nuovo centro è in fase di ultimazione. Credo proprio che a breve verrà inaugurato ufficialmente. La nostra visita, però, ha avuto il senso di una testimonianza per quanti sostengono la Fondazione. Andando a Nuova Delhi ci siamo resi conto della situazione socio-economica in cui i salesiani operano. La capitale indiana negli ultimi anni è passata da 5 a 14 milioni di abitanti. Nel Paese è in corso un boom economico in vari settori, grazie al quale l'India sta entrando nell'élite mondiale, ma ci sono grandi miserie».

 

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